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La prima della Classe (Z)

Scritto da il 24 Marzo 2017

Cosa succede se aggiungi un paio di web star (Greta Menchi e Il Pancio), un gruppo di giovani attori (Enrico Oetiker, Alice Pagani, Luca Filippi, Armando Quaranta, Francesco Russo, Davide e Johnny Zheng e Roberto Lipari), uno che fa un po’ di tutto (Andrea Pisani), ad attori già navigati (Antonio Catania ed Alessandro Preziosi)?
Risponde voicebookradio.com, che ha avuto la possibilità di vedere in anteprima assoluta il nuovo film di Medusa e Colorado Film “Classe Z”, che sarà in tutte le sale dal 30 Marzo.

Chi andrà al cinema a vederlo troverà una storia d’amicizia mascherata da commedia, in cui un gruppo di ragazzi scapestrati viene ghettizzato in una classe a parte, creata ad hoc dal preside apposta per bocciare gli studenti uno ad uno. L’unico che crede nella classe infernale è un quasi-professore un po’ ingenuo, tale Andreoli, il quale fa di tutto per tagliare insieme ai suoi alunni il famigerato traguardo del sessanta alla maturità.

L’anteprima è stata ospitata nella palestra del Liceo Kennedy di Roma, dove il regista Guido Chiesa ha aperto l’evento raccontando la scelta di ideare un film che mettesse al centro il mondo dei liceali, mondo che lui stesso afferma di conoscere da vicino grazie ai suoi due figli, entrambi tutt’ora sui banchi di scuola.

Classe-Z film al liceo KennedyL’idea fondamentale era quella di creare un film “all’altezza dei ragazzi”, all’altezza dei loro pensieri e dei loro gusti, in parte per combattere il pregiudizio che gli adolescenti di oggi sembrano avere nei confronti del cinema italiano. Abbattere i pregiudizi non è però cosa facile e per farlo bisogna saper rappresentare fedelmente il mondo della scuola e dei ragazzi. Per fare questo, la produzione si è avvalsa di una collaborazione con ScuolaZoo che viene richiamata in più punti durante il film.

Un film brillante, con momenti irriverenti e di comicità non scontata che fa ridere di un riso amaro, quello di chi si dice sotto i baffi “Ammazza, ma siamo veramente così! Quelli sono i nostri banchi, i nostri libri, i nostri compagni di classe”. Certo è che “Classe Z” non si lascia sfuggire l’occasione di dedicare varie scene a riflessioni importanti, in particolare su un tema centrale – confermato poi anche dagli attori durante la discussione – che è l’individualismo caratteristico di un liceale nell’anno della maturità. Individualismo che si traduce nell’incomunicabilità delle condizioni singole di questi ragazzi, i quali durante il film imparano a non prendersi più in giro ma ad aprirsi gli uni con gli altri per unirsi contro i mostri comuni, la commissione d’esame e il preside tiranno.

Belli, infatti, questi momenti di unione ma anche quelli di divisone, che si intrecciano in modo molto credibile sotto gli occhi di un professore che si rende conto di non dover essere un capitano, ma qualcuno che i ragazzi “li guardi in faccia”.

Forse più che un film per ragazzi, questa è una pellicola mirata a colpire proprio quegli insegnanti che trattano la scuola come “un privilegio, non un diritto” e che smettono di credere nei giovani, pensando a loro come divisi in serie A e serie B.
La parte critica del film non passa inosservata, tanto che una professoressa del Liceo prende prontamente le difese dei suoi colleghi con un intervento che apre il dibattito con attori e regista su quello che significhi fare il professore e quello che invece si racconta nel mondo dello spettacolo.

Il dibattito si sposta poi, con l’intervento di un alunno del Liceo, sulla scelta di assegnare i ruoli principali a delle web star piuttosto che a “veri attori” (per citare il ragazzo). Il regista allora spiega come anche le persone già famose subiscano provini esattamente come gli attori alle prime armi, senza disparità di trattamento di alcun genere.
Certo è che forse non basterà la buona fede di Guido Chiesa a convincere i molti che sulla rete già affilano le tastiere per criticare le scelte di cast.
A questo punto quindi, la parola passa ai botteghini di tutti i cinema che dal 30 Marzo proietteranno “Classe Z”.

 

di Chiara Camillieri


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