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Paris Fashion Week: un terzo giorno “eco”

Scritto da il 27 Febbraio 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “I’ll Be Right Here Loving You – Randy Travis”

Appena tre giorni fa ha preso il via l’evento più rilevante tra le settimane della moda globali: la Paris Fashion Week 2020.

È proprio la giornata di oggi, terza della kermesse parigina di quest’anno, che invita i suoi spettatori fisici e metafisici a riflettere attraverso i capi presentati in passerella rispetto alla protezione globale che in questo periodo storico più che in altri l’uomo cerca.

Sembrerebbe quasi assodata la volontà di sfuggire al fenomeno epidemico che da settimane sta mettendo in ginocchio diverse nazioni ma, almeno in questo caso, non è al coronavirus che ci si è riferiti (scenario quasi impossibile dato che le collezioni sono state pensate ed ideate ben prima della scoperta del virus) bensì a piaghe riguardanti non solo l’uomo in modo ravvicinato ma che affondano le proprie radici all’interno del pianeta da lui abitato, ossia il declino ambientale.

Fil rouge delle sfilate di questo giovedì il sentimento di allerta, bisogno di protezione ed, in alcuni casi più che giustificato, allarmismo caratterizzante il delicato periodo che stiamo vivendo.

E se è vero che la moda rappresenta lo specchio edulcorante in cui si riflette la spesso e volentieri dura realtà socio-politico-ambientale, gli show di oggi hanno contribuito ulteriormente ad avvalorare questa tesi.

Uno degli appuntamenti più significativi della giornata è stata la passerella presieduta da Kenzo che, con la direzione artistica di Felipe Oliveira Baptista, all’interno di una particolare location, un tunnel di plastica trasparente evocante una tenda “protettiva”, presenta i propri capi, alimentano una certa inquietudine. Evocative, la tuta camouflage con cappuccio sino agli occhi, sul quale si stratifica un berretto con visiera, mascherina trasparente e una pezzuola posteriore modello simil-kepi dei legionari francesi in Africa e le iconiche felpe raffiguranti bestie feroci che però in questo caso recavano un’espressione quantomeno mansueta.

Tema comune, invece, per Mugler e la Maison Martin Margiela disegnata da John Galliano, ovvero la difesa delle donne continuamente vessate da attacchi fisici oltre che morali. Entrambe le case, infatti, presentano in passerella abiti che per alcuni versi svelano il corpo della donna ed altri mirano a difenderlo attraverso accessori o applicazioni fatte di punte acuminate o borchie; come a permetterle di gridare un garbato ma fermo: “sono libera di vestirmi come mi pare senza dovermi preoccupare di qualcuno che possa dire o fare qualcosa di troppo a riguardo”.

Perciò, siamo testimoni, ora più che mai, di una moda dell’autodifesa su più fronti: quello ambientale, causato dall’uomo stesso e che finisce per ritorcerglisi contro, e quello sociale e di genere del quale, purtroppo, finisce per essere vittima, nella stragrande maggioranza dei casi, la donna.


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