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Meduse cyborg a monitoraggio degli oceani?

Scritto da il 4 Febbraio 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “Underwater – Mika”

La scienza è meravigliosa, in tutte le sue forme e declinazioni: non serve necessariamente andare a impelagarsi nell’immaginare un mondo fatto di robot senzienti, razzi interstellari o apparecchi più vicini alla sci-fi che alla realtà di oggi per poterla apprezzare appieno. Eppure, a volte è bene lasciare spazio anche a un po’ di questi aspetti apparentemente più fantasiosi e lontani dall’ordinario: chissà, magari un domani potremmo abituarci alla loro presenza.

È questo il caso delle “meduse cibernetiche”, che in un futuro non meglio precisato potrebbero solcare gli oceani di tutto il mondo a velocità elevate, coprendo enormi distanze a tempo di record e così permettendo agli studiosi di monitorare al meglio la situazione subacquea, prestandosi come tramite per rilevare dati come acidità, temperatura e livelli di ossigeno senza andare ad invadere la quiete della delicata vita della flora e della fauna ittica.

Se ancora faticate ad immaginare l’aspetto o le ragioni dell’efficienza di queste “sentinelle oceaniche”, e magari l’idea di costringere delle povere creature oltre i loro limiti, seppur in nome della scienza, vi fa un po’ storcere il naso, di seguito potreste trovare una risposta soddisfacente ad entrambe le obiezioni: innanzitutto, a rendere questi incredibili animali così super non sarebbero né iniezioni particolari, né filtri stregati o misture chimiche di alcun tipo, bensì l’impianto di un dispositivo microelettronico simile ad un pacemaker che consentirebbe attraverso degli impulsi elettrici ben cadenzati di triplicare la velocità del moto propulsivo delle meduse senza provocare loro alcuno stress, facendole così arrivare a toccare i 6cm/s. Una sorta di “protesi ad alta tecnologia”, per dirla alla Tony Stark.

Naturalmente, è stato dimostrato sperimentalmente che il dispositivo, merito del lavoro degli ingegneri dell’Università di Stanford e del Caltech e descritto dettagliatamente in un articolo pubblicato sulla rivista Science Advances, non provoca alcun problema a queste creature gelatinose: nel corso delle verifiche, effettuate controllando che l’impiego dell’oggetto in questione non stimolasse la secrezione di muco da parte delle meduse (unico modo per accertarsi che l’animale si trovi sotto stress, non disponendo né di cervello, né di recettori del dolore). Esito? Negativo, le sentinelle hanno superato i test a pieni voti!


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