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Il supereroe che non ti aspetti: Lo chiamavano Jeeg Robot

Scritto da il 2 Giugno 2018

Lo chiamavano Jeeg Robot è un film del 2016 diretto e prodotto da Gabriele Mainetti e scritto da Nicola Guaglianone e Menotti. Il titolo del film è un omaggio alla serie manga e anime Jeeg robot d’acciaio di Gō Nagai, di cui il film riprende alcune tematiche.

La pellicola racconta la storia di Enzo Ceccotti, un ladruncolo che per scappare dalla Polizia si getta nel Tevere e, a contatto con delle scorie radioattive, acquista dei superpoteri. Enzo non si accorge immediatamente di aver acquistato dei poteri, ma solo in seguito a degli eventi, come la caduta da un palazzo dalla quale esce illeso.

Nel corso del film Enzo conosce Alessia, una ragazza con evidenti problemi mentali, che è appassionata di Jeeg robot d’acciaio e che confonde Enzo Ceccotti per Hiroshi Shiba, uno dei personaggi del cartone animato. Il fatto che Alessia non sia mentalmente sana è un messaggio molto bello di come, liberandosi della convenzione data dalla società e dal nostro cervello, anche un criminale può apparire ai nostri occhi un eroe capace di mirabolanti imprese, senza avere il preconcetto sulla persona.

La particolarità del film sta nel fatto che Enzo ha dei poteri, ma non è assolutamente un supereroe: infatti la prima cosa che fa appena scopre i suoi poteri, è scassinare un ATM. non ha alcun valore eroico e si comporta esattamente per quello che è, un criminale da quattro soldi della periferia di Roma. E’ il contatto con Alessia che pian piano cambia il suo modo di essere, rendendolo in qualche modo responsabile di questa ragazza, che vede in quest’uomo un “buono” dei fumetti. Solo verso la fine del film intravediamo la trasformazione di Enzo in un eroe, che decide di agire non più per il proprio tornaconto, ma mosso da sentimenti di altruismo e solidarietà.

La pellicola ha riscosso particolare successo proprio per la natura in sé della trama e della sceneggiatura: questo non è un film supereroistico come Marvel, DC Comics e altri brand  ci hanno abituati a pensare, ma è una storia di tutti i giorni, a tratti un po’ “noire”, nella quale viene inserito un elemento fantastico che però non stravolge la narrazione. Tutto quello che accade nel film funzionerebbe ugualmente anche se Enzo non avesse avuto i superpoteri.

Inoltre l’ambientazione rende tutto molto naturale: tutto avviene a Roma, passando repentinamente dal centro città alla periferia, fino a raggiungere il suo climax nella zona dello Stadio Olimpico. Niente universi paralleli o ambientazioni fantastiche, ma tutto succede “per davvero”.

Il grande messaggio che lascia questo film è che per essere degli eroi non bisogna avere per forza dei superpoteri, o chissà quali virtù e valori, ma che tutti, ogni giorno, possiamo essere dei supereroi lì dove ci troviamo, basta avere lo stimolo giusto per diventarlo, magari sollecitati da una persona che in noi vede qualcosa che gli altri non riescono a vedere.

 


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