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Luigi Tenco, il poeta d’amore triste

Scritto da il 27 Gennaio 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Vedrai, vedrai” – Luigi Tenco

luigi tenco
L’ultima esibizione a Sanremo

La lunga storia del festival di Sanremo è segnata da una giornata buia: il 27 gennaio 1967. Nella stanza 219 dell’hotel Savoy, in quel giorno, veniva trovato il corpo senza vita di Luigi Tenco, l’autore più romantico e tormentato allo stesso tempo che la musica abbia mai visto. Apparteneva alla scuola genovese, ossia la rivoluzione della musica leggera italiana, quella che annovera nomi come Fabrizio de André -suo grande amico-, Gino Paoli, Bruno Lauzi. Partecipava al festival con la canzone Ciao amore, ciao. La storia di tanti che vanno a cercare fortuna altrove, di chi vuole una speranza per il futuro, anche se costa caro. Ma, quella sera, quel testo non fu capito. Il pubblico, la commissione preferirono altro. E Tenco non ha retto questa non comprensione, che era forse quella che aveva sempre sentito intorno a sé. 

Tenco non aveva avuto vita facile, l’unico suo rifugio era la musica, imparata per caso grazie a un pianoforte nella casa della sua maestra. Un amore che veniva da dentro, in modo talmente naturale e spontaneo da non poterlo fermare. Decise di seguire questo sentimento scontrandosi addirittura con i parenti, con la madre Teresa, che avrebbero voluto un altro futuro per lui. Ma, nonostante tutto, la sua anima era in grado di creare dei testi sull’amore talmente profondi e toccanti da rimanere impressi. 

luigi tenco

Vedrai, vedrai è anch’essa una canzone d’amore, come diverse altre del cantautore. A sentirla la prima volta, si pensa a un Luigi che torna a casa dalla sua compagna, che è delusa ma anche comprensiva per la vita che egli sta conducendo. E lui la rincuora: “Vedrai che cambierà. Forse non sarà domani, ma vedrai che cambierà”. Ma in realtà non si tratta di una compagna, bensì di sua madre. Una donna che ha fatto di tutto per i figli, Luigi e Valentino. Una donna che ha combattuto per il loro futuro, sfidando pregiudizi e porte chiuse.

È con questa malinconia che Tenco le chiede scusa per le scelte che ha fatto, e le dichiara tutto il suo amore in quelle semplici parole. 

Preferirei sapere che piangi
Che mi rimproveri di averti delusa
E non vederti sempre così dolce
Accettare da me tutto quello che viene
Mi fa disperare il pensiero di te
E di me che non so darti di più

Come a spiegarle che anche lui stava lottando, sfidando dei pregiudizi. Seguire la musica era stato un salto nel vuoto, che lui aveva deciso di fare, anche contro la volontà dell’amata madre. Lui ci credeva così tanto che non riusciva a vedersi altrove

Sì, lo so che questa non è certo la vita
Che ho sognato un giorno per noi

Ma forse tutta questa forza lui non la aveva. Ha messo tutto sé stesso in una sfida molto grande e lui non si sentiva di superarla. Un uomo fragile, ma così potente con le parole. Parole che, ancora oggi, sono ascoltate e fanno sognare, sperare che un bel giorno cambierà.

Ciao Luigi, ciao


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