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Matteo Garrone e il suo cinema tra favola e realtà

Scritto da il 15 Ottobre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “The tale of the tales” – Alexandre Desplat

Matteo Garrone è uno tra i registi più importanti del panorama cinematografico italiano odierno. La sua poetica si basa sul racconto delle vite degli esclusi, di coloro che vivono in un contesto sociale ristretto che non permette loro di emergere. La macchina da presa diventa lo strumento per indagare gli sguardi e le parole non dette. E, spesso, la realtà diventa irreale, se raccontata da altri punti di vista. 

Garrone è nato a Roma il 15 ottobre 1968. Il suo amato padre era Nico Garrone, critico teatrale scomparso nel 2009, che Matteo ha omaggiato, di recente, in una trasmissione su Rai Cultura. Il mestiere di Nico ha permesso a Matteo di essere inserito fin da subito nel linguaggio di scena, nel teatro e nel cinema. Frequenta il liceo artistico e, dopo il diploma, comincia a lavorare come aiuto operatore e si dedica alla pittura.

L’esordio sul grande schermo lo compie con il cortometraggio Silhouette, nel 1996, che diventerà poi un episodio del film Terra di Mezzo. Garrone predilige la narrazione di storie ambientate ai margini della società, in giro per l’Italia ma sempre nelle periferie. E si vede già in queste prime elaborazioni, basate sulle vite di immigrati albanesi in Italia -tema che ritornerà poi in Ospiti. Fa immedesimare la sua macchina da presa con gli occhi di questi personaggi. Grazie a quegli sguardi Garrone ci permette di andare oltre la superficie, mostrando la realtà più vera, spesso nel modo più crudo

È lui infatti il regista di Gomorra, tratto dal libro omonimo di Roberto Saviano. Un percorso nella criminalità napoletana, fatta di sangue e polvere da sparo, che evidenzia come certe cose sfuggano a chi sta un poco più in centro città. Parla anche di un Imbalsamatore nano che ha contatti con la camorra e di tendenze sessuali perverse. Rende evidente quanto possa essere dannosa l’ossessione in una relazione in Primo Amore. Ma racconta anche la storia di chi cerca, dopo tanto tempo, ancora di emergere, di farsi strada nel mondo, in Estate Romana. E Reality mostra, nuovamente, un’ossessione, rivolta però al mondo della TV e dei suoi programmi, che mettono in dubbio la differenza tra realtà e finzione.

Tutte pellicole così reali. Ambientate così fortemente nella nostra contemporaneità ma non così evidenti nella vita di tutti i giorni. Come se ci fosse un’aura di irrealtà, come se ci stesse raccontando una favola. Questa caratteristica di Garrone esplode ne Il Racconto dei Racconti, basato su una raccolta di fiabe di Gian Battista Basile, autore napoletano del Seicento. Una produzione costosissima che vanta un cast d’eccellenza, tre favole che si intrecciano e cercano di riprodurre il senso morale tipico delle fiabe tradizionali. Ritorna poi alle periferie con Dogman, acclamatissimo dalla critica e dai festival. Qui è ancora più labile il confine tra realtà e irrealtà, con lo spunto dal caso di cronaca nera del “Canaro” della Magliana, così vero, e di contro una narrazione quasi onirica. 

Quale fiaba migliore se non quella di Pinocchio per rendere più uniforme la ricezione e l’immedesimazione? «Il legno, in cui è intagliato Pinocchio, è l’umanità» diceva Benedetto Croce a proposito dell’omonimo romanzo a puntate di Carlo Collodi. Un burattino che vuol diventare bambino vero, ingenuo e curioso. Che incontra tante persone, alcune si dicono suoi amici, e poi rimane solo il suo babbo. Un bambino che dopo averne combinate di cotte e di crude, conosce il senso di colpa e quello di responsabilità. Ha una voce della coscienza che non sa ascoltare, ha l’aiuto della Fata Turchina che però rimane delusa per le sue bugie, e sembra sparire per sempre. Troppi gli spunti per individuare nella sua storia la maturazione di ognuno di noi. Noi che dobbiamo crescere, da pezzi di legno a carne viva, e realizzarci incontrando difficoltà e migliaia di facce. 

Garrone prende Roberto Benigni, un Pinocchio di altri tempi, e lo rende Geppetto. Il cast di attori racchiude tutti i migliori caratteristi italiani, ad esempio un Gigi Proietti-Mangiafuoco che fa tremare tutti con i suoi potenti starnuti. Un Pinocchio che esce completamente dagli schemi imposti dalle altre sue rappresentazioni, che conosce la vita ma anche la morte, la perdita. Un Pinocchio che ha paura, ma non si arrende. E diventa vero. Un lavoro immenso, che forse, a tratti, sembra lasciare in disparte pezzi importanti del romanzo originario. Ma è la commistione più efficace di fiaba e realtà che il regista insegue fin dai suoi esordi. Buon compleanno, Matteo Garrone!


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