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Jesse James e il rancore del Sud

Scritto da il 5 Settembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Jesse James” – Bruce Springsteen

Il 5 settembre ricorre l’anniversario di nascita di uno dei personaggi più famosi del Vecchio West: Jesse James. Nato nel 1847 nella Contea di Clay in Missouri, la gioventù di Jesse James, insieme a quella dei suoi fratelli, è legata al trauma della Guerra Civile Americana, o meglio ai demoni che essa si portava dietro. Un trauma che non ha nulla a che vedere con un colpo di moschetto o col taglio di una spada, ma con la violenza insita nell’essere umano, pronta a prendere il sopravvento cavalcando momenti di massima tensione sociale. Durante il conflitto un’unità di soldati nordisti irrompe nella casa dei James alla ricerca di William Clarke Quantrill, capo di una delle milizie irregolari confederate più efferate che al tempo si aggirava lungo i territori del Kansas. Con tale scusa, i soldati nordisti prelevarono Jesse James e i fratelli, che vennero brutalmente torturati. James in particolare, dopo essere stato frustato venne costretto ad osservare le torture inferte al patrigno. Successivamente anche la madre e la sorella vennero fatte prigioniere da soldati federali e recluse in una prigione dove avrebbero subito diversi soprusi. Una tale umiliazione porterà il giovane Jesse James, all’epoca quindicenne, ad unirsi alla banda di Quantrill.

Da ciò avrà inizio la sua famigerata carriera di bandito. Il noto fuorilegge ha goduto in vita di una fama non indifferente, dovuta soprattutto al vero motivo che spingeva Jesse James a compiere i suoi crimini. La ferita lasciata aperta durante la guerra bruciava ancora troppo forte nell’animo del pistolero. Egli riteneva infatti che la lotta non fosse mai finita, che anche dopo la guerra il Sud potesse ribellarsi contro quelli che erano visti alla stregua di dittatori, coloro a cui spesso ci si riferiva con l’appellativo dispregiativo di yankee.  Jesse James e la sua banda cominciano così a rapinare treni e banche nei territori dell’Unione, diventando il simbolo della rabbia che il Sud nutriva in seguito alla sua disfatta. Jesse James divenne ben presto una sorta di Robin Hood per la sua gente.

Questo stesso rancore è in realtà ancora visibile girando per gli Stati del Sud, dove la Dixie Flag, la bandiera simbolo dei confederati, sventola ancora fiera dalle case di molti abitanti, a simboleggiare l’indipendenza della gente del Sud e l’appartenenza ad uno stile di vita diverso. Un aneddoto interessante sul noto fuorilegge riguarda il suo assassino, Robert Ford, ex membro della sua banda, che uccise James a tradimento con la stessa pistola che quest’ultimo gli aveva regalato. A quanto pare aveva ricevuto l’ordine dalla Pinkerton, al tempo la più famosa agenzia investigativa in America. Robert Ford, il codardo, verrà poi ucciso da Edward Capehart O’Kelley, intenzionato a vendicare la morte di Jesse James. Sulla tomba di Ford saranno incise le parole “l’uomo che uccise Jesse James“, su quella del suo stesso assassino le seguenti: “L’uomo che uccise l’uomo che uccise Jesse James”.

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La figura di Jesse James si innalza a simbolo di rivoluzione, di riscatto, per un popolo che si è visto privare dei suoi privilegi. È sempre bene però ricordare quali fossero i “privilegi” del Sud, basati sulla violenza e lo sfruttamento, i privilegi di un popolo che, subendo violenza, ne lamenta le conseguenze, senza rendersi realmente conto delle violenze perpetrate da essi ai danni degli schiavi, della gente di colore, le vittime che, da Nord a Sud, hanno trovato nient’altro che nemici e ostilità.


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