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Il cambiamento del Rap di fronte all’industria

Scritto da il 15 Aprile 2018

Bentrovati  nella nuova rubrica di voicebookradio.com per tutti gli amanti della musica: se anche tu non vedi l’ora di metterti le cuffie e premere play per rilassarsi sei nel blog giusto! La rubrica si apre con un tema particolare che riguarda tutti i generi, nonostante ne analizziamo soltanto uno in questo articolo, ovvero il cambio che la musica ha subito per conformarsi al mercato.

Prendiamo in considerazione il rap, che accomuna milioni di giovani poiché gli artisti di questo genere hanno un età media che si avvicina molto a quella del pubblico dei teenager e i temi trattati attingono dalle esperienze giovanili degli stessi artisti così che molti ragazzi che stanno passando un periodo particolare della loro vita si ritrovano in ciò che gli artisti mettono in rima.
Il rap adesso nel mercato conta più di qualche anno fa, basti vedere la classifica Spotify in seguito all’uscita del disco Rockstar di SferaEbbasta: Il ragazzo di Cinisello Balsamo ha registrato un record incredibile, quello di piazzare ogni singolo del proprio disco nella top 10 italiana (con precisione i singoli occuparono le prime 11 posizioni). Questo risultato, oltre al grandissimo livello del lavoro compiuto dall’artista e dal suo fondamentale produttore Charlie Charles, è dovuto ad un mercato che ha cambiato ogni logica e ogni regola anche grazie alla grandissima diffusione delle piattaforme streaming.
Dieci anni fa il genere preferito dai giovani non era il rap, anzi questo era visto come una perdita di tempo che non aveva nessun riscontro economico; il rap era portato avanti da una piccola cerchia che si ritrovava magari per una battle freestyle o ad eventi organizzati. I numeri erano diversi come anche la musica proposta: 9 anni fa iniziò la saga di mixtape del rapper romano Gemitaiz “Quello che Vi consiglio”. Il volume 1, che diede vita al progetto, contò 1000 download in una settimana; ora, invece, mille streaming si possono fare tranquillamente in 10 minuti e il gradiente di seguaci è aumentato notevolmente da quando il rap ha cominciato ad entrare nella televisione e nella radio, che da sempre guardavano il genere con disprezzo: in questi ultimi anni queste forme di comunicazione ne hanno progressivamente cambiato le radici portando il rap a livelli molto più appetibili di commercio. Soffermarsi su una parola citata sopra è doveroso. Ciò che fa riflettere è il significato del cosiddetto mixtape: Il mixtape è un disco con produzioni non originali, ovvero riprese da altri cantanti ma con un testo nuovo scritto interamente dall’artista che compone il mixtape. Per quanto riguarda Gemitaiz, la maggior parte delle basi dei QVC sono americane e non poteva essere diverso in un artista che ha sempre amato il rap americano e che ha provato amore per questo genere dopo l’ascolto del disco All Eyes on Me di Tupac Shakur. Gemitaiz come artista esordì in precedenza, ma il primo QVC fu il prodotto che ebbe risonanza e che fece appassionare tanti ragazzi romani al suo modo innovativo di rappare, un modo nuovo rispetto alla realtà più “cruda” che aveva sempre contraddistinto il rap romano e i suoi artisti. Il mixtape per essere prodotto ha bisogno di una quantità di denaro non elevatissima rispetto ad un disco con produzioni interamente originali. Infatti, tanti altri come Gemitaiz decisero di produrre un mixtape per iniziare il loro cammino musicale, proprio perchè non avevano i mezzi per pagare un disco, preferendo risparmiare sulle produzioni per concentrarsi interamente sul dimostrare al proprio pubblico metrica e scrittura di livello.

Nel 2018 questo cammino si è polverizzato: un artista tramite le piattaforme streaming rilascia singoli con produzioni originali che anticipano il primo disco ufficiale rimarcando quanto il mercato sia cambiato. Ora il rap per le case discografiche non è più un rischio ma bensì un ritorno economico sicuro e molto importante, tanto da finanziare un disco come primo prodotto di un artista.
È inevitabile che il cambio del mercato musicale abbia influenzato lo sviluppo dell’Hip-hop e del rap, “Quello che vi consiglio” Vol.1 presenta 21 tracce piene di rime e contenuti diversi: nel disco troviamo tutto quello che passava nella testa di Gemitaiz che in 21 tracce racconta il disagio di un ragazzo normale, il sole che bacia Roma, la voglia di rivalsa che da sempre contraddistingue il suo rap da quello degli altri, aggiungendo alla metrica strepitoso un forte contenuto sociale, come l’appoggio mancante delle istituzioni verso i giovani che si ritrovano con una zattera in un mare burrascoso, la riflessione sulle disuguaglianze e sulla mancanza di libertà.

Tutto ciò oggi il mercato lo ha eliminato, facendo assumere ai testi un mood più semplice e meno impegnati a livello sociale, facendo così crollare la principale componente per cui questa musica era nata: il grido di ribellione dei ragazzi americani. Ma d’altronde tutto ciò era stato già raccontato dallo stesso Gemitaiz nel singolo “E’ morto”, strumentale tratta da “Summer in the city” prodotta da EOM che si apre con un intro in cui il rapper riporta le false chiacchiere di quel momento riguardo la morte dell’Hip-hop, per poi continuare a suon di strofe facendo crollare le accuse di morte:

“La verità è che nun puo’ mori’ finché ce sta Gente che compra i dischi e manda avanti la società
E naturalmente nun sto a parla’ de ‘sta nazione qua Dove la musica che va è scelta dalle pubblicità…”

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