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LeBron James: all Hail the King

Scritto da il 30 Dicembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Taco Tuesday” – Migos

Il 30 dicembre 1984 nasce ad Akron, sobborgo di Cleveland in Ohio, LeBron Raymone James.

Universalmente considerato uno dei giocatori di basket più forti della storia, secondo molti addirittura il GOAT (Greatest of All Time), la sua vita sembra un film ed esemplifica l’american dream di molti giovani dei ghetti di tutta America.

Just a kid from Akron

L’incipit della storia è simile a quella di molti altri sportivi afroamericani: il padre si dà alla macchia prima che il piccolo nasca e la madre Gloria, da e per sempre sua massima fonte di ispirazione, nei primi anni fa sforzi sovrumani per mettere insieme il pranzo con la cena.

La valvola di sfogo per il giovane LeBron diventa naturalmente lo sport, indifferentemente football americano e basket. Sarà però la palla a spicchi a cambiare la traiettoria della sua vita.

The Chosen One

La sua carriera al liceo è qualcosa di mai visto prima né dopo. St. Vincent-St Mary diventa il centro del basket liceale per la sua sola presenza e, mentre crea un legame indissolubile coi suoi compagni di squadra, inizia a cementare la sua legacy: vince tre titoli statali e tre riconoscimenti come miglior giocatore dello Stato in quattro anni, creando attorno a sé un carico di attenzione senza precedenti per un liceale.

LeBron James
Una delle copertine più iconiche di sempre

Al termine dell’anno da junior c’è addirittura una petizione per permettergli l’ingresso al Draft NBA con un anno di anticipo, senza successo. I riflettori ormai sono accesi e le partite della sua squadra necessitano del palazzetto dell’Ohio University per contenere le persone che accorrono a vederlo, ben 16.000, numeri che in Europa si vedono difficilmente nei maggiori campionati.

We’re all witnesses

Al Draft NBA del 2003 è la scontatissima prima scelta assoluta. Ad aggiudicarselo sono proprio i Cleveland Cavaliers, la squadra di casa per LeBron che, fino ad allora, hanno vissuto una storia piuttosto complicata come franchigia.

La squadra diventa una contender per il titolo, tanto da arrivare alle Finals nel 2007 oltre a molteplici gite ai playoff. LeBron è il leader indiscusso e mette insieme cifre da capogiro, unite a leadership e riconoscimenti individuali, l’unica cosa che gli manca è l’anello, anche per colpa di una dirigenza non in grado di costruirgli una squadra veramente competitiva attorno, costringendolo a vere e proprie imprese di stagione in stagione.

The Decision & “Cleveland, this is for you!”

Nel 2011 LeBron è per la prima volta libero di scegliere dove accasarsi.

Con una mossa che gli frutterà molte critiche, che a posteriori difficilmente rifarebbe con queste modalità, decide di unirsi a Dwyane Wade insieme a Chris Bosh, andando a vestire la canotta dei Miami Heat.

Si capisce dalla camicia che sarebbe finita male

Saranno quattro anni intensissimi che lo vedranno sempre alle Finals, vincendone due (contro OKC, nel 2012 e San Antonio, nel 2013) e perdendone altrettante, contro i Mavericks nel 2011 (agli occhi di chi parla l’unica macchia della sua carriera, ma d’altronde dall’altra parte c’era un certo Dirk Nowitzki) e contro degli Spurs in missione nel 2014.

Allo scadere del contratto compie l’unica scelta possibile, tornare a casa.

Il quadriennio ‘15-’18 è forse il più dominante della sua carriera: finalmente accompagnato da due compagni di livello, Kyrie Irving e un sempre troppo sottovalutato Kevin Love, continua la sua streak di Finals consecutive (saranno 8, solo la mitica dinastia dei Boston Celtics anni ’60 ha saputo fare meglio), dove affronterà sempre i Golden State Warriors, la squadra che ha rivoluzionato il gioco.

Riuscirà a batterli solo nel 2016, ma lo farà entrando nella leggenda in un anno significativo. Proprio in quella stagione la compagine della Baia riuscì a battere il record di vittorie in Regular Season dei Bulls di Michael Jordan, stampando un surreale record di 73-9.

Sotto 3 a 1 nella serie finale LeBron, coadiuvato da un Kyrie Irving a livelli mai visti né prima né dopo, riesce in quello che nessun’altro era mai riuscito a fare nella storia dei playoff: la ribalta, arrivando a giocare e vincere la serie in casa dei rivali.

Il coronamento di una missione lunga tredici anni

King James

Allo scadere del contratto LeBron fa una scelta di vita, legata agli affetti e senz’altro al business: si unisce alla franchigia più iconica del basket star and stripes, i Los Angeles Lakers.

La prima stagione in Purple&Gold è interlocutoria e lo vede alle prese con l’infortunio più serio della sua sterminata carriera, nonché con la prima assenza ai playoff dall’anno da rookie.

L’anno dopo, con l’acquisizione via trade di Anthony Davis, un fenomeno senza mezzi termini, la musica cambia e si tratta di storia recente.

Neanche il Covid e la seguente Bolla riescono a mettere i bastoni tra le ruote di un LeBron motivatissimo, tanto da chiamare sui propri social la scorsa stagione Revenge Season.

LeBron James
Sono LeBron, risolvo problemi (i Lakers rincorrevano il titolo dal 2010)

La prematura scomparsa di Kobe Bryant, in questo 2020 maledetto, non fa che aumentare l’epica e il pathos del titolo poi conquistato dai gialloviola.

La stagione odierna è solamente all’inizio, ma siamo certi che chiunque desideri il titolo dovrà fare i conti con il Re.

Come sempre e per un futuro che non sembra volersi esaurire, siamo tutti testimoni…

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