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Johnny Thunders: il fulmine del punk

Scritto da il 15 Luglio 2019

La sua chitarra ha infiammato il punk, ma il fuoco della sua musica è stato molto di più di una miccia, un vero e proprio incendio che è dilagato nella scena degli anni ’70.

Intanto il giovane ingenuo Johnny bruciava sul palco e nella vita. La dissipata esistenza da artista maledetto lo ha condotto alla tragica morte nella stanza 37 di un hotel a New New Orlean, causa overdose da metadone. Sulla sua tragica scomparsa rimane però un alone di mistero, tanto che ne viene tratto un film, “ROOM 37 – THE MYSTERIOUS DEATH OF JOHNNY THUNDERS” che include Born to Lose, la famosa e maledetta canzone dell’artista con gli Heartbreakers, con un’apparizione vocale di Syl Sylvain, leggendario membro delle New York Dolls.

Le ceneri di quell’incendio sarebbero state fondamentali per i generi a venire, in primis il punk rock e il glam metal/sleaze metal anni ‘80: la sua influenza e ravvisabile nei Ramones, Sex Pistols o Clash.

La sua carriera inizia con i New York Dolls che per qualche attimo erano stati sulla rampa di lancio verso il successo, ma si erano dissolti già con il secondo Album, Too Much Too Soon, incentrato sulla la vita dissipata, causa stessa dello scioglimento della band.

Nel 1976 prende forma la line-up degli Heartbreakers: Johnny Thunders e Walter Lure alle chitarre, Jerry Nolan alla batteria e Billy Rath al basso. Firmarono con la Track Records e il risultato fu L.A.M.F., l’acronimo di Like A Mother Fucker che ricevette pessime critiche dovute al suono pessimo che ne penalizza la vendita. Il disco comunque contiene alcune canzoni diventate poi mitiche come Born To Lose e Chinese Rocks composta da Dee Dee Ramone. I problemi di suono del disco portano allo scioglimento del gruppo dopo l’abbandono di Nolan. Tuttavia L.A.M.F con pezzi minimali e immediati, e la linea continua che si inserisce nel maledettismo da rock star, lascia comunque un segno profondo.

Poi inizia la carriera da solista, ma gli anni ’80 lo inghiottono nel tunnel della droga e, sebbene dopo aver toccato il fondo la luce di una ripresa sembrava possibile, la morte lo coglie a soli 38 anni.

Il suo fuoco continua a bruciare dentro di noi, come la sua chitarra e gli indimenticabili e trascinanti riff. Le sue fulminanti performances sono scritte nella storia del rock e con sé porta il merito di aver inaugurato il punk. Indimenticabile genio maledetto, rimane quel fulmine (Thunders è il suo cognome) a ciel sereno che non ti aspetti, ma del quale rimani così folgorato da volerne vedere ancora.


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