fbpx

Young

Premi PLAY per ascoltare

Traccia corrente

Titolo

Artista


Il flusso della nostra incoscienza

Scritto da il 19 Marzo 2018

Cosa accade quando i nostri pensieri e comportamenti vengono processati “sotto il cofano” della nostra mente?

Per tutta la vita il nostro cervello si aggiorna per costruire il circuito adatto alle azioni per le quali ci alleniamo, sia che si tratti di camminare, fare surf, nuotare, suonare il pianoforte, fare giochi di destrezza oppure guidare. L’abilità di registrare i programmi più adatti nella struttura del cervello è un gioco di prestigio straordinario, che può risolvere il problema legato a movimenti complessi usando pochissima energia perché collega all’hardware il circuito riservato a quel compito. Una volta entrate nel circuito cerebrale, queste abilità possono essere usate senza pensarci, senza uno sforzo consapevole; questo significa liberare altre risorse, permettendo al nostro io conscio di dedicarsi ad altre abilità e di assimilarle.
C’è però una conseguenza a questa automatizzazione: le nuove abilità scendono sotto il livello dell’accesso consapevole. Voi perdete l’accesso ai programmi sofisticati che stanno lavorando “sotto il cofano”, così non sapete con esattezza come fate a eseguire ciò che state facendo. Quando salite una rampa di scale e siete contemporaneamente impegnati in una conversazione, non avete idea di come riusciate a calcolare le dozzine di micro correzioni per tenere in equilibrio il vostro corpo e come la lingua si dia da fare per produrre i suoni giusti del vostro idioma. Si tratta di un compito difficile che non sempre riuscite a fare, ma poiché le vostre azioni sono diventate automatiche e inconsce, riuscite a inserire il “pilota automatico”. Tutti noi conosciamo la sensazione di guidare verso casa lungo il consueto percorso e accorgerci all’improvviso di essere arrivati senza un preciso ricordo del viaggio.

L’abilità di guidare è diventata talmente automatica che potete eseguire la routine a occhi chiusi. A guidare non è la parte cosciente di voi, ma tutt’al più è un passeggero che si fa trasportare.
Una interessante particolarità delle abilità automatiche è che i tentativi consci di interferire connesse ne peggiorano la prestazione. Meglio lasciare abbandonate a se stesse le competenze acquisite (anche le più complesse).
Prendete per esempio il rocciatore Dean Potter: fino a poco prima della sua morte, avvenuta pochi anni fa, era solito scalare le pareti di roccia senza l’aiuto della corda e dell’equipaggiamento di sicurezza. Dall’età di 12 anni Dean si era dedicato al free climbing puro: anni di allenamento impressero nel suo cervello l’abilità e la grande precisione. Per raggiungere la sua bravura di arrampicatore, Dean faceva conto che i suoi circuiti super allenati facessero il proprio dovere, senza l’interferenza di un intervento conscio, perciò affidava ogni controllo all’inconscio. Si arrampicava immerso in uno stato cerebrale spesso definito come “flusso”, uno stato a cui normalmente gli atleti dediti a sport estremi godono della loro capacità di superare ogni limite.
Come molti altri atleti, Dean aveva trovato il modo per raggiungere lo stato di flusso a rischio della vita. Così riusciva a far tacere la sua voce interiore e ad affidarsi completamente all’abilità di scalatore, impressa nel suo hardware da anni di allenamento specifico.
Le onde cerebrali di un atleta in stato di flusso non sono disturbate dal ‘chiacchiericcio’ dell’esame attento della consapevolezza (Mi presento bene? Avrei dovuto dire così o così? Ho chiuso la porta dietro di me?). Durante il flusso il cervello entra in uno stato di ipofrontalità, durante il quale alcune aree della corteccia prefrontale diventano temporaneamente meno attive. Queste zone sono preposte al pensiero astratto, alla pianificazione del futuro e alla concentrazione dell’individuo su se stesso. Il rallentamento di queste attività mette in grado un atleta di restare attaccato a metà strada di una parete rocciosa: imprese come quelle di Dean possono essere compiute solo eliminando la distrazione del brusio interiore.
Sono questi i casi in cui è meglio lasciare da parte la consapevolezza, e per alcuni tipi di compiti non c’è scelta, perché il cervello inconscio può agire a una velocità irraggiungibile dalla mente conscia. Prendete per esempio una partita di baseball, durante la quale una palla può viaggiare dal piattello del ricevitore alla basa alla velocità di quasi 160 km/h: per reagire ed entrare in contatto con la palla, il cervello ha solo quattro decimi di secondo. In quel lasso di tempo deve processare e orchestrare una complicata sequenza di movimenti per poter colpire la palla. I battitori colpiscono continuamente la palla, ma non lo fanno consapevolmente, perché la palla viaggia troppo veloce per permettere al giocatore di essere consapevole della sua posizione, e la battuta è già conclusa prima ancora che il battitore abbia registrato quanto è successo. La consapevolezza quindi non solo non è entrata in gioco, ma è stata addirittura lasciata nella polvere.

Di Andrea Valitutti


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.