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Il viaggio nel tempo di un campione di roccia lunare

Scritto da il 11 Novembre 2019

Come un campione ha aspettato 50 anni per essere aperto

Durante la lettura si consiglia l’ascolto di: “Ludovico Einaudi – Divenire”

Un grosso cilindro metallico del raggio di 4 cm e dell’altezza di 61 contenente una buona quantità di regolite (materiale appartenente alla crosta del satellite di cui abbiamo parlato qui) in forma solida e polverosa: è questo l’aspetto della capsula del tempo che è stata aperta il 5 novembre al Johnson Space Center di Houston, Texas.

Portata dai cosmonauti Jack Schmitt e Eugene Cernan nel dicembre del 1972 in una delle tante missioni di esplorazione lunare (APOLLO 15), è stata aperta da poco dopo un sorprendente decidersi della NASA al fine di fornire dati freschi di campioni incontaminati ai propri ricercatori, forse proprio in occasione delle imminenti missioni lunari (si spera finalmente di colonizzazione) come anche quelle del Progetto ARTEMIS: l’evento fa parte del progetto ANGSTA (Apollo Next Generations Sample Analysis), presumibilmente legato anche al progetto ISRU.

Le scoperte ottenute da questi nuovi campioni daranno possibilità alla NASA di avere un nuovo sguardo sulla luna, inclusa la storia degli impatti sulla superficie lunare, come si verificano le frane e il cambiamento della crosta nel tempo.

Charles Shearer, ricercatore co-capo per il progetto ANGSTA

I campioni pietrosi verranno accuratamente analizzati con spettrometria di massa al fine di riconoscere tutte le molecole contenute, con tecniche di imaging tridimensionale e a sezione: ovviamente tutte tecnologie ultramoderne che rendono la paziente conservazione dei campioni di quasi 47 anni tutt’altro che vana.

La NASA ha inoltre intenzione di aprire un‘ulteriore capsula del tempo, la numero 73001, che si differenzia dalla prima, la numero 73002, poiché il prelevamento di materiale è stato effettuato sottovuoto e quindi senza catturare i gas imprigionati dal suolo.

In ogni caso questo serie di “spacchettamenti”, si potrebbe scherzosamente dire, non fanno che rendere le intenzioni della celebre agenzia spaziale americana sempre più credibili in materia di nuovi avanzamenti nella nostra interazione con la nostra silenziosa e misteriosa amica.


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