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La radio che imbavaglia

Scritto da il 2 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Dio è morto” – Nomadi

Una frase dal messaggio ambiguo, o sospetto, poteva sfociare nel boicottaggio di una canzone, di un album, talvolta dell’artista stesso. I temi incriminati possono essere il sesso, le droghe, la politica, la religione, la violenza. Negli anni è bastato davvero poco per avere dei guai con la censura e questo continua anche oggi, seppur in misura minore.

Nell’ultima settimana durante il programma Stone washed si è parlato di una donna imbavagliata sulla copertina della rivista Time; abbiamo citato una celebre frase di Rino Gaetano: “C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio: io non li temo!” che disse prima di incidere il suo brano Nuntereggae più, ma sono tante le situazione in cui è stato vietato a qualcuno di diffondere la propria opera.

La censura è un tema molto attuale e molto dibattuto. Per i motivi più disparati, che oggi ci fanno anche sorridere, diverse canzoni, nel corso della storia, hanno subìto censure da parte delle radio.

La censura nella radio

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Uno dei primi esempi di censura fu la canzone Tuli-tulipan, cover della canzone statunitense Tulip-time, del Trio Lescano del 1943. I programmi la bandirono. Le tre sorelle torinesi di origine ebraica vennero addirittura arrestate con l’accusa di inviare messaggi ai nemici del regime attraverso le loro canzoni.

Ma, ci sono anche esempi più recenti di censure di canzoni. Alcune vennero censurate perchè ritenute offensive per la religione, altre per espressioni e temi non accettati dal comune senso del pudore. Resta cummè di Domenico Modugno, ad esempio, per via del verso “nun ‘me ‘mporta do passato/nun ‘me ‘mporta e chi t’ha avuto”, non fu trasmessa dalla Rai. La riteneva in chiaro contrasto con la corrente morale del tempo sulla la verginità della donna.

Se ricordate il testo del brano Colpa d’Alfredo di Vasco Rossi non vi verrà difficile immaginare perché incappò nella censura e il perché era vietato trasmetterla alla radio.

censura

Altre volte la censura si è fermata al titolo delle canzoni. Intitolare un brano Dio è morto nel 1968 non era possibile. La canzone dei Nomadi, con testo di Francesco Guccini, era stata valutata dalla commissione irrispettosa nei confronti della religione cattolica. Il finale non venne colto:

Ma penso
Che questa mia generazione è preparata
A un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
Ad un futuro che ha già in mano,
A una rivolta senza armi,
Perché noi tutti ormai sappiamo
Che se Dio muore è per tre giorni
E poi risorge,
In ciò che noi crediamo Dio è risorto,
In ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
Nel mondo che faremo Dio è risorto

che lanciava un messaggio di speranza. Fu proprio Radio Vaticana ad inserirla nel suo programma domenicale.

In Europa

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Nel panorama europeo, in Inghilterra per la precisione, per le sue allusioni al mondo degli stupefacenti, Lucy in The Sky With Diamonds fu una delle canzoni più vessate della stori. Si pensa fosse un acronimo di LSD. Il risultato? In Gran Bretagna, la radio non trasmise il brano.

Qualche anno dopo, la BBC censurò ben due canzoni dei Police, Roxanne e Can’t Stand Losing You. La prima perché raccontava la storia di una prostituta, la seconda perché la copertina del singolo ritraeva Stewart Copeland con un cappio intorno al collo.

Nel 2003 la canzone di Eamon dal titolo piuttosto eloquente F**k it, non ebbe un percorso semplice. Diverse stazioni radio in Inghilterra decisero di non passare il brano a causa del suo linguaggio. Molti si riferivano al brano chiamandolo in un altro modo: I Don’t Want You Back. Dopo dalla sua uscita, la canzone tornò in una versione edulcorata con ben 33 beep a coprire le parole incriminate.

Anche la nuova regina del pop Lady Gaga, è passata diverse volte sotto le forche della censura. La radio boicottò il pezzo Lovegame per il verso: “I want to take a ride on your disco stick” che suggerisce immagini a sfondo sessuale. Anche Judas ebbe parecchi problemi.

Questi sono esempi più o meno attuali di artisti che sono stati costretti a chiudere la bocca o a doversi reinventare.

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