Joan Baez, la madonna del folk

Scritto da il 9 Gennaio 2020

Durante l’ascolto si consiglia l’ascolto della playlist dei brani di Joan Baez

Il 9 gennaio 1941 nasceva l’attivista politica e cantante folk Joan Baez.

In un’intervista disse:

Voglio essere ricordata innanzitutto come attivista politica e sociale e poi come folk-singer.

La sua musica infatti si intreccia costantemente con l’attività politica, così da divenire inno dei fervidi anni ’60.

La coscienza civile sorse in lei quando dovette trasferirsi per un anno a Baghdad. Il padre, professore di fisica, era stato incaricato dall’Unesco di creare un laboratorio di fisica all’università. In quell’anno Joan si rese conto della profonda povertà che affliggeva i paesi più poveri.

Tornata negli Stati Uniti, si iscrisse all’università, ma la sua strada era la musica. Lasciò così gli studi e iniziò a cantare musica folk al Club 47, a Cambridge, Massachussets.

Nel 1959 la svolta: fu invitata da Bob Gibson a partecipare al Festival folk di Newport, e la sua esibizione ebbe un successo clamoroso. A soli 20 anni incise il suo primo disco e sul palco nacque la madonna del folk. La sua immagine libertina, con i capelli lunghi e i piedi nudi, fu riconosciuta come icona dalla generazione che di lì a poco avrebbe stravolto i costumi, la musica, il modo di fare politica scendendo nelle piazze e intonando canzoni per i diritti civili e contro la guerra.

L’incontro con Bob Dylan nel 1961 segnò definitivamente la politicizzazione del suo repertorio: come la canzone contro la guerra With God on our side. La loro relazione finì nel 1965 e Dylan rimase il paroliere più importante della sua produzione anche quando si trattò di canzoni slegate dalla politica come Farewell Angelina e Love is just a four letter word. Joan confessa:

A quanti mi dicono che il mio nome sarà sempre legato al suo, rispondo che è un bel modo per essere ricordata.

Nel 1963 durante il celebre “I have a dream” di Martin Luter King intonò We shall overcome, accompagnata dalle voci della piazza di fronte al Lincoln memorial gremita di persone che lottavano per i diritti. Quella canzone sarebbe presto diventata l’inno per eccellenza delle manifestazioni.

Baez partecipò attivamente alle politiche per l’integrazione, alle manifestazioni contro la guerra del Vietnam e il matrimonio con David Harris, uno dei leader del movimento contro la leva obbligatoria, suggellò il suo credo profondo nella relazione tra politica, vita personale e musica. Nel 1972 assistette direttamente ai cruenti bombardamenti nella città di Hanoi. Quegli eventi confluirono nell’album Where are you now my son?.

Negli anni ’80 e seguenti, sebbene il suo successo subì un arresto, l’attivismo politico rimase tra la sua principale prerogativa, accompagnando ancora con la sua musica i tragici eventi in Argentina, Cile, Cambogia, Cecoslovacchia, Bosnia e Iraq.

Nel 2007 ha ricevuto il Grammy alla carriera e la sua impronta nella musica folk continua a farsi sentire: l’album The day after tomorrow è stato giudicato il miglior disco folk del 2009.

Ricordiamo le sue canzoni più significative oltre a quelle sopra citate:

Donna Donna

Chiamata in origine Dona Dona fu scritta da Sholom Secunda e Aaron Zeitlin nel 1941. Tradotta dall’Yiddish negli anni ’50, venne realizzata da Joan Baez nel 1960 e divenne presto simbolo della lotta per i diritti.

God is God

Scritta da Steve Earle per Joan Baez, non tratta solo la questione di Dio e della fede, ma anche della propensione dell’uomo a credersi in una posizione di superiorità.

There But for Fortune

Originalmente scritta e Registrata da Phil Ochs nel 1963, la versione di Baez è del 1964 inserita nell’album Joan Baez/5. È diventata una hit nel Regno Unito e ha raggiunto la posizione numero 50 della Billboard chart.

Long Black Veil

È una ballata country scritta da Danny Dill e Marijohn Wilkin e registrata da Lefty Frizzell nel 1959. Altri artisti ne hanno eseguito cover: Johnny Cash, the Kingston Trio, Emmylou Harris, Bruce Springsteen. La versione di Joan Baez fu registrata due volte e continua a cantarla nei suoi live. È la storia di un uomo accusato ingiustamente di omicidio e poi impiccato. Sebbene fosse innocente non rivelò il suo alibi pur di non far scoprire che si trovava con la moglie del migliore amico.

Diamonds and Rust

Scritta nel 1974 e pubblicata come title track nell’omonimo album del 1975 Diamonds & Rust. Allude alla storia d’amore con Bob Dylan.
In un’intervista a The Huffington Post, Baez dichiara che la canzone nacque da una telefonata con Dylan che le cantò una parte del testo “Lily, Rosemary and the Jack of Hearts.”

The Night They Drove Old Dixie Down

Scritta da Robbie Robertson e rilasciata dal gruppo canadese the Band nel 1969 è incentrata sul periodo finale della guerra di Secessione. La versione di Baez del 1971 fu un immediato successo e raggiunse la posizione numero 3 della Billboard chart.

Blowing in the Wind

Una delle più famose cover che Joan ha eseguito delle canzoni di Bob Dylan. Bob Neuwirth, un cantante folk loro contemporaneo, disse:

Dylan’s songs blew people’s minds, and when Joan started interpreting them, it went to another level, they should give her the [Nobel] Prize!


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