fbpx
play_arrow

keyboard_arrow_right

skip_previous play_arrow skip_next
00:00 00:00
playlist_play chevron_left
volume_up
chevron_left
  • play_arrow

    Young Premi PLAY per ascoltare

  • play_arrow

    Deep

  • play_arrow

    Relax

  • play_arrow

    Passion

YCB

Officina dell’arte: Stendhal, guida per una crisi

today24 Gennaio 2023

Background
share close

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “STORMI” – Iosonouncane

Lo scrittore francese Marie-Henri Beyle, in arte conosciuto come Stendhal, varcava la soglia della Basilica di Santa Croce, a Firenze, quando, di fronte alle immense arcate a sesto acuto e l’alto tetto a capriate, venne trafitto al petto. Non era una lama, né tanto meno un coltello. Qualche tempo dopo, scrisse riguardo quelle sensazioni:

“Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.

Eppure, non si trattava di un caso isolato. Tanti uomini e donne vennero colti da emozioni simili, come attacchi di panico. Si manifestavano di fronte all’inaudita bellezza di opere di artisti come, ad esempio, Caravaggio e Michelangelo; ma anche a teatro, seduti in platea, nel mentre che sul palco si recitavano opere di scrittori del calibro di Gioacchino RossiniSarà, poi, la psichiatra fiorentina Graziella Magherini, a prendere in analisi i pazienti colpiti da queste feroci crisi. Peccato, però, che i suoi studi, rimarranno lasciati a se stessi e nessuno riprenderà sott’occhio la curiosa questione. E, lì dove la logica della scienza non arriva, affondano le radici della filosofia.

Facciata della Basilica di Santa Croce a Firenze

L’artista

Non si può definire la Bellezza, tanto soggettiva quanto lontana dalla razionalità, che non risponde di nessuna logica e, apparentemente, sembra non avere alcun perché. E allora, gli artisti, come possono creare il bello, se non hanno alcun manuale di istruzioni che li guidi? Poi, immagino che qui anche il mitico Salvatore Aranzulla si troverebbe in difficoltà. Immaginate: “Tutorial in 5 step per creare un’opera d’arte”. No, non è credibile…

Infatti, la questione è ben più complessa. Umberto Galimberti, in una delle sue millemila conferenze, ha definito la creazione come un processo complicato, che trascina l’artista nei meandri della propria mente. Lì, nell’angolo più buio, dove si nasconde la Follia. Ma non è detto che se si riesce ad accedere a questa dimensione, si sia poi in grado di ritornare alla realtà. Ecco così che si fa la fine di artisti come Van Gogh, condannati alla pazzia. Karl Theodor Jaspers, grande psicopatologo del ‘900, disse che ogni volta che ammiriamo un’opera d’arte, ci comportiamo come quando ammiriamo una perla. Annebbiati dalla sua bellezza, ci scordiamo che sia la malattia della conchiglia. Allo stesso modo, senza la schizofrenia dell’artista, l’opera d’arte non sarebbe mai stata concepita.

Lo spettatore

“L’arte non rispecchia la vita, ma la persona che assiste all’opera.”
-Oscar Wilde

D’altra parte, lo spettatore non è un osservatore passivo e l’arte non si esaurisce lì dove arriva il suo occhio. Spetta a lui, infatti, lasciarsi libero al travolgimento, alla percussione degli stati emozionali dell’autore dell’opera. Questa è empatia, l’ingrediente fondamentale della ricetta per la crisi perfetta.

«La presenza dell’inquietante che, come tratto tipico della bellezza, si annuncia in ogni opera d’arte. Solo chi non ha occhi per la bellezza non lo avverte.»
-Galimberti

Dunque, di fronte ad un’enorme tela dipinta, frutto del viaggio mistico dell’artista verso la follia, lo spettatore, non può che essere trafitto dalla stessa insanità che l’ha concepita. Insomma, è come se la vista di un monumento, un quadro o una cattedrale, possano attivare in noi una parte della nostra mente, altrimenti sepolta. Thomas Mann definisce la Bellezza come un qualcosa che agisce su di noi e ci svincola da ogni forza. La sindrome di Stendhal, d’altronde, altro non è che un eccesso, tanto difficile da sostenere, che ci sovrasta. Siamo paralizzati, senza fiato.

Ci sentiamo un po’ tutti così

In questo momento storico, in cui ci si muove in funzione del guadagno, la bellezza è come una candela che si spegne soffocata dalla propria cera, fine a se stessa. Abbiamo dimenticato come la si apprezza e, sempre meno, siamo in grado di stupirciNon sappiamo distinguere cosa è vero, cosa è buono, cosa è santo. Eppure, i padroni del gioco non siamo noi. La Bellezza ci trafigge con la sua lama senza chiederlo e cosa possiamo fare noi, se non lasciarla fare? 

Scritto da: Laura Cervelli

Written by: Aurora Vendittelli

Previous post

Cultura

Ok, respira! Il castello di Fumone

Soudtrack da ascoltare durante la lettura: “WolfWalkers Theme" - Bruno Coulais Iniziare una nuova rubrica è sempre difficile, ma non potevo di certo tirarmi indietro quando si parla di fantasmi. O sbaglio? Però la parte veramente difficile è stata decidere di cosa parlare. Quale sarebbe stato il mio inizio in grande stile. -Sì, sto iniziando ad avere una botta di autostima non indifferente.-  Poi la mia memoria inaffidabile si è […]

today23 Gennaio 2023

Post comments (0)

Leave a reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0%