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Paint it black

Scritto da il 11 Giugno 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano “Paint it black – Rolling Stones”

L’11 giugno 1966 i Rolling Stones raggiungevano la pozione numero uno nella classifica statunitense con Paint It, Black, il terzo singolo della band a raggiungere questo traguardo nel paese.

Sebbene venga principalmente accreditata al duo compositivo Jagger/ Richards la creazione del brano si deve allo sforzo dell’intera band. Fu Wyman a dare il via alla canzone durante una sessione di registrazione. Racconta in un’intervista

Cominciai ad armeggiare con l’Hammond. Charlie afferrò subito il ritmo e Brian suonò la linea melodica sul sitar. Io suonavo il basso normale nel disco; poi, riascoltandolo, suggerii l’impiego dell’organo a pedali Hammond. Ero steso per terra sotto l’organo e suonavo un secondo riff basso sui pedali con i pugni, pestando a un tempo più veloce del doppio. Stranamente, chissà perché, quella composizione non fu mai accreditata a Nanker Phelge.

Gli altri componenti infatti accompagnarono Wyman, fino a raggiungere il risultato che conosciamo. La carica ritmica e la sezione vagheggiante del sitar rendono il pezzo di una straordinaria vivacità.
Sull’utilizzo del sitar però non mancarono polemiche con accuse di aver copiato George Harrison che nel brano dei Beatles Norwegian Wood (This Bird Has Flown), suona lo stesso strumento.
Comunque Paint it Black è il primo singolo con il sitar a raggiungere la posizione numero uno di una classifica.

Il testo riferimento a stati di depressione. Il soggetto della canzone è l’estrema sofferenza che prova una persona nella perdita improvvisa di una persona cara.
Anche sul titolo non sono mancate le polemiche. Alla sua pubblicazione il titolo appariva con la virgola “Paint it, Black, probabile errore di stampa della Decca Records, che però costò alla band accuse di razzismo. Nelle successive stampe il titolo venne corretto e ogni accusa scongiurata.

A catturare l’ascoltatore il sound psichedelico e mistico che ha contribuito nell’insieme a fare la fortuna della canzone. Mick Jagger disse a riguardo:

That was the time of lots of acid. It has sitars on it. It’s like the beginnings of miserable psychedelia. That’s what the Rolling Stones started – maybe we should have a revival of that.

Alla pubblicazione raggiunse una buona ricezione: oltre alla prima posizione nelle classifiche negli Stati Uniti e Regno Unito. ha raggiunto il top delle classifiche in Canada ed in Olanda e la seconda in Germania, Austria e Norvegia. È poi stata aggiunta nella versione statunitense dell’album Aftermath come traccia d’apertura.

Paint it Black non solo è uno dei brani più conosciuti della band, ma il sound trascinante ha fatto sì che tornasse in classifica più volte (nel 1990 e nel 2007). I Rolling Stones l’hanno anche incluso in alcune raccolte di greatest hits. Durante inoltre gli anni è stato oggetto di svariate cover tra cui U2 e Deep Purple. La sua fortuna continuò anche a livello cinematografico: Paint it Black compare nel film Full Metal Jacket, L’avvocato del diavolo.
Al riconoscimento da parte di altri artisti e del pubblico, si è aggiunto quello della critica: nel 2004 si è posizionata 174esima nella lista delle migliori 500 canzoni redatta dalla rivista Rolling Stone.


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