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La giornata contro la violenza sulle donne, il cambiamento siamo noi

Scritto da il 25 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Respect” – Aretha Franklin

Molto spesso sentiamo parlare di parità di genere. E’ sulla bocca, anzi le orecchie, di tutti. Lo leggiamo nei giornali, lo sentiamo in televisione e alla radio. E’ un tema ricorrente che tocca ogni angolo della nostra società, dal lavoro alla vita familiare e sociale.

Oggi è il 25 novembre ed è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Con questa giornata, la redazione di voicebookradio.com vuole combattere con ancor più forza e vigore, la distanza che intercorre tra uomini e donne.

Lo vogliamo fare perché siamo convinti che ognuno di noi, nel proprio piccolo, possa fare qualcosa per migliorare il mondo. E noi oggi più di ieri -e ci auguriamo meno di domani- vogliamo fare questo passo.

Ci siamo seduti intorno a un tavolo…

Proprio per questo ci siamo seduti intorno ad un tavolo, e come cantava il buon vecchio Gino Paoli in “eravamo quattro amici al bar”, abbiamo iniziato a parlare di speranze e futuro, con due coche e due caffè.
Dopo tante scartoffie e idee, siamo giunti alla più semplice e al contempo efficace soluzione. Abbiamo deciso che il miglior modo di rendere onore alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, fosse dedicare l’intera giornata alle nostre colleghe, amiche e meravigliose partner di vita.

Oggi il nostro palinsesto radiofonico sarà interamente a tema. Avremo interviste esclusive a giovani e intraprendenti ragazze che come tante altre hanno la forza e le potenzialità per non essere da meno di qualsiasi uomo.
Ma non è finita qui. La redazione di voicebookradio.com vuole continuare con ciò che sa fare meglio: educare e sensibilizzare. Per farlo, tutto lo staff ha dato un suo piccolo contributo. Fonici, coordinatori, speaker, redattori, reparto marketing, stagisti, nessuno escluso. Oggi tutti insieme abbiamo deciso di porre alla vostra attenzione alcune tra le tante situazioni, in cui una donna subisce violenza.

Troverete anche alcuni eventi o iniziative che come noi, cercano di fare la loro parte in questa battaglia collettiva.
La speranza è che possa aiutare a comprendere la gravità del fenomeno, per poter essere un giorno voi a fare quel piccolo passo.

Il fenomeno del Catcalling


Quasi tutte le donne, una volta nella vita, sono state oggetto di attenzioni non richieste: stiamo parlando delle molestie verbali. Oggi viene definito cat calling o street harassment  e, finalmente, le istituzioni di diversi Paesi iniziano a muoversi per contrastarlo.
Uno studio dell’associazione Stop Street Harassment ha calcolato che l’81% delle donne ha subito questo tipo di molestia in almeno un’occasione.
Che si tratti di un fischio, una frase provocatoria, un “ciao bella” o di un apprezzamento decisamente fuori luogo, il catcalling ha un peso psicologico non indifferente. Le vittime si sentono spesso arrabbiate, inutili, in colpa: è difficile persino ammettere che molestie del genere pesino così tanto.

giornata mondiale contro la violenza sulle donne
Foto di Ilaria Ciamillo

Perchè sentirsi ferite da un complimento? E’ la domanda più frequente che viene posta alle vittime di catcalling. Ma qui non si parla affatto di complimenti. Chi subisce il catcalling è ridotto ad un oggetto sessuale e, a voler ben vedere, il confine tra complimento e molestie è ben delineato. In Francia esiste una legge che riconosce queste violenze come reato: vengono punite  tramite multe che vanno dai 90 ai 750 euro o, laddove si tratti di offese di entità maggiormente grave o continuate nel tempo, fino ai 3000 euro.

Speriamo che l’Italia segua presto il suo esempio.
Per saperne di più: #sonosolocomplimenti : una raccolta di storie ed episodi di catcalling su instagram.

L’incubo dello Stalking


Lo stalking è sempre stato una piaga che ha interessato il genere femminile più di tutti. Essere seguiti, vedere la propria privacy violata sono cose che posso traumatizzare una persona nel profondo, generando paura e forti problemi d’ansia. Il 20 ottobre però succede qualcosa che potrebbe cambiare le cose. Infatti su iniziativa della deputata triestina del Popolo delle Libertà Sandra Savino, viene presentata alla Camera dei Deputati la proposta di legge n.2702, in materia di corsi per il recupero degli autori di atti persecutori.

Da qui la proposta di intervenire sull’art 612 bis del codice penale, che punisce chi, con condotte reiterate di minaccia e molestia, provochi nella vittima stati d’ansia e/o di paura tali da generare nella stessa un timore fondato per la propria incolumità. La nuova proposta di legge introduce la previsione, a titolo di pena accessoria, della frequenza obbligatoria di corsi organizzati da centri specializzati nel recupero dei soggetti perseguitanti.


La dura e perversa auto colpevolezing
Che cosa ho fatto?
Perché è successo a me?
Dove ho sbagliato?
Sono domande istintive nella mente di chi ha subito abusi. Si pensa sempre che si propria la colpa. No, non è vero. Spesso l’unico errore è quello di far entrare nella propria vita esseri del genere, che non si possono definire nemmeno umani. Ma nemmeno a quello si può dare colpa: nessuno può decidere chi far entrare nella propria vita.


“Avremo successo, gente, quando nessuna donna che abbia subito un abuso si chiederà in modo istintivo: ”

Joe Biden, Presidente degli Stati Uniti d’America


Dice Joe Biden, perché nessuno ha il diritto di imporsi su qualcun altro.


“Una giovane donna qui in piedi potrebbe spogliarsi e camminare fuori dalla porta. Verrebbe arrestata per atto di esibizionismo, ma nessun uomo avrebbe il diritto di toccarla. Nessuno, nessuno, nessuno, nessuno, nessuno.”

Joe Biden


Sono atti orribili, che nessuno dovrebbe subire. Spesso sono preceduti dall’inibizione della ragione, tramite alcol e droghe, in modo che non abbia la forza di ribellarsi o che dia il consenso quando in situazioni normali non lo farebbe. Ma si tratta veramente di consenso in questo caso?


“Una donna che è ubriaca fradicia non può dare il consenso, la state stuprando. Se sete troppo ubriache per dare il consenso, non si tratta di consenso! […] Per favore, agite da uomini. L’unico tizio che affronta una donna quando è ubriaca o fuori di sé è un codardo. Agite da uomini, fatevi dire di sì perché lei lo vuole”

Joe Biden
giornata mondiale contro la violenza sulle donne
Foto di Ilaria Ciamillo

Revenge Porn


In questi ultimi giorni, è stato divulgato un caso di Revenge Porn avvenuto nel 2018, nei confronti di una maestra torinese. Le sue foto e video intimi, sono stati inviati dall’ex fidanzato, nel gruppo di calcetto. La moglie di uno dei componenti del gruppo, ha poi riferito il fatto alla preside, che l’ha licenziata. Nessuna solidarietà femminile, ma soprattutto l’idea che“una maestra non deve fare certe cose” e “che se si inviano certi video, se la si va a cercare.”

Fortunatamente nel luglio del 2019 è stata finalmente emanata una legge contro il Revenge Porn, che prevede una reclusione sino a 6 anni e multe salate. Nonostante ciò nell’Aprile del 2020, su Telegram è stato scoperto il più grande Network di Revenge Porn. Le foto non consensuali delle vittime venivano inviate e scambiate con altre immagini intime di amiche o addirittura figlie. Secondo l’Amnesty International, In Italia, almeno una donna su cinque ha subito molestie e minacce online.

Sui Social Network in particolare su Instagram, molte ragazze ricevono esplicite richieste di nudi, messaggi offensivi seguiti da frasi per umiliarle e minacce di violenza sessuale. Molto spesso nelle App di incontri, gli uomini inviano alle donne, immagini di nudo non richieste. Fortunatamente sono state create molte associazioni per le donne vittime di Revenge Porn come per esempio Badass di Katelyn Bowden. E’ stata sempre una donna a creare un’App alternativa a Tinder: Bumble. L’applicazione consente solo alle donne di scegliere i probabili partner e lascia esclusivamente a loro il potere di scelta.

Significato e importanza del termine Femminismo


«Una femminista si ribella all’idea che esistano dei ruoli prestabiliti da una società patriarcale, per cui ai maschi spettano dei compiti e delle responsabilità, alle donne altre»
La parola “femminista” indica una persona che ha deciso di stare dalla parte di chi subisce un’ingiustizia inflitta da una mentalità sessista. Oltre ai diritti, si parla anche di cambiare un immaginario che definisce un’idea di uomo e di donna e che esclude, marginalizza e usa violenza contro chiunque non corrisponda a questo modello.
Da queste esigenze è nata una piattaforma dal basso che riunisce diverse realtà femminili composte da età e biografie diverse. In comune però, hanno lo stesso obiettivo: occupare e riprendere lo spazio che spetta alle donne nella società come la decisione sul corpo, sulla vita, sul lavoro. Lottare contro la violenza di genere in tutte le sue forme.

Non una di meno

Nasce così Non una di meno. Il movimento arriva dall’America Latina, dall’Argentina, quando un gruppo di giornaliste e docenti lanciarono un appello contro le violenze di genere e i femminicidi che stavano attraversando e attraversano il Paese. Lo slogan è “Ni una menos“, ispirato a un testo della poetessa e attivista messicana Susana Chavez: “Ni una mujer menos, ni una muerta más“, uccisa nel 2011 per aver denunciato i crimini contro le donne messicane.
Lo slogan diventò presto un hashtag e iniziò a rimbalzare sui social di profilo in profilo. Numerosissime donne, anche molto giovani, iniziarono a raccontare pubblicamente la loro esperienza di violenze e abusi.
La marea di partecipazione sfociò in un movimento globale di centinaia di migliaia di persone che hanno deciso di protestare contro una società che permetteva l’uccisione, in media, di una donna ogni trenta ore.


Non una di meno in Italia è una realtà più che affermata e ancora una volta per la giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere di quest’anno ha lanciato un nuovo slogan: Se ci fermiamo noi, si ferma il mondo!
Dopo la pandemia si ha bisogno di far presente che sono prima di tutto le donne a pagare il prezzo dell’emergenza sanitaria in corso.
La pandemia e la sua gestione sono due facce della stessa medaglia proprio perché il corpo delle donne e gli ecosistemi hanno condiviso e condividono uno stesso destino: sono trattati come risorse gratuite ed inesauribili, disponibili all’appropriazione e allo sfruttamento per alimentare un modello sociale e di sviluppo violento e senza rispetto.
Le conseguenze del lockdown si misurano nei dati della violenza domestica. I centri anti-violenza femministi e le case rifugio hanno dovuto fare fronte a un’emergenza nell’emergenza per non lasciare nessuna da sola.


Lo smartworking ha spostato in casa il lavoro di molte, il lavoro nell’assistenza sanitaria e domiciliare, nei servizi, nell’educazione e nelle case si è rivelato ancora una volta il più essenziale ma anche il più precarizzato, svalutato ed esposto a rischi di contagio: sono in maggioranza le donne a essere impiegate nei servizi essenziali, quelli che non possono essere svolti da remoto e sono andati avanti, obbligando lavoratrici e madri a un’impossibile conciliazione tra lavoro e famiglia, tra salario e salute.
La tenuta della sanità e della scuola mostra un sistema sociale distrutto dalle politiche di austerity e fondato sulle diseguaglianze di genere, di provenienza, di classe e anagrafiche.

Si scende in piazza

Il 25 e il 28 novembre il movimento scende in piazza per dichiarare un piano femminista e transfemmista contro la violenza patriarcale e pandemica. Non una di meno sarà nelle piazze di molte città italiane, on line e off line, con azioni, presidi e flashmob perché la posta in gioco non è soltanto la gestione dell’emergenza, ma la riorganizzazione della società che si prospetta dopo la pandemia.

Si richiedono le risorse ai centri anti-violenza femministi e per le case rifugio, aperti alle donne e alle persone lgbtqia+ che intraprendono percorsi di fuoriuscita dalla violenza, un nuovo piano antiviolenza che metta al centro autonomia e autodeterminazione.
“Non vogliamo essere solo una statistica sulle “nuove povertà”; non siamo «angeli», non siamo «eroine». Se abbiamo una missione non è quella di accudire una società che ci opprime e ci sfrutta, ma di trasformarla radicalmente” dichiarano sul programma della giornata le attiviste.

Foto di Ilaria Ciamillo


Perché è importante oggi, in Italia, parlare di femminismo? E perché è importante parlarne con i giovani? Sono state combattute e vinte tante battaglie, ma nessuna ancora riesce a portare il nome delle donne, serve una visione del mondo più ampia di quella maschile. Per le donne è tempo di andare avanti, e questo non vuol dire pretendere che altri vadano indietro, ma riconoscere che c’è un sistema che penalizza le donne e che questa disparità va sanata. Vuol dire riconoscere il diritto di essere loro stesse.

Sessualità femminile


La violenza è da deprecare, in ogni sua forma. Quella sulle donne è purtroppo varia e si manifesta ben più spesso di quanto possiamo immaginare. Molti di questi episodi si possono ricollegare alla annosa ignoranza su determinati argomenti. Esistono, infatti, dei tabù che, ancora oggi, difficilmente riescono ad essere superati. Come quello delle mestruazioni, per cui spesso ancora viene utilizzata l’espressione “ho/hai le mie/tue cose” e che sono ancora forma di pregiudizio riguardo l’attendibilità dell’umore delle donne. Il fatto di essere “lunatiche”, la convinzione per cui se una donna passa, magari, una brutta giornata ed è nervosa allora “ha il ciclo”. Un retaggio che ci portiamo dietro da tempo e che tutt’ora, in determinate zone del mondo, è ancora strumentalizzato e utilizzato contro le donne (https://www.amnesty.it/mestruazioni-donne-tabu/).

Per non parlare, poi, di approfondimenti legati all’ambito sessuale e del piacere femminile, che rimangono, nonostante i grandi progressi sulla libertà sessuale, un mistero per alcune persone -e, purtroppo, spesso si tratta proprio di donne. Per fortuna non mancano sportelli, consultori, sessuologi disponibili a far luce su certi argomenti, che forse, a tratti, potrebbero essere fonte di vergogna -ingiustificata.

E anche nel mondo social molto si sta muovendo, grazie a iniziative di certi profili che promuovono più conoscenza nell’ambito del sesso. È necessaria l’educazione sessuale, che sia a scuola, nella propria casa, o su internet -con le dovute distinzioni. E questi “arcani” devono essere svelati, per permettere a tutti di sentirsi a proprio agio nell’affrontare certe tematiche.

La Carta dei diritti della Bambina


Un evento che colpisce arriva dai più piccoli. Nasce infatti “La Carta dei diritti della Bambina” affinché ogni bambina possa essere protetta e trattata con giustizia sia in famiglia che da qualsiasi organo della società. L’iniziativa arriva all’Asilo Nido Comunale di Pinerolo. L’esposizione dei vari punti della carta avverrà tramite l’affissione dei pannelli realizzati da Elisa Cerini e Sefora Pons, in collaborazione con Fidapa sensibilizzando tutti fin dalla più tenera età
La carta è consultabile tramite questo link:
https://www.fidapa.org/index.php/temi/temi-biennio-2017-2019/carta-dei-diritti-della-bambina


Nelle vetrine dei negozi dello stesso paese ci saranno, invece, allestimenti tematici con le simboliche scarpette rosse, a cura delle Volontarie dell’Associazione Centri Antiviolenza E.M.M.A. Onlus. Le scarpette saranno realizzate in cartoncino, presentate con i numeri telefonici del Centro Antiviolenza Svolta Donna di Pinerolo, Associazione EMMA onlus. Il Centro e le Case Rifugio continuano a dare sostegno e ospitalità alle donne che subiscono violenza, malgrado le difficoltà del momento.
In questo modo, e con altre iniziative per le vie del paese, anche l’Assessorato alle Pari Opportunità della Città di Pinerolo desidera dare il proprio contributo per ribadire che uomini e donne hanno lo stesso diritto di essere felici, indipendentemente dalla loro religione, dal loro orientamento sessuale e dalle loro convinzioni politiche. Diritti e opportunità pari per tutti.

Non sono soltanto parole


“Parole, parole, parole”… Non sono soltanto parole.
Le parole sono lo strumento che l’essere umano, solo perché aveva la capacità di farlo, ha inventato per descrivere la realtà intorno a sé. Strumento spesso abusato. Altra capacità di tale essere è quella della ragione, strumento spesso non usato abbastanza. Le parole sono importanti. Descrivono il mondo. A noi saperle usare.


Ecco che un giorno, un’esperta di marketing e Pr italiana, imbattendosi nel termine “Woman”,donna, dell’Oxford English Dictionary, scopre che oltre la definizione: “essere umano di sesso femminile”, rimanda immediatamente a termini quali “moglie, fidanzata, amante”….. ma, continuando, anche a termini traducibili come “puttana, cavalla, cagna” e altri ancora meno gentili. Le stesse parole che la donna italiana, che ha lanciato la petizione on line per farle cambiare, ha ricevuto in risposta alla sua iniziativa dai soliti haters.

giornata mondiale contro la violenza sulle donne
Foto di Ilaria Ciamillo


Ora, noi non crediamo che il più famoso dizionario del mondo abbia proposto intenzionalmente questa associazione. Più probabile che sia il frutto di una poco scrupolosa revisione delle edizioni precedenti, centinaia, che registrano un mondo ormai sorpassato, quello che collega “per antonomasia” una donna– basti pensare ai tanti nostrani modi di dire, o proverbi in merito – a certi atteggiamenti o definizioni che, pure, esistono. Definiscono il Mondo. Che può essere cambiato, quando sbagliato, quando nocivo. Non si possono cambiare le parole. Cambiare il modo di usarle sì, perché descrive noi.
Link:
https://d.repubblica.it/life/2020/11/09/news/maria_beatrice_giovanardi_italiana_vince_contro_oxford_dictionary_cambia_definizione_parola_donna-4831769/#:~:text=Primavera%2FEstate%202021-,Un’italiana%20vince%20contro%20l’Oxford%20Dictionary%3A%20cambia,la%20definizione%20della%20parola%20donna&text=Una%20vittoria%20importante%20e%20tra%20l’altro%20anche%20una%20vittoria%20italiana.&text=La%20donna%2C%20che%20oltre%20a,’amante%20di%20un%20uomo%22.

La violenza del controllo economico


La violenza economica è forse la definizione meno nota tra quelle che prefigurano il reato di violenza domestica, trattandosi di una coercizione “inconsapevole” che intacca la libertà di autodeterminazione di una donna spesso già vittima di altre forme di violenza. Secondo il CNEL, il 50% delle donne italiane tra i 16 e i 70 anni ne è stata vittima almeno una volta.
La violenza economica è sempre legata ad altre forme di abuso psicologico. La vittima, privata della propria indipendenza finanziaria, sviluppa una dipendenza dal partner che ne intacca inesorabilmente fiducia in se’ stessa e nelle proprie capacità. Inoltre, secondo uno studio, si evidenzia come la mancanza di indipendenza economica rappresenti il più grande ostacolo che impedisce alle vittime di sottrarsi a situazioni di violenza.

Lo strumento più efficace sul breve termine sembra essere l’educazione finanziaria, nell’ambito di un’educazione che necessita di nuovi parametri tout court, ma ancor più necessaria è una legislazione che definisca nettamente il reato di violenza economica e delle politiche informate ed efficaci in materia di occupazione femminile.
https://thevision.com/attualita/violenza-economica-denuncia/?fbclid=IwAR226-BFk7mI_P_i47qapYA-QKasdXqFtdyHyVM4i0zhqsauEsLksasSpHc

Victim Blaming: la consapevolezza della vittima


Colpevolizzazione della vittima, o victim blaming, è il fenomeno che si verifica quando chi ha subito una violenza viene ritenuto/a in tutto o in parte responsabile della situazione, con annesse conseguenze, che l’hanno generata. L’espressione è figlia dello spirito critico di William Ryan, psicologo statunitense, e compare per la prima volta nel 1971 nel saggio Blaming the victim. In realtà, Ryan nella sua opera si pronuncia contro quanti preferivano ricercare le radici della povertà delle famiglie di colore nei comportamenti individuali, anziché nelle storture della società; ma il fenomeno che descrive è lo stesso.


L’atteggiamento nei confronti delle vittime di una disgrazia è molto spesso ambiguo, per questo talvolta è difficile chiarirlo e accettarlo. La compassione e la colpevolizzazione, infatti, difficilmente si escludono a vicenda; al contrario, investono ambedue la vittima, non solo disorientandola, ma danneggiandola doppiamente. Questa ambiguità risulta particolarmente accentuata quando il victim blaming si associa a episodi di abusi sessuali o emotivi, violenze domestiche, stupri ed emarginazioni.
In breve, ogni volta che si dice: la vittima ha scatenato la furia dell’aggressore, “se l’è cercata”, era troppo nuda, troppo disinvolta, troppo ubriaca.


Perché lo facciamo? Per difenderci, ma solo in apparenza.
Il victim blaming, se deriva da un’istintiva tendenza della mente alla semplificazione, è però una grave forma di disimpegno morale. Il carnefice colpevolizza la vittima per giustificare il proprio operato, mentre le altre persone lo fanno per allontanarsi dalle responsabilità individuali e dalla stessa paura di diventare vittime.  
Purtroppo, la colpevolizzazione proviene anche dalle donne stesse. Si tratta di nuovo di un meccanismo difensivo: la vittima fugge dal pensiero ancor più angosciante che un evento simile sarebbe potuto accadere a ogni donna o uomo e considera soltanto la situazione nella quale, magari, si sarebbe potuta/o comportare diversamente.
Occorre allora diventare più consapevoli, più critici e liberarsi una volta e per sempre di tutti i nostri giudizi distorti.

Il Festival delle Donne


E’ in arrivo una rivoluzione femminile attraverso la macchina da presa. Un evento combattente, alla riscossa di affermazione e spietata lealtà: Il Festival dedicato alle donne con anteprime, corti e premi torna a gran voce, calpestando passi già vissuti nella storia del diritto ed affermazione del ruolo della donna, dal 25 al 27 Novembre sulla piattaforma online PiùCompagnia, cliccando sul sito www.cinemalacompagnia.it.

Fondato alla fine degli anni ’70, da Paola Paoli direttrice del Festival Internazionale di Cinema e Donne, dal titolo: Realiste e Visionarie. In un momento storico delicato, coinvolti da una pandemia mondiale, è stata spontanea la scelta di dover cucire un filo di autonomia, individualità e fortezza intorno al ruolo della donna, la quale è soggetta a maggior rischi: non solo nel mondo del lavoro, o della società ma anche all’interno delle mura di casa.

L’emancipazione, il progresso e la voglia di denunciare la libertà della donna verrà trasmessa, nell’ambito cinematografico, attraverso altri eventi importanti, tra cui: Il concorso internazionale di cortometraggi che sostiene la lotta contro la violenza sulle donne, il quale si terrà online dal 25 novembre al 10 dicembre. Tra i membri della giuria anche Jasmine Trinca e la produttrice Barbara Broccoli.

Il  Festival del Cinema e Donne si fa portavoce, attraverso la regia femminile e non, di scandire senza barriera, ma ad alta potenza oceanica la rivincita di donne, vittime di violenza, che sono riuscite a sconfiggere uno dei mostri colossali: la vigliaccheria dell’uomo, indossandola e distruggendola per tornare a vivere.

I modi in codice per chiedere aiuto

Uno dei modi per far sì che il 25 novembre non sia una giornata piena solo di parole, ma soprattutto di incentivi concreti per avere una società più decente tutto l’anno, è rendere più semplici i modi per denunciare un atto di violenza.
Ad esempio, un’iniziativa dei centri anti-violenza e della Federazione farmacisti nata durante la pandemia, nella quale c’è stato un aumento dei casi di violenza domestica, ha esortato le donne vittime di violenza in casa a chiedere in farmacia una “mascherina 1522”: un messaggio in codice per chiedere aiuto. Il numero scelto è l’1522 perché è questo il numero verde nazionale anti-violenza e stalking.
Purtroppo, però, in alcune situazioni non si ha modo di chiamare questo numero, né si ha tempo di recarsi in farmacia. Nella movida notturna, ad esempio, è fondamentale creare modi per chiedere aiuto immediato. Per citarne uno: in un bagno di un pub di Roma in bagno c’è un cartello sul quale c’è scritto che se ti sembra che qualcuno possa darti fastidio puoi andare al banco e chiedere il Frida cocktail. Solo denunciando e prevenendo si può combattere concretamente, e non a parole, la violenza.

Conclusioni


Potremmo aggiungere tantissimi altri esempi, ma soprattutto tante lodevoli iniziative che per fortuna, aumentano giorno dopo giorno. Sarebbero state troppe e ci rendiamo conto che il tempo spesso è poco e l’attenzione dopo un po finisce per svanire. Ma per questo argomento non ci dobbiamo permettere di perdere l’attenzione: teniamoci sempre aggiornati sulle violenze di genere e facciamo tutto ciò che è in nostro potere per denunciarle e combatterle.
Nel frattempo, seguite il nostro palinsesto. Oggi, per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, abbiamo in serbo grandi sorprese per voi.
Diveniamo noi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.
Oggi, domani, ogni giorno


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