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La nuova supremazia di Google

Scritto da il 28 Ottobre 2019

Computer quantistico sfida ogni record

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “HOME – Head First”

Google ha finalmente superato i propri limiti in campo di informatica quantistica: il nuovo supercomputer Sycamore esordisce risolvendo un calcolo matematico ritenuto praticamente impossibile da una normale macchina di natura convenzionale.

Le applicazioni pratiche correlate a questa controintuitiva branca della fisica, inesistente fino a poco più di un secolo fa, si stanno rivelando una sorpresa per la creazione di computer estremamente potenti che si spera potranno dare all’umanità possibilità mai viste prima.

Di fatto, questi computer quantistici hanno caratteristiche totalmente inedite e che sfiorano l’assurdo, come ad esempio il Qubit, la versione quantistica dell’unità elementare informatica, il Bit: mentre quest’ultimo si presenta idealmente come una moneta che lanciata ci dà necessariamente uno “0” o un “1” e di seguito le loro combinazioni, il primo è una moneta che una volta lanciata continua a girare su se stessa mantenendo entrambe le possibilità fino a che non viene fermata; “0” e “1”, contemporaneamente.

Questo concetto quantistico di Superposizione, simile all’aneddoto del gatto di Schrödinger, si traduce semplicemente nella possibilità di generare con una serie di appena 56 qubits una capacità di calcolo vicina all’illimitato.

L’acquisizione di questa nuova tecnologia in campo pratico è purtroppo ancora lontana da una realtà effettiva: in teoria innegabile nella sua superiorità, in pratica soggetta a limiti intrinseci.

Proprio con la meccanica quantistica si è arrivati alla conclusione che, almeno con le possibilità che abbiamo ora, una combinazione di più qubit è affetta da una caratteristica chiamata “entanglement“, letteralmente “annodamento”, “ingarbugliamento”: in condizione di entanglement, due qubit usati insieme in un calcolo finiscono per smettere di essere unità distinte e finiscono per assumere una unità di coppia, quindi perdono anche la loro efficacia.

Per cui, anche se il raggiungimento di Google può essere chiamato a dir poco rivoluzionario, la meta di affidarsi totalmente a queste macchine è ancora solo un sogno. Per ora.


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