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In alto mare

Scritto da il 23 Ottobre 2019

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: Woman – John Lennon

Non si può prescindere dal passato per discutere del presente e del futuro e questo vale anche per le numerose lotte che le donne hanno combattuto, e ancora combattono, al fine di ottenere e far valere i propri diritti.

Ebbene sì, si sta parlando di “femminismo”, in particolare di quello nostrano, un termine permeato di significati storici e filosofici che va considerato nella sua complessità e varietà. Questo movimento sociale viene ricordato a partire dagli anni Settanta visto che le donne italiane hanno dato un ampio contributo per esponenti, battaglie e correnti di pensiero. L’elogio a tale momento storico sembra lasciare da parte la rilevanza del così detto “primo femminismo”, la fase che ha preceduto l’ottenimento dei diritti politici e civili.

Innanzitutto va ricordato che l’emancipazione femminile in Occidente ha vissuto diverse fasi, meglio conosciute come “ondate”, con molteplici caratteristiche: la prima, posizionata tra il XIX e il XX secolo, è legata all’ottenimento del voto politico; la seconda, situata tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, è invece relativa a questioni come la sessualità, la famiglia e il lavoro; la terza si sviluppa negli anni Novanta e si concentra sulla differenza salariale tra uomo e donna e le difficoltà riscontrate dal “gentil sesso” nel fare carriera. Infine, quella che viviamo oggi è la quarta “ondata” femminista e si concentra su realtà “individuali” più che “di gruppo”.

Resta cardinale trasmettere che, nonostante le donne italiane abbiano avuto nella lotta per il diritto al voto meno successo rispetto alle colleghe inglesi, hanno combattuto con la stessa audacia. Più che al “femminismo” venivano affiancate all'”emancipazionismo” o al “movimento delle donne”. Numerosi studiosi ritengono sia dovuto alla tarda unificazione del Paese (1861), quindi al periodo risorgimentale, momento in cui le donne hanno cominciato a rivendicare i loro diritti come individui e cittadine prima che madri e mogli. Si dovrà attendere il secondo dopoguerra, precisamente il 1946, per far sì che la donna ottenga il diritto al voto.

Oggi, purtroppo, il femminismo ha assunto tratti piuttosto estremisti. Sarebbe buono e giusto che venisse riconosciuta l’uguaglianza tra i due sessi mettendo fine all’incessante oscillazione dell’ago della bilancia.

Diventerà mai “equilibrio” la parola d’ordine?


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