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Lettere dal passato

Scritto da il 27 Gennaio 2020

Opere per non dimenticare

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “Hazy – Cosmos”

Come ogni anno, si torna a parlare del Giorno della Memoria: oggi, come in poche altre occasioni, è adatto ritornare a toccare con mano, con consapevolezza il passato che ci precede. Una contingenza apparentemente banale, ma che è in realtà vitale per capire a fondo chi siamo stati, chi siamo ora e cosa non vorremo mai più essere in futuro come genere umano.

Il Novecento, secolo breve, è stato un centennio dilaniato da numerose barbarie e catastrofi: eclatante più di tutte è la Shoah, crimine in un primo tempo abilmente occultato dietro i teatri di guerra, solo infine rivelato agli occhi atterriti del mondo. Un evento che immancabilmente ha lasciato un solco indelebile nella memoria collettiva, sotto forma della verità appresa sul genocidio di massa attuato dal regime nazista ai danni del popolo semita e delle altre innumerevoli minoranze coinvolte.

Questi che seguono sono due dei tanti libri sul tema (la cui lettura è caldamente consigliata, soprattutto agli studenti), serbatoi culturali e mnemonici di uno dei momenti più oscuri e macabri della storia occidentale; testimoni del più profondo abisso d’umanità che gli uomini si siano trovati ad affrontare, della voragine senza fondo che con terrificante celerità, in quei relativamente esigui anni di conflitto, ha silenziosamente ingoiato nella sua ombra centinaia di padri, figli, madri, fratelli.

Se questo è un uomo” di Primo Levi. Prodotto appena dopo la fine del conflitto attingendo dalle sue memorie, si presenta come un itinerario personale, le cui tappe pitturano in modo realisticamente brutale le esperienze vissute in prima persona dall’autore.

Denso di immagini crude e suggestive, riesce con incredibile efficacia a fare immedesimare il lettore nella routine di un internato e a trasmettere una per una le infinite emozioni umane che scaturiscono dalla sua prigionia. L’odio viscerale che con il lento ma inesorabile passare del tempo e con il protrarsi delle torture psicologiche e fisiche incomincia a venir meno a causa dell’opera di deumanizzazione individuale e del totale svuotamento di qualsiasi tipo di energia vitale, la disperazione che reduce di interminabili lacrime, non trova altro destino del diventare apatia catatonica.

Il tutto comunque è sempre filtrato dalla prospettiva meditativa dell’autore, capace, pur vivendo questo inferno asceso in terra sulla propria pelle, di mantenere una incredibile lucidità mentale e di produrre profonde riflessioni che spaziano da analisi comportamentali (interne ed esterne) di impronta quasi scientifica a considerazioni esistenziali degne di nota.

Diario di Anna Frank, pubblicato originariamente col titolo ufficiale di “Het Achterhuis”, letteralmente “Il Retrocasa”. Anna Frank è una giovane ragazza ebrea nata a Francoforte che con l’escalation delle leggi razziali e antisemite si trova costretta nel 1942 a fuggire insieme ai suoi genitori ad Amsterdam, ospiti clandestini di leali amici di famiglia. Nell’agosto del ’44 i rifugiati verranno poi scoperti e deportati nei vari campi di concentramento: solo il padre Otto Frank sopravviverà (pubblicherà il libro nel ’47), mentre la madre e Anna stessa non riusciranno a vedere la fine della guerra.

Lo scritto si presenta in forma autobiografica e ovviamente diaristica, dove vengono riversati spasmodicamente pensieri e descrizioni della vita di tutti i giorni di una tredicenne costretta alla clandestinità. Frequenti infatti sono gli sfoghi verso la situazione di convivenza, la mancanza di cibo, il continuo stato di paura (spesso anche forti manifestazioni di rancore verso Hitler e il regime) ma anche tenere deviazioni come l’affetto che nasce per un ragazzo di nome Peter, anch’esso in uno stato di fuga dal destino riservato ai “nemici” del Reich.

Essendo per ovvie ragioni un’opera di modesto spessore formale, le componenti che più emergono e che ne hanno costruito il successo sono quelle più inerenti alla personalità di Anna, ragazza vitale, acuta e relativamente matura per la sua età: la giovane dimostra in più occasioni un carattere forte, ardentemente desideroso di libertà e spensieratezza ma al contempo una razionalità ferrata che addirittura sembra sfociare un paio di volte in un appena accennato cinismo.

Più in generale quindi, un’altra valida opera che riesce con la sua semplicità e il suo carattere diretto a presentare nel dettaglio la vita, le abitudini e infine le memorie di una vittima dell’Olocausto.

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”

Primo Levi

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