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John Lennon, 5 istantanee per l’immortalità

Scritto da il 8 Dicembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Give peace a chance” – John Lennon

A 40 anni dalla sua ingiusta e precoce scomparsa Voicebookradio.com vuole ricordare, con 5 immaginari scatti fotografici, quasi 6, il genio poetico e musicale di “Nowhere man”, l’indimenticato John Lennon.

Era la notte dell’8 dicembre del 1980.
Eppure sembra ieri.
Eppure sono trascorsi 40 anni.

Prima istantanea di una data indimenticabile.

John era insieme a sua moglie Yoko Ono. Stavano rientrando nel loro appartamento all’interno del Dakota Building, proprio di fronte ad uno degli ingressi di Central Park sulla 72′ strada.

Seconda istantanea. Un amore sospeso nel tempo.

John Lennon

Poche ore prima la famosa fotografa di ritratti Annie Leibovitz aveva immortalato la coppia per la copertina della rivista Rolling Stone scattando la celebre foto in cui Lennon, completamente nudo in posizione fetale, abbraccia e bacia Yoko Ono, invece completamente vestita di nero.
Una fotografia, l’ultima insieme, che resterà in perenne sospensione temporale a raccontare quello che fu un grandissimo amore. Criticato, non capito. Eppure vivido, reale, ostentato e vissuto sotto gli occhi di tutti.

Un giorno chiesero a John: “Perché non puoi stare da solo senza Yoko?” .
E lui rispose: “Posso farlo, ma non ne ho voglia. Non esiste un motivo sulla faccia della terra per cui io debba stare senza lei. Niente è più importante del nostro rapporto, proprio niente. E adoriamo stare insieme tutto il tempo. Entrambi potremmo sopravvivere separati, ma per quale motivo? Non ho intenzione di sacrificare l’amore, un amore vero, per qualche puttana del cazzo, o per un amico, o per affari, perché poi alla fine la notte ti ritrovi solo. Nessuno di noi due vuole finire così. Nessuno di tutti noi. E non puoi riempirti il letto di groupie, non funziona così. Non voglio essere un playboy da strapazzo. Come ho detto in qualche canzone, ne ho passate di ogni tipo, e nulla funziona meglio che avere qualcuno che ami e che ti abbraccia”.

Terza istantantanea. 5 colpi di pistola.

Alle 22.50 circa di quell’8 dicembre del 1980, ora di New York, Mark David Chapman si avvicinò all’ingresso del Dakota Building. Dopo che John e Yoko furono entrati, tirò fuori una pistola calibro 38 e sparò cinque colpi di cui quattro raggiunsero Lennon alla schiena ed uno gli perforò l’aorta.

Alla schiena.
Vigliaccamente.
Colpito alla schiena.

L’ex Beatle riuscì a malapena a raggiungere, sanguinando, la guardiola della sicurezza e a pronunciare la frase “I was shot…” -Mi hanno sparato- prima di perdere i sensi. Fu immediatamente portato da una pattuglia della polizia al Roosevelt Hospital, dove fu dichiarato morto alle 23.15.

“I Just Shot John Lennon” -Ho appena sparato a John Lennon-. Queste le uniche parole pronunciate in tono freddo e cinico da Chapman che aveva appena messo fine alla vita del più grande dei Beatles.

Quarta istantanea. Il killer.

Un’aura irreale avvolgeva Chapman. Fu quasi sconvolgente il suo atteggiamento nell’immediato. Dopo aver sparato non scappò via, ma rimase sul luogo del delitto aspettando la polizia e leggendo, nel frattempo, Il giovane Holden -The Catcher in the Rye-, romanzo del 1951 scritto da J. D. Salinger. In una quieta e consapevole attesa degli eventi. Come se nulla fosse successo.

Fu accusato ovviamente di omicidio di secondo grado e si dichiarò colpevole. Fu condannato ad un minimo di 20 anni al massimo dell’ergastolo. Nel 2000, scontato il minimo della pena, si è visto rifiutare la richiesta di scarcerazione sulla parola.
Più volte ha chiesto grazia e perdono alla famiglia di Lennon, anche recentemente. Privilegi che non gli sono stati mai accordati.

Infatti il 27 agosto 2020, per l’undicesima volta la commissione giudicante dello stato di New York ha negato a Chapman la libertà condizionata.
L’uccisione di John, anche a distanza di quarant’anni resta ancora un mistero quasi irreale. Il killer ha dichiarato di aver sparato a Lennon che aveva sostenuto che Dio era solo un concetto. Lui, da fervente cristiano, non aveva potuto sopportare un affronto simile. Sempre in una sua testimonianza, inoltre, disse che aveva agito per contrastare la sua depressione cosmica. Un meccanismo inquietante, frutto di chissà quale ossessione verso l’artista stesso a cui, prima di sparare, aveva anche chiesto l’autografo.

“L’ho assassinato perché era molto famoso e questa è l’unica ragione. È stato un atto estremamente egoistico, mi dispiace per il dolore che ho causato a lei. Ci penso sempre”.
Questa è la recentissima dichiarazione di Chapman che, evidentemente, non riesce a dimenticare di aver ha ucciso John Lennon proprio davanti agli occhi della moglie Yoko Ono. Un gesto estremo che non ha cambiato solo la musica, ma il mondo intero.

John aveva compiuto quarant’anni solo due mesi prima, il 9 ottobre. Era nel pieno della sua evoluzione artistica e avrebbe potuto donare ancora tanto alla musica. La sua morte sconvolse il mondo. E lasciò sotto shock soprattutto una generazione che era cresciuta sostenuta proprio dagli ideali di non violenza che ispirarono il suo album di maggior successo, Imagine, pubblicato 9 anni prima nel 1971. Il singolo omonimo divenne un inno internazionale del pacifismo che, però, non fu di buon auspicio per il suo autore che morì proprio vittima di un atto di violenza così crudo e freddo.

John Lennon

Quinta istantanea. L’immortalità nel tempo.

Tuttavia, quarant’anni, dopo il mito di John Lennon continua ad ispirare generazioni. Rimane una delle più potenti icone mai prodotte dalla cultura popolare, un uomo che grazie alle musica e al suo impegno per la pace ha cambiato il mondo. Quest’anno, a causa della pandemia, non sono previsti tributi a New York per commemorare il quarantesimo anniversario della scomparsa.

E dire che pochi anni prima Lennon aveva detto: “Non ho paura di morire, sono preparato alla morte perché non ci credo. Penso che sia solo scendere da un’auto per salire su un’altra”.

E allora, John, mi piace immaginare che proprio adesso sto per scattare un’ultima immaginaria istantanea, proiettata nel futuro.
La sesta.
Quella che ti vede scendere da un’auto e salire su un’altra. Più lussuosa, più confortevole più bella. In cui davvero si può ancora dare una chance alla pace.
Nonostante tutto!

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