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In Cina sbarca l’app ZAO e nasce un nuovo caso privacy

Scritto da il 5 Settembre 2019

Venerdì scorso in Cina è stata lanciata una nuova applicazione in grado di creare video sostituendo i volti delle celebrità in scene di film e video musicali con quelli degli utenti, che vengono caricati sulla piattaforma attraverso dei semplici selfie. L’app si chiama Zao, è stata ideata dalla società cinese Momo per iOS, il sistema operativo di Apple, e nel giro di poche ore ha registrato un picco non indifferente di download, schizzando in vetta alle classifiche ma portando anche con sé una lunga serie di critiche e preoccupazioni riguardo la gestione dei dati personali.

Il successo riscosso è dovuto al fatto che nei video realizzati le facce delle persone che utilizzano l’app si adattano perfettamente al corpo del vip in questione e il risultato è qualcosa di straordinariamente verosimile.

Il caso in analisi ricorda quello di FaceApp, l’applicazione russa capace di invecchiare i volti, che dopo aver immagazzinato le foto degli utenti sui propri server poteva usarle per diverse attività, fra cui la cessione ad altre società del gruppo FaceApp.

Inoltre già da tempo era esploso il fenomeno dei deepfake – una pericolosa tipologia di video nella quale vengono applicati volti noti su corpi di altre persone che così si è potenzialmente in grado di screditare. Ora questa nuova app permette di attuare il processo inverso e le capacità tecniche necessarie a creare effetti simili si stanno facendo sempre più alla portata degli utenti comuni.

In realtà le potenzialità di Zao sono limitate: il sistema attinge a una precisa banca dati composta da una serie di scene celebri, come ad esempio spezzoni presi da Game of Thrones oppure da alcune pellicole interpretate da Leonardo Di Caprio, che quindi non permette di sostituire il proprio volto a quello degli amici, ma solo alle personalità presenti nei filmati a disposizione dell’algoritmo.

Ciò però non toglie nulla alle preoccupazioni sollevate dall’opinione pubblica riguardo il problema della privacy: nei termini d’uso originali di Zao l’azienda produttrice si riservava diritti totali sulle immagini acquisite, quindi cosa avrebbero potuto fare gli sviluppatori di Zao con le foto fornite loro dagli utenti? In più i termini d’uso dell’app scaricano la responsabilità di condotta sugli utenti, perciò cosa possono fare questi con le foto di altre persone utilizzate senza il loro permesso?

Dopo le prime proteste da parte dell’opinione pubblica gli sviluppatori dell’app hanno corretto le condizioni sull’utilizzo dei dati forniti, ma ciò non ha fermato la reazione di due delle più note piattaforme social cinesi, WeChat e Weibo, che hanno bloccato in massa il caricamento sui propri server dei contenuti provenienti da Zao. Su WeChat per esempio non è possibile invitare i propri contatti a utilizzare la neoapp, tanto che appare il messaggio: “l’accesso a questa pagina è stato bloccato poiché contiene molti rischi sulla sicurezza”.

Tuttavia ciò che preoccupa fortemente è l’uso che si potrebbe fare in futuro di questi meccanismi e a quali scopi possano venire affiancati: dunque il rischio è che si vadano ad ampliare ulteriormente i confini di ciò che è possibile fare con i volti degli altri.


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