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Marilyn Monroe e la tristezza dietro un sorriso

Scritto da il 5 Agosto 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Kurt Cobain”- Brunori Sas

La conosciamo per il suo viso ammaliante, per il vestito bianco alzato dalla ventata d’aria proveniente dalla metropolitana di New York in Quando la moglie è in vacanza di Billy Wilder (1955), per la sua famosa esibizione al Madison Square Garden cantando “Happy Birthday Mr President” dedicato a John Fitzgerald Kennedy: Marilyn Monroe è a tutti gli effetti un’icona non solo del cinema, ma anche dell’immaginario di ognuno di noi. Veniva trovata senza vita il 5 agosto 1962 nella sua abitazione e le dinamiche della morte sono ancora un mistero; la versione più accreditata è per abuso di barbiturici.

Nata Norma Jeane Mortenson Baker, approda nel cinema per caso, perché notata da un fotografo come modella per i suoi scatti; lavora poi per diverse riviste arrivando fino ad Hollywood, apparendo in alcuni film in ruoli minori. Poi il regista Ben Lyon le suggerisce di cambiare il nome in Marilyn -in onore dell’attrice degli anni Venti Marilyn Miller- e le viene suggerito di modificare il suo aspetto: è così che diventa la bionda che tutti noi conosciamo. 

Le sue relazioni sono sempre state travagliate, dal primo marito, che ha sposato troppo giovane, passando per il secondo, il giocatore di baseball Joe Di Maggio -con cui, nonostante la fine del matrimonio, c’è sempre stato un profondo affetto reciproco- fino al terzo, lo sceneggiatore Arthur Miller, per non parlare delle relazioni clandestine con Frank Sinatra e con i fratelli John e Bob Kennedy- per cui si ipotizza addirittura un loro coinvolgimento nella morte della diva.

La sua sensualità dirompente era attenuata dai suoi atteggiamenti da svampita, che la rendevano ingenua come una bambina in un mondo troppo grande per lei: è questo un aspetto che viene spesso lasciato da parte, mentre invece potrebbe farcela vedere sotto una luce diversa, quella della ragazza debole e incline alla sofferenza. Nonostante il cinema l’abbia plasmata fino a renderla celebre come la pin up per eccellenza, ciò non ha fatto altro che accrescere il suo senso di solitudine, che l’ha condizionata fino alla fine.

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