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Scienza e Tecnologia

Oltre la consapevolezza

today30 Aprile 2018

Background

È da parecchie settimane che parliamo di quanto la nostra consapevolezza il più delle volte non è coinvolta e per la maggior parte del tempo non ci rendiamo conto delle decisioni prese al nostro posto.
Ma allora perché non siamo esseri inconsapevoli? Perché non ci aggiriamo tutti come zombi senza coscienza? Perché l’evoluzione ha sviluppato un cervello conscio? Per rispondere a queste domande, immaginatevi di camminare in una strada della vostra zona, badando ai fatti vostri. D’un tratto la vostra attenzione è catturata da qualcosa: un tale davanti a voi indossa un costume da banana gigante e tiene in mano una ventiquattrore. Osservando la banana umana, notereste come reagiscono le persone che le danno un’occhiata: escono di colpo dalla loro routine automatica e la fissano.
La consapevolezza viene coinvolta quando succede qualcosa di inaspettato, quando dobbiamo decidere che cosa fare nell’immediato. Il cervello cerca di andare avanti il più possibile con il pilota automatico, ma non è sempre possibile in un mondo che ti riserva continuamente delle sorprese.
La consapevolezza non serve solo per reagire alle sorprese, essa gioca anche un ruolo fondamentale nel dirimere i conflitti interni del cervello. Miliardi di neuroni collaborano nei compiti che vanno dalla respirazione all’attraversamento della vostra camera da letto per introdurre cibo nella bocca all’abilita nello sport. Queste mansioni sono espletate dalle enormi reti che operano nel meccanismo cerebrale. Ma che cosa succede se nasce un conflitto? Di chiamo che state per prendervi una coppa di gelato, ma sapere che vi pentirete di averla mangiata. Si tratta di una situazione che richiede una decisione, che tenga conto di ciò che è meglio per il vostro organismo, per voi e per i vostri progetti a lungo termine. La consapevolezza è il sistema che usufruisce di questo insuperabile punto di vista, che nessuno degli altri sottosistemi del cervello possiede. Per questo riveste il ruolo di arbitro tra i miliardi di elementi interconnessi, i sottosistemi e i processi impressi indelebilmente nel sistema. Essa può pianificare e porre dei traguardi a tutto quanto il sistema.
Io mi raffiguro la consapevolezza come l’amministratore delegato di una vasta società tentacolare, con innumerevoli sottodivisioni e dipartimenti i quali collaborano, interagiscono e competono in modalità diverse. Le piccole aziende non hanno bisogno di un amministratore delegato, ma quando un’organizzazione raggiunge una certa dimensione e complessità, le serve un amministratore delegato che sovrintenda ai problemi quotidiani e crei le prospettive a lungo termine della società.
Per quanto un amministratore delegato non sia a conoscenza dei minuti dettagli dell’attività giornaliera, egli avrà sempre in mente prospettive della società nel lungo periodo; un amministratore delegato è la visione più astratta che l’azienda ha di se stessa. Tornando del cervello, diciamo che la consapevolezza dà la possibilità ai miliardi di cellule di vedersi come un tutt’uno: l’unico modo perché un sistema così complesso possa guardarsi allo specchio.
Ma allora cosa succede quando la consapevolezza non interviene e noi siamo costretti ad agire troppo a lungo con il pilota automatico?
Lo scoprì il ventitreenne Ken Parks, quando il 23 marzo del 1987 si addormentò in casa guardando la televisione. In quel periodo viveva insieme alla moglie e alla sua neonata di 5 mesi, e aveva problemi finanziari, coniugali è una dipendenza da gioco d’azzardo. Per questo aveva deciso di parlare con i suoceri dei suoi problemi il giorno seguente. La suocera lo descriveva come un «gigante buono» e lui aveva con i genitori della moglie un buon rapporto. A una certa ore della notte, Ken si alzò, guidò per 23 chilometri fino a casa dei suoceri, strangolò il suocero e pugnalò a morte la suocera. Poi raggiunse in auto la stazione di polizia più vicina e all’agente disse: «credo di aver appena ucciso qualcuno».
Non ricordava quanto era successo e sembrava che in qualche modo la mente conscia fosse assente durante il fattaccio. Che cosa era andato storto nel cervello di Ken? La famosa avvocatessa canadese Marlys Edwardh, che lo difendeva, riunì una squadra di esperti per risolvere il mistero. Ben presto si cominció a sospettare che gli eventi potessero essere collegati al sonno di Ken. Mentre lui era in prigione, la sua legale interpellò l’esperto dei disturbi del sonno Roger Broughton, che registrò i segnali EEG di Ken durante il sonno. Il risultato fu simile a quello di chi soffre di sonnambulismo.
Indagando più a fondo, la squadra scoprì che anche tra alcuni membri della famiglia allargata di Ken serpeggiavano disturbi del sonno. Non avendo un solido movente, né potendo simulare i disturbi del sonno, e con una storia familiare in cui si registravano simili disturbi, Ken venne dichiarato innocente e fu rilasciato.

Di Andrea Valitutti

Written by: Redazione

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