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Jaco Pastorious, il più grande bassista di tutti i tempi

Scritto da il 21 Settembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Portrait Of Tracy” – Jaco Pastorious

Mi chiamo John Francis Anthony Pastorius III e sono il più grande bassista del mondo così Jaco Pastorious si introduce ai Weather Report, uno dei gruppi fusion più famosi al mondo. Ha talento e lo sa, ma i suoi modi infastidiscono il tastierista Joe Zawiful che lo caccia senza pensarci due volte. Dopotutto loro hanno già un bassista, non se ne fanno nulla di uno sconosciuto con gli abiti trasandati. La curiosità però ha la meglio, ascolta il demo e ne resta folgorato: appena Alphonso Johnson li abbandona sanno a chi rivolgersi.

Un pilastro per tutti i bassisti

Nonostante la brevità della sua carriera, Jaco Pastorious ha ridefinito il suono del basso elettrico, rendendolo in tutto e per tutto uno strumento solista capace di suonare simulatamente accordi, armonici e melodie. Il successo arriva nel 1977 quando entra a far parte dei Weather Report e aiuta a comporre il brano fusion più famoso di sempre, Birdland. Non c’è da sorprendersi se ogni bassista di ogni genere musicale lo prende ad esempio, dal rock al metal passando per il funky.  Jaco ha fatto ricredere tutti coloro che consideravano il basso un semplice strumento d’appoggio nell’alchimia di una band, raggiungendo vette sperimentali mai viste prima. Nel 1981 esce Word Of Mouth, album in cui Pastorious ha l’audacia di calpestare tutte le mode del periodo unendo jazz orchestrale e virtuosismi al basso, rigorosamente fretless

Jaco Pastorious, Word Of Mouth

Tra miti e leggende

Leggenda vuole che agli inizi della sua carriera, a causa del clima umido della Florida dove stava tenendo i suoi primi concerti alcuni tasti del basso cominciarono a rompersi. Così prese un coltello li rimosse tutti: il suo jazz bass della Fender del 1962 diventò un fretless. Le scanalature le riempì con del mastice per dare al suono una sfumatura vocale. A risentirlo in live quasi non sembra che stia suonando un solo strumento: le dita si muovono ad una velocità disumana e producono una quantità di dinamiche tale da sembrare un’orchestra. Un talento spentosi troppo presto, all’età di appena 36 anni il 21 settembre 1987, dopo aver lottato tra la vita e la morte per 10 giorni.

Una morte assurda

È l’11 settembre del 1987: alla centrale di polizia Luc Havan, buttafuori del Midnight Bottle Club, insiste sulla sua innocenza. Non ha fatto nient’altro che proteggere i suoi clienti da quell’ubriacone impazzito che voleva entrare a tutti i costi. Lo aveva spinto e lui aveva battuto la testa: ecco perché la polizia lo aveva trovato rivolto in una pozza di sangue. L’assassino omette un dettaglio importante all’interrogatorio: era un esperto di arti marziali. Inoltre, la sua versione non coincide con quella dei testimoni, né con le fratture multiple della vittima, incompatibili con una semplice scivolata. 

Eppure quella serata era iniziata nel migliore dei modi: era in programma un concerto di Carlos Santana al Sunrise Musical Theatre. Filò tutto liscio fino al solo del bassista Alphonso Johnson: un Jaco Pastorious trasandato ed alterato, irruppe sul palco, afferrò il braccio di Johnson e lo sollevò al cielo come per decretarlo vincitore. Il pubblico rumoreggiò imbarazzato e gli addetti alla sicurezza lo buttano giù dal palco, non riconoscendolo. Nessuno si era reso conto di chi fosse, nemmeno Santana, che si limitò a ringraziare l’invasore. Chissà, se qualcuno avesse capito che il disturbatore era Pastorius, forse non sarebbe stato sbattuto fuori, non sarebbe andato al Midnight Bottle Club e, forse, sarebbe ancora vivo

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