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Il mare di Hugo Pratt

Scritto da il 20 Agosto 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Onda su Onda” – Paolo Conte

C’era acqua dappertutto, solo acqua,
si aggrinzivano le assi della nave,
c’era acqua dappertutto, solo acqua,
per dissetar, però, neppure un goccio.
“La ballata del vecchio marinaio”
Samuel Taylor Coleridge

L’attrazione per terre lontane e culture esotiche è stata senza dubbio uno dei motivi che hanno portato molti viaggiatori a iniziare le loro peregrinazioni. Il Corto Maltese di Hugo Pratt, fumettista di spicco nel panorama italiano, la cui fama ha varcato i confini nazionali per arrivare in tutto il mondo, rappresenta proprio questo. Al pari di un altro connazionale, Emilio Salgari, Hugo Pratt traspone nelle sue storie quel senso di avventura che appartiene a tutti noi, ma che non molti hanno il coraggio di inseguire. Questo è uno dei motivi per cui è stato lodato e apprezzato, per la sua capacità di farci vivere esperienze che a noi uomini di città sembrano lontane. Corto Maltese e gli altri personaggi del fumetto -uno su tutti il volatile Rasputin che accompagnerà Corto in numerose avventure- rappresentano quel senso di libertà individuale che caratterizza molti di quegli uomini la cui unica patria è il mare e che passano la loro vita da una costa all’altra, accettando passivamente ciò che la vita gli offre. Proprio il mare è protagonista indiscusso del fumetto: iroso e comprensivo, come una divinità beffarda risponde solo a se stesso, mai all’uomo.

Dove la terra non arriva, il mare collega, ma dove si celano opportunità infinite, gli uomini sembrano interessati unicamente ai vantaggi più loschi che può portare. Questa visione unilaterale condanna molti marinai a perire tra le onde, come se l’acqua esigesse il suo rispetto: prima di lei nessun altro. E’ uno dei motivi per cui, ad esempio in “Una ballata del Mare Salato”, troviamo Corto Maltese navigare insieme agli indigeni, in un rapporto basato sul rispetto reciproco dovuto anche alla capacità degli autoctoni di conoscere e prevedere le mosse dell’enorme distesa blu che da sempre circonda le loro isole.

Tramite queste relazioni, Hugo Pratt ci mostra il volto del vero avventuriero, quello che, lungi dall’essere mosso da manie di conquista, si limita ad osservare e ad adattarsi al mondo che in quel momento lo circonda. Questo fascino per l’esotico viene senz’altro sviluppato dal fumettista riminese durante i lunghi viaggi al seguito del padre soldato, ad esempio durante il soggiorno nella vecchia Africa Orientale Italiana. Corto Maltese diventa quindi uno spaccato non solo della vita di mare, ma anche del rapporto tra l’uomo occidentale e le culture autoctone con cui viene in contatto e in particolar modo i cambiamenti che questi porta con sé. Hugo Pratt non è tipo da abbandonarsi al solo romanticismo e così ci mostra un mondo in cui le tribù vengono private del loro patrimonio culturale; dove arrivano i bianchi, gli indigeni diventano cristiani con i fucili in mano. Un cambiamento che potrebbe sembrare indifferente, ma che -visto nel suo insieme- rappresenta la vita nelle colonie, la violenza senza bandiera che gli europei per secoli hanno portano con sé nei loro viaggi.


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