fbpx

L’agnello dei Genesis all’Auditorium Morricone

Scritto da il 22 Agosto 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Back in N.Y.C. ” – Genesis

Il 24 agosto nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, da poco intitolato ufficialmente al Maestro Ennio Morricone, va in scena “The Lamb lies down on Broadway” dei Genesis, dopo 45 anni e in versione del tutto nuova.

Milioni di fans nel mondo ricordano questo album, e il conseguente tour, come quello che pose il sigillo sul clamoroso divorzio di Peter Gabriel dalla band e, chi lo vide dal vivo, ha ancora negli occhi le immagini visionarie e surreali del concerto. Così lo storico concept album dei Genesis torna ad essere suonato dal vivo quasi mezzo secolo dopo nel concerto-show della super band formata dai due gruppi che per primi si sono specializzati in Italia nelle cover della band britannica, i Revelation e gli Squonk, insieme a Max Gazzé.

“Non un semplice concerto -racconta all’ANSA Giorgio Rosa, che dello show è voce narrante e produttore insieme a Daniela Deiana- ma una versione con una tecnologia all’avanguardia, come forse avrebbe voluto Peter Gabriel al tempo”.

La copertina dell’album del 1974 dei Genesis

Pubblicato nel 1974, “The lamb lies down on Broadway” nasce e si articola sulle radici di un racconto scritto da Peter Gabriel, che firma anche i testi di quasi tutte le canzoni.  Protagonista è Rael, giovane portoricano che scende nelle viscere di Manhattan alla ricerca di suo fratello che è in pericolo.

Oggi quell’album diventa “The lamb lies down on Broadway 2.0”, uno show iper tecnologico con mega schermo conico di 14 metri per 6, 3D e ipervelocità della fibra ottica e Giorgio Rosa nei panni di John, il fratello cercato da Rael, a spiegare i passaggi più ermetici. Con la produzione di Easy Consulting e GioKat, lo show debutta in sicurezza con la platea della cavea ridotta da 3000 posti a 974, per partire in tournée a ottobre. Ospite speciale, Luca Velletri, già scelto da Phil Collins per la versione italiana di Tarzan 2. 

L’inizio della storia è ambientato a New York nel 1974. Rael, un giovane portoricano uscito dal riformatorio di Pontiac, ha appena lasciato la propria tag con la vernice spray sul muro di un sottopassaggio di Manhattan. Forse quello è l’unico modo che conosce di affermare sé stesso e fissare nel tempo il suo passaggio. Il nome Rael deriva dal cognome di “Gabriel”, oltre ad essere l’anagramma di real -“reale”-.

È lo stesso Gabriel, nel prologo al racconto, a suggerire a modo suo ai lettori che sta usando il personaggio come proprio alter ego, dietro cui rifugiarsi “se la storia non sta in piedi”.

Peter Gabriel ha affermato spesso di aver scritto la storia solo per dar forma a temi che riguardano la sua interiorità, come il rapporto col sesso, con la paura o con la morte, il tutto condito con ironia. Ne è l’esempio la conclusione stessa del disco, nel brano finale, che è una sorta di “morale della favola”, il testo gioca interamente sull’uso impersonale del pronome neutro inglese. L’autore sembra invitare l’ascoltatore a non prendere troppo sul serio tutta la storia raccontata: «se pensi [che ciò] sia pretenzioso, sei stato preso in giro» e chiude l’intera opera ripetendo il verso: it’s only knock and know-all, but I like it, che storpia il titolo di un celebre brano dei Rolling Stones, It’s Only Rock ‘n Roll (But I Like It), sostituendo rock and roll con knock and know-all traducibile pressappoco: «criticare e [fare il] saccente su tutto».

Appuntamento, dunque, al 24 agosto per questo mega evento romano di fine estate che farà rivivere le sonorità ipnotiche di un album e di una band che hanno segnato la storia.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.


Young

Premi PLAY per ascoltare

Traccia corrente

Titolo

Artista