fbpx
play_arrow

keyboard_arrow_right

skip_previous play_arrow skip_next
00:00 00:00
playlist_play chevron_left
volume_up
chevron_left
  • play_arrow

    Young Premi PLAY per ascoltare

  • play_arrow

    Deep

  • play_arrow

    Relax

  • play_arrow

    Passion

Letteratura

Liesel, una ladra tra libri e realtà

today16 Agosto 2022

Background
share close

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Lost Boy” – Ruth B.

Ci siamo immaginati tutti com’era la vita in altri periodi storici, soprattutto se dovevamo rispondere alla famigerata domanda “In che epoca vorresti vivere?“.

Spoiler: nessuna. Ogni epoca ha un lato negativo da non ignorare.

Però, al cento per cento, non ci siamo mai chiesti come, le persone non perseguitate –quindi quattro gatti-, vivevano nella Germania nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.

La porta verso questa realtà mi si è aperta leggendo Storia di una Ladra di Libri, di Markus Zusak, e che racconta la giovane vita di Liesel, filtrata dalla narrazione della morte.

“Volevo domandarle come potesse una medesima cosa essere terribile e splendida allo stesso tempo, e le sue parole dure e sublimi insieme.”
Markus Zusak

Una piccola storia

Conosciamo Liesel nello stesso momento in cui la conosce la Morte, quando il fratello morì in viaggio e lei fu affidata ad un’altra famiglia.

Contrariamente a quello che possiamo credere, all’inizio Liesel non sa leggere, una mancanza grande per una bambina di undici anni. Ed è anche grazie a questo che apprendiamo che la guerra colpì tutti, indistintamente.

Leggiamo di Liesel e dei suoi incubi e dei momenti di difficili che si avvicinano sempre di più, della politica che si inasprisce, ma di come questo tocchi poco una bambina che sta imparando a vivere.

Leggiamo di discussioni e dei bambini forzati a far parte della gioventù hitleriana, ma vediamo anche il mondo, ancora abbastanza a fiori, della fanciullezza.

E viviamo i primi momenti in cui si rende conto degli orrori che vengono commessi intorno a lei. Vediamo le ingiustizie come le vede lei, le parate e le bandiere del partito e di come tocca con mano le condizioni dei perseguitati.

“Spiegò di essere ebreo per educazione e per sangue, ma ora per lui l’ebraismo non era che un’etichetta, un disgraziato frammento della peggiore delle sfortune.”
Markus Zusak

Le parole

Come ho già detto, Liesel è tormentata dagli incubi, così, quando si sveglia alle 3 del mattino, il padre le insegna a leggere, un poco alla volta.

Impara a scrivere sillabando sui muri le parole –Non rifatelo a casa: il padre era un imbianchino e io non mi prendo la responsabilità della vostra, probabilmente orribile, sorte– e inizia a rubare libri, e qualche frutto.

Più il periodo diventa buio, più Liesel diventa la ladra di libri e si aggrappa alle parole, che salveranno la sua stessa vita.

“Quando si dedicò a scrivere la propria storia, si domandò quando esattamente i libri e le parole avessero incominciato a significare non solamente qualcosa, ma tutto”
Markus Zusak

La speranza

La bambina non è del tutto ignara, anzi non lo è per niente, di ciò che sta accadendo.

Come potrebbe ignorare la realtà quando più volte è stata costretta ad assistere alla marcia che erano costretti a fare gli spettri ancora vivi degli ebrei trasportati al campo di Dachau?

“<Il mio cuore è tanto stanco>, aveva detto la ragazza. […] Un cuore di tredicenne non dovrebbe sentirsi così.”
Markus Zusak

La guerra infuriava e i viveri scarseggiavano. L’odore della Morte era nell’aria e la incontriamo esplicitamente nelle pagine. L’orrore non ci viene di certo risparmiato solo perché è la storia di una ragazzina.

Sappiamo dei cadaveri che la nostra narratrice vede e visita per raccogliere le anime, e sappiamo anche com’è vivere da soldato; ma di questo non posso farvi spoiler.

Le giornate erano sempre più grigie e, più il tempo passava, più il dolore e la disperazione facevano parte della vita di Liesel.

“Si può rubare la felicità? Oppure non è che un altro infernale trucco degli esseri umani?”
Markus Zusak

Così le parole divennero un’ancora di salvezza. Non solo per lei, ma anche per tutti quelli che la ascoltavano mentre leggeva. Divennero un modo per non pensare di essere intrappolati in un rifugio, o un modo per non impazzire a causa dello scorrere lento del tempo.

La cosa curiosa, delle parole che compongono la vita di Liesel, è che non è il finale quello che conta, come ci dice la Morte stessa.

“Ho deciso di non essere gentile. Ti rovinerò il finale, e non solo del libro, ma di questa parte specifica. Ho già anticipato due fatti, perché non mi piace fare la misteriosa. Il mistero mi annoia. So già che cosa succederà, e ora lo sai anche tu; è il percorso che ci ha condotti qui che mi inquieta e mi affascina.
Abbiamo ancora molte riflessioni da fare”
Markus Zusak

Dopotutto stiamo parlando della seconda Guerra Mondiale, qualcuno riesce a immaginarsi la fine con la protagonista che saltella in un campo di margherite in perfetto stile “Alice nel Paese delle Meraviglie“?

Come pensavo, ma non preoccupatevi, non vi attende nemmeno un finale alla “Il bambino con il pigiama a righe“.

In ogni caso, il narratore ha ragione, non è importante il finale, ma la bellezza e l’orrore racchiusi nel mezzo.

Written by: Aurora Vendittelli

Previous post

Post comments (0)

Leave a reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0%