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Le band virtuali sono la fine della musica dal vivo?

Scritto da il 12 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante il brano:”POP/STARS” – K/DA

La musica non si ferma, ma si può tranquillamente affermare che il 2020 è stato all’insegna delle band virtuali. 

Il lockdown ha posto un freno a tutti i concerti: il contatto tra fan e artisti è filtrato esclusivamente dai social. Ciò che manca è l’autenticità e la complicità che solo i tour possono creare. Per allontanare lo spettro del voucher molti artisti stanno ricorrendo ai concerti in streaming a pagamento. La spettacolarità degli stadi è sacrificata per la sicurezza delle mura di casa.

K/DA e Gorillaz, i nuovi progetti

I Gorillaz con Song Machine hanno creato un progetto audiovisivo che va oltre i confini dell’album e distrugge qualsiasi convenzione di genere. Le K/DA -gruppo al femminile nato da League of Legends- pubblicano il loro primo EP ALL OUT e il loro nuovo singolo MORE ha già raggiunto 25mila visualizzazioni. Un videoclip spettacolare, con animazioni e coreografie studiate al dettaglio: sono un progetto mediatico molto accurato, frutto dei creativi di Riot Games per scalare le classifiche mondiali.

I Gorillaz non sono meno, perché la loro Song Machine ha accolto artisti del calibro di Beck, Robert Smith e addirittura Elton John – in una canzone in cui il Glam Rock si unisce alla Chillwave.

Nonostante i componenti non siano persone reali, per i fan il velo della finzione sembra pressapoco inesistente. Complici i social ma anche le multinazionali che fanno di loro i testimonal per i loro prodotti. Facebook e Twitter hanno normalizzato il paradosso del successo. Se le star irraggiungibili danno l’illusione della vicinanza condividendo la loro vita, perché star inesistenti che si comportano allo stesso modo non dovrebbero dare lo stesso effetto?

Gorillaz

La forza di queste band virtuali nel 2020 sta nei mondi narrativi che possono esplorare. I fan si appassionano alle loro vicende fuori dalle righe, alle storie che vengono cucite su misura ai vari membri per spiegare la genesi di questo o quell’altro album.

Basti pensare a come i Gorillaz lo scorso anno per rimpiazzare il bassista Murdoc -in cella dopo aver stretto un patto con il diavolo-, hanno reclutato Ace delle Superchicche. Per quanto possa sembrare assurdo è totalmente legittimato dal fatto che, in fondo, si parla di cartoni animati.

A Slave To The Rhythm: Michael Jackson rivive in ologramma

La tecnologia non si ferma solo al rendere autentici personaggi finti, ma anche a riportare in vita giganti musicali che non ci sono più. È del 2014 l’esibizione dell’ologramma di Michael Jackson ai Billboard Awards per pubblicizzare Slave To The Rythm, singolo del suo secondo album postumo Xscape. Una delle esibizioni più costose al mondo che, per ovvi motivi, ha trascinato numerose polemiche. La linea tra omaggio e cattivo gusto, soprattutto quando si tratta di oltrepassare la morte, è davvero molto sottile. Se l’obbiettivo è rendere eterna l’eredità di certi artisti, la dimensione umana dei concerti è persa. Un ologramma non può interpretare le canzoni con la sensibilità di un essere umano, non può emozionarsi. È una registrazione.

band virtuali

Cosa riserba il futuro della musica?

La tecnologia è capace di rendere il finto umano e il passato presente. Si rischia di privare la musica del calore di una voce tremante, di un errore dovuto all’emozione. Le industrie musicali potrebbero iniziare a ricorrere sempre di più alla nostalgia dei mostri sacri scomparsi. Il futuro dell’industria musicale sembra avere tinte dispotiche, ma la situazione mondiale non ha fatto altro che dimostrare come in realtà le persone hanno bisogno del contatto umano nella musica. Le band virtuali diventeranno un importante realtà musicale che si affiancherà ma non sostituirà mai totalmente i musicisti.

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