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Monet, la giustapposizione del bello

Scritto da il 14 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “La Cathédrale engloutie” – Debussy

“Non sono un gran pittore, né un gran poeta; so soltanto che faccio quel che penso per esprimere quel che provo”.

Claude Monet è un pittore di fama mondiale, padre dell’Impressionismo e figura chiave per comprendere la trasformazione dell’arte tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Nasce a Parigi il 14 novembre 1840, ma trascorre i primi anni a Le Havre, dove inizia a disegnare caricature e si fa notare da Eugène Boudin -spesso dimenticato dal grande pubblico, fu lui a sfidare la tradizione pittorica spostando il cavalletto dallo studio all’aria aperta- che lo convince a dedicarsi alla pittura di paesaggio.

“Ogni colore che noi vediamo nasce dall’influenza del suo vicino.” Monet fa del colore, della luce e dei paesaggi la sua vita e il suo studio continuo.

Nei primi paesaggi realizzati da Monet vi è un attenzione particolare ai riflessi della luce sull’acqua. Da questa attenzione nasce la prima delle opere dell’Impressionismo. Impression, soleil levant opera del 1872 di Monet e manifesto di questa nuova corrente artistica.

monet

Claude Monet approfondisce le leggi fisiche che stanno alla base della percezione della luce e del colore da parte dell’occhio umano.
Dedica infinite variazioni dello stesso soggetto al solo scopo di catturare un momento preciso e una luce particolare, che sono l’artista poteva vedere nel momento in cui dipingeva.

Ancora oggi, le opere di Monet suscitano grande entusiasmo sia tra i più appassionati, sia tra quelli che di arte se ne intendono poco e niente.

Le Ninfee cambiano sempre punto di vista

Avete mai visto la serie delle Ninfee? Guardandoli, si resta semplicemente impressionati da tanta bellezza. Sono circa 250 quadri e alla realizzazione è preceduta una ricerca durata trent’anni.

monet

Quella di Claude Monet fu infatti una vera e propria ossessione. Diede vita a questi dipinti magnifici a Giverny, la casa dove il pittore dipingerà dal 1883 sino alla sua morte, nel 1926. Una casa-studio con uno stupendo giardino fiorito nel quale si trova uno stagno e dove galleggiano le sue famose ninfee e, sopra di loro, un grazioso ponte giapponese.

Lo scopo di Monet anche in questo caso rimane quello di cogliere l’impressione di un attimo, ma cambia la gestualità. Con la sua pennellata arriva a semplificare i singoli fiori, cogliendone l’essenza, e si libera da ogni altro orpello.

“Ho dipinto tante di queste ninfee, cambiando sempre punto d’osservazione, modificandole a seconda delle stagioni dell’anno e adattandole ai diversi effetti di luce che il mutar delle stagioni crea. E, naturalmente, l’effetto cambia costantemente, non soltanto da una stagione all’altra, ma anche da un minuto all’altro, poiché i fiori acquatici sono ben lungi da essere l’intero spettacolo, in realtà sono solo il suo accompagnamento. L’elemento base è lo specchio d’acqua il cui aspetto muta ogni istante per come brandelli di cielo vi si riflettono conferendogli vita e movimento.”

Claude Monet

Una pennellata tutta sua

La sua pennellata dà vita ad infinite ripetizioni. La posizione della mano sul pennello, in grado di originare quelle “macchie” giustapposte, ha la funzione di creare un movimento notevole all’interno della struttura del dipinto. 

L’artista impugnava il pennello verso la parte estrema, quella più sottile, utilizzandolo pertanto come una bacchetta. La distanza dall’impugnatura bassa, vicino alle setole, gli permetteva di raggiungere una minor incisività sul dipinto. La somma dei tocchi di pennello, guidato alla distanza, creava quella voluta imprecisione del segno che si componeva invece in maniera perfetta. 


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