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Il Capitano Ultimo ricorda il Generale Dalla Chiesa e insegna ai giovani la dignità

Scritto da il 4 Settembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Il silenzio militare italiano”

Una preghiera per ricordare chi non c’è più e ci ha insegnato a non fare del male. Il “Silenzio”, saluto per i soldati caduti, suonato con la tromba da Ludovico, un ragazzo della casa-famiglia che ha combattuto e combatte ogni giorno per la sua dignità. Sono due dei momenti più intensi della commemorazione per l’omicidio del Generale Della Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente della scorta Domenico Russo per mano della Mafia nel 1982. L’evento si è svolto all’Associazione Volontari Capitano Ultimo, a Roma ieri sera, 3 settembre a 38 anni dall’accaduto.

Il ‘Capitano Ultimo’, Sergio De Caprio, non nasconde l’emozione e ricorda il Generale come un uomo simile a tutti noi, che ha insegnato l’amore, la fratellanza, a stare fianco a fianco e a non scappare.

Capitano Ultimo durante il “Silenzio” suonato da Ludovico

È stata una serata all’insegna della condivisione, della fratellanza e dell’empatia dove l’uomo che arrestò Totò Riina e i suoi volontari ogni giorno cercano, come spiega Ultimo durante il suo discorso, di “dare dignità, anche attraverso piccoli gesti come offrire un piatto caldo o dare la possibilità di lavarsi a chi non può farlo”. Davanti a lui le persone ascoltano in silenzio, gli occhi sono attenti e sulle facce sono disegnati grandi sorrisi, in molti si intravede anche una smorfia di rabbia e di rivolta. Come quella di chi è pronto all’azione, perché stanco di stare solo a guardare.

Con noi di voicebookradio.com il Capitano Ultimo si è soffermato a parlare dei giovani, lui è uno di quelli che crede in noi ragazzi, ci dà fiducia e sostiene che il futuro è nelle nostre mani: “Quello che serve è coinvolgere, creare un dibattito. Lottare contro l’esclusione e la povertà. Fate assemblee, non fatevele dirigere, contestate, proponete, dialogate, litigate e ribellatevi. Non perdete la ribellione. Fate il massimo, stravolgete per creare la ricchezza dell’Italia. Si può progettare insieme affinché si sostituisca il mondo delle fazioni e degli Stati con quello delle comunità e delle famiglie.”

Poi ha continuato: “In Italia non mancano sole, acqua e vento perché non riappropriarsi allora delle energie rinnovabili? Si può partire da questo, i giovani sono tutto su questo settore. Non lasciamo tutto in mano ai grandi produttori. Costruiamo e pratichiamo il benessere. L’idea è quella di progettare un mondo che è in grado di auto produrre e che è in grado di evolvere attraverso l’autodeterminazione”. Quando parliamo di mutuo soccorso, il discorso sembra estremamente innovativo, ma in realtà non c’è niente di più antico: San Francesco D’Assisi, il suo amore per la povertà e la natura li conosciamo tutti. Allora facciamo presente al Capitano che noi giovani abbiamo bisogno di esempi pratici che ci dicano cosa significa “ribellarci”. Ce ne sono tanti, ma non tutti li conoscono e che forse avremmo bisogno di qualcuno che ci dica “così stai sbagliando”.

La risposta è positiva e spiazzante: “La vostra difficoltà, è quella che hanno avuto tutti di generazione in generazione: ritrovarsi in un pantano alla ricerca di un input. Ma, questo viene prima di tutto da noi stessi. Noi adulti abbiamo bisogno del vostro talento, non di disciplinarlo. Una volta che vivi sulle macerie, se anche stai distruggendo, non è così, stai costruendo diversamente una rovina. Non è difficile dare un pasto in mezzo alla strada, dire ti voglio bene e scapparsene via, ma stai già facendo una rivoluzione di amicizia, di vicinanza. Dobbiamo opporre al confine la vicinanza, questa è l’intifada, facciamola, fatela, ognuno con quello che ha. Tuteliamo quello che abbiamo, siate saggi che noi non lo siamo stati. La città è nostra, le radici sono nostre, la civiltà siamo noi”.

Dopo la nostra chiacchierata ci rimane un sentimento forte di rivolta e anche di rivalsa, bisogna far vedere quello che i giovani possano e sono in grado di fare. Sicuramente pensiamo che se ci fossero più persone come lui, oggi ci sarebbero valori diversi e non bisognerebbe neanche parlare di tutto questo.

Su finale della serata, ha sfilato una bellissima torta con sopra la foto del Generale Dalla Chiesa e davanti a questa il Capitano Ultimo ha nuovamente ricordato che il 3 settembre 1982 Carlo Alberto Dalla Chiesa stava andando a cena con la moglie Emanuela Setti Carraro seguiti dalla scorta guidata dall’agente Domenico Russo. Arrivati in via Isidoro Carini, sopraggiungono due motorini e una macchina che si affiancano all’auto del generale e a quella dalla scorta. In poco si apre il fuoco: Nino Madonia per la smania di uccidere, non aspetta il segnale, e spara con il kalashnikov uccidendo il Generale e sua moglie. Domenico Russo morirà dopo 12 giorni in ospedale a Palermo.

Capitano Ultimo e Valeria Grasso

Ha chiamato vicino a lui Valeria Grasso: “Oggi ricordiamo il Generale Dalla Chiesa perché questa donna ha avuto il coraggio di denunciare la moglie di Nino Madonia e i suoi criminali amici, rifiutandosi di pagare il pizzo -ha detto il Capitano- Abbiamo dovuto combattere e spiegare ad un Prefetto, ad un Capo della Polizia e ad un Ministro degli Interni che la Mafia è ancora pericolosa. La battaglia è: far sparire dall’Italia chi non si rende conto e ha questo concetto della sicurezza dei cittadini e lasciare il posto a chi è normale”.


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