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Le cover italianizzate: quando tradurre è tradire

Scritto da il 21 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura:”Downtown” – Petula Clark

Lunedì con Valentina a Five Play Rock n’ Roll abbiamo ascoltato Dowtown, brano di Petula Clark che è diventato famoso in Italia con la sua traduzione, Ciao ciao. Negli anni 60 le cover italiane erano un fenomeno.

L’Italia non è pronta alla rivoluzione 

Anni 60. L’America assiste all’esplosione della British Invasion. Non è che l’inizio della rivoluzione musicale mondiale. L’Italia è invece reduce da anni di dittatura fascista che aveva messo al bando ogni forma di intrattenimento. Non si poteva ballare in pubblico, i locali notturni erano pressoché inesistenti. Il Jazz era figlio del nemico americano che non poteva esser presentato in una luce positiva in alcun modo, figuriamoci con motivi allegri e scanzonati. Le radio oltreoceano erano fuori discussione per l’ascoltatore italiano. Se doveva venir diffusa la musica, doveva essere quella italiana.  

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Se con la fine della seconda guerra mondiale c’era stata un’apertura verso la musica internazionale, questo non significa che riscuotesse lo stesso successo. 

L’ossessione per il bel canto 

L’Italia fino alla fine degli anni settanta resta attaccata con un’ossessività ottusa all’idea del bel canto. La musica deve essere il riflesso di una nazione legata ai principi della famiglia tradizionale e alla cristianità, avere un certo lirismo e non scadere in temi troppo audaci. Il fascismo è finito, ma la commissione d’ascolto della RAI decide cosa passa in televisione e in radio. 

In un contesto dalla censura così facile, che spesso colpisce anche gli artisti nostrani, difficilmente la rivoluzione Rock può sfondare. I Beatles infatti al momento del loro massimo successo hanno pochissima risonanza in Italia, complice la conoscenza ridotta della lingua inglese. 

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Gigliola Cinquetti

Gli Italiani sono predisposti al consumo di musica, ma la produzione è poco incline a sperimentare ed accogliere le influenze estere. Basta sentire le canzoni vincitrici del Festival di Sanremo del ’51 e del ’64. Per quanto Grazie dei fiori e Non ho l’età siano diventati brani immortali nella tradizione italiana sono canzoni che non osano nei temi e nelle sonorità. Gli artisti che tentano di andare oltre il canone della musica nostrana non vengono diffusi. Non sorprende quindi che c’è chi approfitta della poca diffusione di brani stranieri per riproporli in italiano e farli passare per brani inediti. I Dik-Dik dei primi anni sono specializzati in questa pratica, così come I Corvi, gruppo che nella sua discografia conta solo cover.

Traduzioni tradite

In molti casi le traduzioni non sono per niente fedeli alle originali, ma volutamente travisate. Altre ancora vengono rimaneggiate a tal punto da assumere un significato totalmente opposto. The Sound of Silence diventa La tua immagine: il testo originale, che fa perno sul dramma dell’incomunicabilità, è troppo angoscioso per il mercato italiano. La musica dolce e malinconica può ancora funzionare: ecco che diventa una “banale” canzone d’amore. Pregherò di Adriano Celentano non è che una versione totalmente reiventata di Stand by me. Il brano di B.B. King era un successo internazionale, ma non in Italia, dove diventa una canzone sulla fede.

Nel 72 anche Ornella Vanoni fa leva sulla poca conoscenza dell’inglese degli italiani. Nell’album Un gioco senza età propone la cover di Imagine. La canzone di protesta inno generazionale contro la guerra nel Vietnam e nel mondo diventa Immagina che. Ancora una volta un’altra “banale” canzone d’amore tra uomo e donna, spogliata, quindi, del suo valore universale. 

Gli anni 60 sono un’epoca d’oro per questo genere di cover: se ne contano migliaia. Alcuni artisti italiani pescano persino i brani più sconosciuti dello sconfinato repertorio anglo-americano per adattarlo al mercato nazionale. Poco importa se il testo originale è completamente travisato, tanto nessuno ci avrebbe fatto caso. In pochi minuti si confeziona così una hit pronta, o il lato B assolutamente originale di un singolo. Il tutto senza pagare i diritti. 

La globalizzazione però bussa alla porta. L’affermarsi delle radio libere e la fine del monopolio RAI fanno sì che l’offerta musicale via radio aumenti. I cantanti e i gruppi anglosassoni diventano famosi anche in Italia e i consumatori di musica italiana iniziano a cercare originalità e creatività. Il fenomeno delle cover italianizzate scompare con la stessa velocità con cui era arrivato. 

Per questa ed altre storie in pieno Rock n’roll non vi resta che sintonizzarvi su Five Play Rock n’Roll, ogni lunedì, mercoledì e venerdì dalle 19 alle 19.30. 

Leggi anche – Yesterday, capolavoro che i Beatles non toccarono


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