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La percezione visiva e l’incredibile plasticità del cervello umano

Scritto da il 6 Aprile 2019

Milena Canning è una donna scozzese di 48 anni.
18 anni fa, a causa di un’infezione respiratoria e ripetuti infarti, entra in coma per 8 settimane. Quando si risveglia, è completamente cieca. O quasi.

Qualche mese dopo, infatti, si sorprende vedendo il luccichio verde di un pacchetto regalo. Comincia a percepire, sporadicamente, altri stimoli visivi, ma in modo alquanto particolare: le gocce d’acqua che scorrono sul vetro quando piove, ma niente dentro un bicchiere; i capelli di sua figlia raccolti in una coda quando vanno su e giù mentre cammina, ma non il suo volto. Riesce a muoversi in ambienti disordinati e prendere una palla al volo, ma non è in grado di vederne il colore una volta afferrata.

Quello di Milena è un fenomeno raro detto sindrome di Riddoch, in cui una persona cieca può vedere coscientemente un oggetto se in movimento, ma non se statico.
La risonanza magnetica mostra una perdita di tessuto grande come una mela nella parte posteriore del cervello: ha praticamente perso interamente i lobi occipitali, responsabili della visione. Ciò che appare intatta, però, è una regione nota come complesso mediotemporale, sensibile ai movimenti.

Il cervello di Milena ha preso una strada insperata: è la “magia” della plasticità neuronale, grazie a cui i tessuti sani intorno a quello danneggiato si riorganizzano e, in questo caso, permettono un profondo e non convenzionale recupero della vista basato sulla percezione del movimento.

Di Andrea Valitutti


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