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Officina dell’arte: Olafur Eliasson

today17 Gennaio 2023

Background
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Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “The Sky is Crying” – Gary B. B. Coleman

Vogue, in occasione della sua mostra a Bilbao, lo ha definito “arctivist”.  Eh si, perchè Olafur Eliasson non è solo un artista, ma un osservatore della realtà che, attraverso le proprie opere, intende rendere tangibile quello che è invisibileChi ha visto la serie Abstract, su Netflix, sicuramente lo ricorderà. Un po’ per il personaggio, un tipetto con la barba bianca e occhiali tondi, un po’ per le sue opere che, più che arte, l’autore preferisce definire come “esperienze immersive”. Eliasson fa così, oscilla tra i suoi due studi, da Copenaghen a Berlino e, insieme al suo team formato da un centinaio di artigiani, architetti, storici dell’arte, archivisti, programmatori, amministratori e tecnici scientifici – CREA esperienze che sposano la geometria con la luce

Olafur Eliasson
Olafur Eliasson

Spazi infiniti

“L’arte permette al mondo di autocomprendersi”
-Olafur Eliasson 

Questa non è solo l’etichetta che ho incollato al mio pc, ma anche il riassunto perfetto della filosofia dell’artista di oggi. Cambiare il mondo vuol dire cambiare il modo in cui lo percepiamo e quale strumento migliore per modificare il punto di vista, se non l’arte?

Le sue opere sono totalmente dipendenti dallo spettatore che, attraverso la partecipazione attiva, le rende possibili. L’artista svedese ci invita a riflettere sul nostro modo di relazionarci con l’ambiente e con la realtà attorno a noi. Installazioni ipnotiche che superano i limiti fisici degli spazi convenzionali, come le gallerie e i musei, creando una continuità tra l’esterno e l’interno. Eliasson modifica gli spazi, distorce gli ambienti a seconda delle esigenze artistiche. Per intenderci, prendiamo ad esempio l’opera al Louisiana Museum of Modern Art, Riverbed. Un’installazione che simula un passaggio roccioso con un fiumiciattolo, che gli spettatori sono obbligati a percorrere. Un’invasione della natura che, oltre dalle rocce e dell’acqua, è fatta anche dal movimento dei visitatori che, con fatica, si muovono negli spazi del museo.

Louisiana Museum of Modern Art, Riverbed

Oltre la tela

Un ulteriore ingrediente fondamentale, è proprio l’interesse per la questione climatica, sul quale preme insistentemente. I suoi progetti, ci fanno riflettere sui danni causati dalle attività dell’uomo. L’inquinamento, lo sfruttamento delle risorse e le industrie. E allora ecco che le sue opere si prestano da veicolo per sensibilizzare e ampliare lo sguardo, per renderci conto di ciò che accade intorno a noi. Seppur siano molte le opere con cui Eliasson e il suo team ragionano sul cambiamento climatico, credo ce ne sia una che, più di tutte, si presta ad efficace grido di allarme. Semplice e concisa.

Esprimere l’amore per il nostro mondo. E quindi anche le preoccupazioni per il suo futuro, per ciò che ne mette a rischio l’armonia. Questo per me è arte
Olafur Eliasson

Ice Watch, un’installazione pubblica messa proprio al centro della Piazza del Municipio di Copenaghen, mette gli accenti sulla questione dello scioglimento dei ghiacciai e il conseguente innalzamento dei mari. Sono 12 blocchi di ghiaccio dal fiordo della Groenlandia, messi in cerchio a mo’ di orologio, in mezzo al quale gli spettatori possono camminare. Il messaggio dell’opera è chiaro e arriva come una freccia in petto a chi la osserva.

Ice Watch, Piazza del Municipio di Copenaghen

Guardando le opere di Eliasson, prima si pensa “wow” e poi, “aha”. Si oscilla tra il  “Che meraviglia”, al “Mamma che ansia”. L’arte che diventa esperienza e che tende la mano allo spettatore per farlo accedere in una nuova dimensione, più chiara e libera. La stessa mano, bella e curata, che ti dà uno schiaffo in faccia e urla “Levati i prosciutti dagli occhi!”. 

Scritto da: Laura Cervelli

Written by: Aurora Vendittelli

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