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Il Futuro in fuga

Scritto da il 20 Gennaio 2020

Come e perché sempre più giovani menti stanno lasciando le aule

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “Antonio Vivaldi: Le quattro stagioni: L’Inverno”

La scuola è indiscutibilmente un luogo fondamentale dal punto di vista umano. Essa è il posto in cui si dovrebbe evolvere, uscire dal proprio guscio: dove ogni anno, mese, settimana, milioni di futuri cittadini crescono e gettano le prime fondamenta di quella che sarà la loro esistenza; il luogo dove si dovrebbe assorbire visceralmente il significato reale di essere moralmente tenuti a partecipare al miglioramento della società e del mondo attraverso di essa, impegnandosi nel formarsi come persona in primis e come professionista poi. E allora perché in questi ultimi anni stiamo assistendo ad una evasione di massa dall’istituzione che dovrebbe accompagnarci in questo viaggio? Perché negli ultimi 10 anni circa 1.8 milioni di studenti hanno abbandonato il proprio percorso di studi? Domande delicate e di difficile risposta.

Il tutto è riconducibile ad un macro fenomeno che da tempo preoccupa le istituzioni e le cui cifre, pur essendo in modesto calo, sono comunque lontane dall’obiettivo europeo: la dispersione scolastica, quell’insieme di manifestazioni volontarie che portano lo studente a deviare dal proprio percorso di studi o addirittura ad abbandonarlo. Citandone alcune si annoverano frequenza irregolare alle lezioni, bocciature, cambiamenti frequenti di indirizzo, scarso interesse e impegno o anche solo più in generale una profusa tendenza ad evadere dal contesto scolastico, spesso a causa di uno sviluppo errato del rapporto scuola-studente (che porta quest’ultimo a vedere il frequentare il “mini-verso” istituzionale come causa di stress intenso, stati ansiosi e in generale di malessere).

Le cause potrebbero essere tra le più disparate, ma principalmente si individuano nel disagio individuale, dettato dalla pressione di doversi inserire al più presto nel meccanismo della scuola, a cui poi tende pesantemente ad aggiungersi quello ambientale, costituito da varie concause come l’estrazione sociale, il contesto familiare, la situazione economica e la provenienza geografica.

Entrando nel particolare la situazione odierna in Italia sull’argomento è delicata, poiché abbiamo uno dei tassi di dispersione più alti d’Europa (tra il 18% e il 26% contro il 10% obiettivo comune UE), con le emergenze più gravi soprattutto nelle isole e nel Mezzogiorno, zone che toccano picchi di poco meno del 30% di totale abbandono del percorso, e che di conseguenza purtroppo arrancano poi con alti tassi di disoccupazione e indigenza.

Emerge così una evidente difficoltà della scuola nello spronare i ragazzi a concludere la propria formazione, a vedere in questa palestra di vita un amico in cui “naufragare” positivamente piuttosto di un luogo coercitivo e opprimente che vuole soffocare l’individuo in canoni e dogmi apparentemente privi di senso; difficoltà che può ben essere letta nella diffusa demotivazione professionale del corpo docenti nazionale e che porta ad assumere che sia in atto una profonda fase di sofferenza della società e dell’istituzione scolastica, ormai da tutte le parti oggetto di innumerevoli e nuove richieste (che puntualmente collidono con la mancanza se non il taglio del fondi disponibili) a cui difficilmente è possibile stare dietro.

Al riguardo il MIUR sembra si stia muovendo per debellare il fenomeno insieme anche al grande problema della Fuga di Cervelli, (il cui rispettivo prodotto a lungo andare andrà a svuotare il paese del proprio capitale umano se gli studenti si disperdono e quei pochi che riescono a terminare il proprio percorso e a laurearsi decidono di andarsene) tramite campagne mirate e il supporto di nuove iniziative (basti pensare al merito dato a questo stesso progetto di PCTO “voicebookradio.com” che mi sta permettendo di scrivere in questo momento), si spera al fine di cambiare l’assetto generale dell’insegnamento verso una didattica più efficace e stimolante: capace da una parte di abbandonare vecchi retaggi strutturali dimostratisi controproducenti e dall’altra di abbracciare approcci innovativi che possano finalmente accendere quella scintilla nel cuore e nello sguardo dei giovani, portandoli a trasformarsi da “studenti” in “studiosi”.

Ogni studente dovrebbe essere in grado di fare dello studio la propria priorità, la sgorbia affilata che scheggia dopo scheggia fa emergere arte dal legno grezzo, la lima impietosa che ruvida, arrotonda gli spigoli dell’ignoranza, il volume antico e polveroso capace di far ascendere la mente alla massima elevazione dello spirito: infine, un individuo dotto non potrà mai fare a meno di essere un individuo libero.


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