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Michelangelo, oltre l’amore e la fede

Scritto da il 6 Marzo 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Così Forte” – Michelangelo

6 marzo 1475. A Caprese nasce uno dei più grandi artisti italiani: Michelangelo Buonarroti.

Onestamente non voglio parlarvi della sua vita perchè, oltre ad essere facilmente trovabile in qualsiasi libro che parli di storia dell’arte, è stata un po’ deprimente.

Ha vissuto convivendo, infatti, con un carattere cupo, solitario e scorbutico. Conscio della sua grandezza non aveva problemi ad essere arrogante davanti ai Papi e ai nobili di alto rango.

Purtroppo lui voleva essere riconosciuto come persona, non come artista. E ciò lo portò anche a peggiorare la sua psiche scissa tra la profonda religiosità e la sua omosessualità. Tale instabilità lo portò a mangiare e dormire pochissimo e ad essere ossessionato dal lavoro – cosa che, forse, né io né voi saremo mai -.

Cari lettori, oggi vorrei mostrarvi la stretta connessione che legava l’arte di Michelangelo alla sua fede.

Durante la sua giovinezza egli credeva che la bellezza di un’opera potesse avvicinare a Dioun po’ come Agostino descrisse quest’ultimo come artista sommo – e aiutare l’elevazione spirituale di una persona.

Verso la fine della sua vita, durata quasi novant’anni – non consiglio di seguire il suo stile di vita – Michelangelo si convinse però che la bellezza dei suoi capolavori distogliesse le persone dalla via di Dio.

Le Pietà

Questa sua visione della bellezza dell’arte è facilmente visibile nelle Pietà da lui scolpite.

La Pietà di San Pietro è la prima statua che vi è sicuramente saltata in mente quando ho nominato Michelangelo – si, leggo nel pensiero -. Commissionata nel 1498 e completata già nel 1499 – a soli 24 anni. Potete sentirvi dei “falliti” . – è un’opera d’arte che Vasari descrive:

Certo è un miracolo che un sasso, da principio senza forma nessuna, si sia mai ridotto a quella perfezione, che la natura a fatica suol formar nella carne.

Giorgio Vasari
Michelangelo
La perfezione

Morbida, sinuosa, splendente e delicata figura che sembra in totale contrasto con la Pietà del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, più cupa e rigata.

Michelangelo

In questa statua ci sono più personaggi e si vede perfettamente il netto contrasto tra il giovane ed il vecchio Michelangelo, che ormai riflette sul tema della morte, come dimostra la pesantezza che il corpo di Cristo comunica, al contrario del primo che sembra quasi fluttuare sulle ginocchia della madre.

L’ultima pietà su cui lavora è la Pietà Rondanini, che lascia incompiuta. Nonostante per lui non fosse raro lasciare dei punti incompiuti, questo “non finito” non è volontario: è proprio mentre lavora a questa statua, a queste due figure, che la sua vita si spegne il 18 febbraio 1564. È probabilmente questa incompiutezza che la rende il totale opposto della prima. Più umana e più vicina al mondo terreno, è possibile avvertire fisicamente la pesantezza del corpo e il dolore di Maria, nonostante il blocco di marmo sia solo abbozzato.

Michelangelo
L’incompiuto non voluto

La sua memoria non se ne andrà mai, una persona che come altre vivrà finché lo faranno i suoi capolavori.


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