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La nuova Mente

Scritto da il 11 Giugno 2018

In tutto il corso della storia ci sono stati grossi cambiamenti nello sviluppo intellettuale dell’umanità, periodi specifici in cui il nostro cervello ha fatto progressi inspiegabili. Tanto le neuroscienze quanto l’antropologia sostengono che ci sono stati momenti nella storia umana in cui l’evoluzione cognitiva ha compiuto sostanziali passi in avanti. Esteriormente non è cambiato nulla, ma qui dentro *mi batto l’indice su una tempia* il cablaggio è stato completamente rifatto. E il ricablaggio più importante è avvenuto tra i quaranta e i cinquantamila anni fa, ovvero la rivoluzione del Paleolitico superiore. ‘Il grande balzo in avanti’, come lo chiamano gli antropologi. L’uomo moderno, anatomicamente e fisicamente identico a voi che leggete e a me, si trova sulla Terra da duecento millenni. Eppure per quasi centocinquantamila anni non ha fatto nessun progresso… ha continuato a usare gli stessi attrezzi e a condurre lo stesso stile di vita primitivo e basilare. Per centocinquantamila anni, è rimasto in una situazione di stallo intellettuale. Poi, circa cinquantamila anni fa, c’è stata la rivoluzione del Paleolitico superiore. Da un punto di vista fisico, l’uomo è rimasto identico a com’era prima, ma qualcosa è successo qui dentro. Nel cervello. E noi siamo cambiati come specie. Abbiamo ricevuto il pacchetto completo tutto in una volta: una piena modernità comportamentale. Da un giorno all’altro abbiamo cominciato ad esprimerci con un linguaggio complesso, a praticare l’arte, a creare strumenti musicali, a sviluppare una tecnologia infinitamente più sofisticata, a gettare le basi dell’agricoltura… Da un giorno all’altro l’uomo ha iniziato a ornare il suo corno con monili, a realizzare statue e decorazioni, a disegnare graffiti nelle caverne. Alla fine queste sono tutte cose che bene o male sappiamo tutti, ma non sappiamo spiegarlo. Non c’è consenso su nessuna teoria riguardante ciò che è successo. Però è successo; in caso contrario, l’uomo non avrebbe imparato a volare, non sarebbe andato sulla Luna, né avrebbe sviluppato computer in grado di simulare il proprio cervello.
Detto questo, sapete a cosa si riduce il grande salto in avanti? Abbiamo cominciato a riprodurre il mondo. Qualunque cosa sia successa ai nostri cervelli cinquantamila anni fa, ci ha resi capaci di astrazioni creative e intellettuali. In una caverna di Geissenkloesterle, in Germania, sono stati rinvenuti due flauti in avorio di mammut risalenti a quarantatremila anni fa: sono gli strumenti musicali più antichi mai trovati. Cinquantamila anni fa abbiamo dipinto animali e uomini nelle caverne di El Castilio, Altamira e Lascaux. Abbiamo riprodotto la natura, l’ambiente in cui vivevano e il cibo di cui ci nutrivamo, credendo forse che raffigurare l’esito di una caccia fosse buon auspicio. O forse erano riproduzioni di eventi passati, un modo per celebrare una caccia proficua.
Tutto questo per dirvi che credo che in questo stesso periodo ci sia stato un balzo in avanti. Si stia per creare un altro cablaggio del cervello. Un significativo cambiamento intellettuale, seppur meno profondo e eclatante della rivoluzione del Paleolitico superiore.
Dopo questo viene lecito pensare “è possibile che un pugno di persone e esseri umani vissuti migliaia di anni fa abbia conseguito le stesse scoperte dei fisici teorici e degli scienziati cognitivi odierni?”.
Abbiamo l’arroganza di pensare che la tecnologia odierna non abbia eguali, e in ogni angolo del mondo si sta tentando di sviluppare un computer quantico. Ma un computer quantico esiste dai tempi del Paleolitico superiore, ed è il cervello umano. Il mondo antico è pieno di ‘improbabili’: gente che, utilizzando esclusivamente il proprio intelletto, è riuscita a formulare tesi scientifiche e filosofiche che solo ora cominciano ad essere dimostrate. Zenone di Elea è vissuto nel V secolo a.C., ma gli uomini che oggi cercano di risolvere i suoi paradossi spazio-temporali sono fisici quantistici e non filosofi. È un mito che prima della scoperta dell’America si pensava che la Terra fosse piatta. Più di duemila anni fa Eratostene ne calcolò la circonferenza, con un margine di errore del 2%, piantando alcuni paletti sotto il sole di mezzogiorno e misurando le loro ombre. Niente tecnologia. Solo il potere del cervello, che forse è la tecnologia migliore di tutte!

Di Andrea Valitutti


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