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John Belushi, la reinvenzione del Blues

Scritto da il 24 Gennaio 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Sweet Home Chicago” – The Blues Brothers

Oggi, ho voglia di farvi fare un viaggio. Un viaggio fatto di sorrisi, di incontri speciali e di musica travolgente. E ce ne andiamo dritti al di là dell’oceano.

Se la comicità statunitense ha un volto, sicuramente è quello di John Belushi, colui che è riuscito a fare dell’improvvisazione, suo talento naturale, un metodo infallibile per scatenare risate. Nato a Chicago il 24 gennaio 1949, John, in teoria, aveva già la strada pronta. Il padre aveva aperto dei ristoranti, e lui era destinato ad aiutarlo negli affari. Se non fosse che, già da bambino, John avesse una capacità pazzesca nelle imitazioni, tanto da intrattenere chiunque, anche i compagni di scuola. È lì che viene notato, ed è grazie al suo professore Dan Payne che comincia a fare teatro.

Un’ascesa decisa, quella di John Belushi, che arriva fino al famoso programma televisivo Saturday Night Live nel 1975. Ma non è solo. Aveva conosciuto a Toronto Dan Aykroyd, al tempo apprezzato cabarettista, e decisero di partecipare insieme al programma televisivo. Dicevamo delle imitazioni di John: la migliore era quella di Joe Cocker, si dice che avesse la capacità di riprodurre perfettamente le sue movenze. E John lo riprodusse diverse volte al Saturday Night Live. L’altro suo cavallo di battaglia era però “Joliet” Jake Blues. Vi ricorda qualcosa…?

Incontriamo i Blues Brothers

john belushi

È lì, infatti, che si crea il duo del blues, composto da Jake ed Elwood Blues, i due fratelli dai vestiti neri e i Ray Ban Wayfarer scuri. I due comici hanno creato due personaggi immaginando ogni tappa della loro storia, che ha come sottofondo musica blues. È bastato un concerto a illuminare John, che rimane ammaliato da quei ritmi e quelle note. John e Dan mettono su anche un gruppo, la Blues Brothers Band, e portano cover delle più famose canzoni del genere sul piccolo schermo. Un successo quasi inaspettato, fino a vendere diversi dischi, cosa che porta i due a pensarla ancora più grande.

Dan si dilettava scrivendo, e provò a creare una sceneggiatura su un’avventura dei due fratelli. John che esce dal carcere. Elwood che lo viene a prendere. Due fratelli che si incontrano di nuovo dopo tanto tempo. Loro erano cresciuti in un orfanotrofio, ed erano molto legati a quel luogo. Decidono quindi di andare a far visita alla suora che li ha accuditi da bambini, ma scoprono che l’orfanotrofio è a rischio per delle tasse arretrate non pagate. I Blues vogliono aiutarlo, ma la suora li avverte: i soldi devono essere guadagnati onestamente. E loro non l’hanno mai saputo fare.

Durante una messa alla chiesa battista di Triple Rock, John ha un’illuminazione -letteralmente. La banda. È così che nasce l’idea di riunire la Blues Brothers Band sul grande schermo, in una storia che viaggia tra il nosense e la genialità. Il blues come non era mai stato sentito prima, e cantato non solo da loro. Fanno infatti parte del cast i personaggi più importanti dell’ambiente: Cab Calloway, James Brown, Ray Charles, Aretha Franklin si lasciano andare a interpretazioni a dir poco incredibili, tanto da far ballare anche le più recenti generazioni. Il film ha dei momenti comici esilaranti, ma ci spiega, in sostanza, che se nasci tondo non puoi morire quadrato -senza spoiler.

john belushi

Finali simili?

Una storia da un finale triste, purtroppo, quella di John Belushi/Jake Blues. Un uomo amato, nonostante le sue debolezze, raccontate anche in un documentario. Una stella che si perde nell’universo degli eccessi, in particolare di sostanze stupefacenti. Ma cosa si può rimproverargli: quando voli così in alto puoi anche perderti. Un po’ come come il blues, che troppo spesso si perde tra tutti gli altri generi. Ma che grazie a John, a Dan, al regista John Landis, ha trovato nuova vita, e ha un nuovo aspetto. Sicuramente, ha degli occhiali scuri


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