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Inclusione, una parola magica che abbatte le barriere

Scritto da il 19 Agosto 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Imagine” – John Lennon

In questi ultimi anni è entrato nel lessico comune il termine “politically correct”. Diciamolo subito, non ci piace! Stare attenti all’uso delle parole ci fa sentire come se camminassimo su gusci d’uovo, sempre all’erta per timore di cadere in fallo e fare danni; poi, in fondo, cosa cambia se si chiamano le cose o le persone in modo diverso?
Cambia tutto. Cambia la categoria in cui mettiamo i concetti nella nostra mente e, mettendoli nella posizione sbagliata, cambiano i pensieri e le idee. Se nella nostra immaginazione noi usiamo le parole sbagliate, ci abituiamo a pensare in modo errato, a incasellare le persone in strutture che, nella migliore delle ipotesi, sono improprie, nella peggiore fanno male a chi subisce e non ci aiutano a comprendere la realtà circostante in modo obiettivo.
Le parole sembrano qualcosa di leggero, aleatorio, ma possono diventare pesantissime per chi le subisce: “grasso”, “brutto”, “spastico”, “down”, “frocio”. Eppure nella nostra natura ancestrale tutto questo non ha spazio. I bambini non fanno distinzioni di sorta, giocano senza guardare al colore, alla razza, alla diversità, accettano il compagno che hanno di fronte senza giudizio, con innata capacità di accoglienza. Il razzismo, il rifiuto, sono solo sovrastrutture apprese successivamente, non fanno parte di noi e anche il peggiore dei prevenuti, una volta entrato in un autentico contatto con la persona, si sorprende di se stesso e del fatto che, usciti dalla categorizzazione, quel singolo individuo possa piacergli o possa addirittura amarlo!

Quindi stiamo molto attenti alle parole e all’uso che ne facciamo, per non ferire nessuno e per imparare noi –in primis- che siamo tutti nella stessa barca, che abbiamo gli stessi sogni, gli stessi problemi, che siamo molto più simili che diversi, quando riusciamo a guardare oltre la scorza e passare dalla visione settaria dell’io a quella del noi, dall’odio all’amore. Andando oltre alle parole, lavoriamo sui fatti concreti, costruiamo un mondo in cui i diritti siano veramente pari, in cui non ci siano strade non percorribili da sedie a rotelle o passeggini, in cui una posizione di lavoro sia accessibile a prescindere dal sesso o dall’orientamento sessuale del candidato, in cui nessuno possa permettersi di limitare la libertà di scelta dell’altro, in cui il diritto all’istruzione sia garantito a tutti i bambini, normodotati e non.
Proviamo a metterci in gioco senza prevenzioni, senza costruire barriere inutili, i risultati potrebbero sorprenderci.


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