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Nico: il fascino della sacerdotessa delle tenebre

Scritto da il 18 Luglio 2019

Nico entrava nel mondo delle tenebre l’estate di quel 1988 a Ibiza, cadendovi accidentalmente da una bici. Un addio “banale” lo definiscono tanti, silenzioso, in un pomeriggio caldo che portò gli stessi medici a curare quella caduta come fosse un’insolazione, per poi scoprire che si trattava di un’emorragia cerebrale.

Avvolta nel silenzio e nel mistero è stata la sua stessa figura, timida, incredibilmente avversa ai riflettori, introversa e enigmatica, un nuovo tipo di rock star. Billy Name, il fotografo della Factory, la ricorda così:

“Era pura bellezza. (…) Tutte le altre ragazze della Factory indossavano minigonne, lei era sempre vestita con completi da uomo, bianchi o neri. Era davvero diversa. Tutta la gente della Factory parlava di continuo. Lei era molto silenziosa, parlava solo quando qualcun altro le rivolgeva la parola. (…) Tutti noi eravamo stregati da Nico. Era una creatura affascinante, assolutamente non esibizionista o sopra le righe, una che esercitava una specie di controllo magnetico. E non portava mai roba a fiori come gli hippy, indossava sempre quei pantaloni neri, oppure bianchi. Era una vera bellezza nordica.”

La sua icona risplende di luce propria, per questo si è accompagnata ad altre icone massime: è stata assieme a Jim Morrison, Lou Reed, Brian Jones, Iggy Pop, Bob Dylan, Jimi Hendrix. Ma “nessuno amava Nico, e Nico non amava nessuno.” La lady delle tenebre nascondeva un talento competitivo con quello dei suoi partner, tanto che, nel 1969, in pieno periodo dei figli dei fiori, Nico diventava la progenitrice del gothic rock.

Il suo carattere complesso però crea non pochi problemi a relazionarsi con le persone. Un suo amico del periodo parigino, Carlos de Maldonado Bostock, ricorda che lei non odiava la gente, ma voleva sempre stare da sola. A Parigi Nico lavora per Chanel, che la adora per la sua androginia, ma la sua bellezza diventerà presto occasione di vergogna. Paul Morrissey ricorda:

Ad un certo punto, Nico cominciò a provare una specie di rancore per il proprio bell’aspetto. Odiava il fatto che la gente pensasse che fosse bellissima. Pensava che essere bella fosse una specie di disgrazia. Ma in quei giorni fare la modella non era considerata una cosa artistica, sai, artistico era essere come Janis Joplin, urlare sul palco a pieni polmoni prima di morire di droga. Nico era così felice che le dicessero che fosse brutta…

Figura controversa, bella e dannata, tra paradiso e inferno, era la donna eterea che intimoriva con un solo sguardo. Sebbene incarnasse l’immagine di una rockstar nuova per quel periodo, la droga attirò anche lei nel suo vortice. Riuscì a ripulirsi, ma quel pomeriggio la vita spirò da quel bel viso, ormai segnato dagli anni, dall’inadeguatezza costante. Erano gli altri a doversi adattare, mentre lei, schiva, fuggiva verso l’indefinito. Nemmeno le fotografie, meravigliosi scatti dell’essenza del momento, riescono a restituire l’immagine multiforme della sua anima inquieta.

La sua caduta nell’infinito la si immagina percorsa dalle parole del film “la haine”:

“C’est l’histoire d’un homme qui tombe d’un immeuble de cinquante étages. Le mec, au fur et à mesure de sa chute il se répète sans cesse pour se rassurer : jusqu’ici tout va bien, jusqu’ici tout va bien, jusqu’ici tout va bien.

Mais l’important n’est pas la chute, c’est l’atterrissage.”


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