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Pablo Picasso, quando la pittura racconta la Storia

Scritto da il 8 Aprile 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Pablo Picasso” – Modern Lovers

“A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”

Basta leggere questa famosa citazione per capirne immediatamente l’autore. Che di famoso, però, ha anche il nome completo: Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno Maria de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Picasso. Semplicemente, Pablo Picasso.

Il pittore simbolo del cubismo scomparve l’8 aprile del 1973 a Mougins, dopo una vita passata alla ricerca costante, alla totale sperimentazione. Picasso è stato, infatti, un artista a tutto tondo che non ha circoscritto la sua creatività a un solo ambito. Nonostante ciò, viene ricordato -a ragione- soprattutto per essere il padre di una delle rivoluzionarie correnti artistiche del Novecento, il cubismo.

Cosa significasse per lui il cubismo possiamo dedurlo dalla citazione. Per spiegare cosa significhi il cubismo in sé per sé si rischia di andare troppo sul tecnico: in generale, il cubista scompone e ricompone una figura, rendendola appena percepibile o addirittura impossibile da riconoscere. Questo perché un cubista cerca di rappresentare ogni parte del suo soggetto. Un po’ come i bambini, che per disegnare una casa la fanno bidimensionale.

Picasso fin da piccolo fu avvicinato alla pittura dal padre, e dimostrò da subito un grande talento che lo portò a viaggiare continuamente tra Madrid, Barcellona e Parigi, tutte mete fondamentali per la sua crescita artistica. E nel frattempo il periodo blu, quello rosa, quello africano. Poi la prima guerra mondiale e i primi sconvolgimenti, con una svolta artistica determinata dall’incontro con l’amata Olga. E infine la seconda guerra mondiale, che con tutto il dolore, la sofferenza che ha portato, ha ispirato Picasso per una delle sue opere più belle, Guernica.

L’opera iconica, Guernica.

«Avete fatto voi questo orrore, maestro?», chiese l’ufficiale nazista
«No, l’avete fatto voi», rispose Picasso.

File:Guernica museum sofia queen on july 2018.jpg - Wikimedia Commons

Un’opera gigantesca, tutta in scala di grigi. Un bianco e nero che ricorda l’ammasso di polvere e la tristezza di un pezzo di storia dell’umanità. Era il 26 aprile del 1937, e la cittadina basca di Guernica fu rasa al suolo dagli aerei tedeschi, che erano a sostegno di Francisco Franco e contro il governo repubblicano legittimo di Spagna. E tutto il dolore che questa azione provocò è descritto alla perfezione in questo dipinto.

La disperazione nei volti, il contrasto visivo tra figure umane e animali che, però, sono unite nel fuggire via dal male. Una mamma che stringe il proprio figlio morto. Corpi inermi su cui passa sopra chi corre ai ripari. E una gran confusione, da cui si distinguono solo pochi elementi. Una lampada a petrolio, una lampadina. E, sotto tutto e tutti, una mano che tiene un fiore.

Un dipinto commissionato per l’esposizione universale con cui Picasso ha voluto esprimere tutto il suo ribrezzo per la guerra e tutto ciò che comporta. E, forse sì, anche quello per i nazisti e Franco, l’allora futuro dittatore di destra spagnolo. Un orrore che viene reso ancora più assurdo se visto con lo stile cubista, in grado di spezzettare la realtà e renderne maggiormente visibili anche i dettagli più sottili. Come quella lampadina che esprime la tecnologia imperante su tutto, come quel fiore che indica che non tutto è perduto.

Non a caso quest’opera è la più famosa di Pablo Picasso. Oltre ad essere diventata il manifesto universale contro la guerra, è anche fondamentale per interpretare fino in fondo la nostra storia. Un’immagine che, senza Picasso, sicuramente non avrebbe mai trovato una forma.

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