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I versi gentili di Franco Arminio

Scritto da il 18 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “La vie en rose” – ZAZ

Franco Arminio è un poeta, uno scrittore e un regista contemporaneo. Molti lo conoscono come “paesologo”, colui che individua la bellezza nei piccoli scorci del mondo e la porta all’attenzione degli altri.

Ha pubblicato moltissime raccolte poetiche, tra le ultime: Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra (2017), Resteranno i canti (2018), L’infinito senza farci caso (2019) e La cura dello sguardo (2020). Non è tutto. Arminio, attraverso i suoi profili Facebook e Instagram, condivide continuamente la poesia che canta le piccole gentilezze di ogni giorno.

La poesia

Alcuni abbracci si perdono

e altri esitano a lungo

senza compiersi.

Le mani, regine solitarie,

passano il tempo a calcolare

le distanze“.

Ventiseiesimo Studio sull’amore. I versi gentili di Franco Arminio si depositano ancora una volta nella didascalia di una foto postata su Instagram. La poesia risale al 1982, come spiega in un post scriptum, eppure continua ad addizionare il nettare proveniente da fiori che sbocciano fuori dal tempo. Il primo Studio risale al 29 ottobre e risponde all’esigenza di scomporre l’amore nei suoi elementi costituitivi: in uno sguardo, nelle ciglia, in una mano. L’amore si fa nei vicoli, nelle folate di vento che spalancano le persiane, nella terra seminata di un vaso. L’amore, come la poesia, è il dialogo tra un cucchiaino, una matita e una tazza, lasciati negli angoli opposti della stessa stanza. La distanza è infinitesimale oppure profondissima, come quella che intercorre tra le labbra o quella che si allunga per appendere i respiri alle grucce nebulose del cielo.

Il “baratto poetico” e la “poesia da asporto”

Franco Arminio conosce svariati modi di fare poesia – l’ultima raccolta La cura dello sguardo è stata pubblicata da Bompiani a luglio – ma anche di condividerla. Il baratto della poesia è una tra le tante iniziative lanciate dal poeta attraverso Facebook e Instagram. Arminio si rende disponibile a spedire alle persone interessate le sue raccolte poetiche e in cambio riceve i prodotti della terra dei suoi destinatari. Il baratto insieme alle “poesie da asporto”, note poetiche vocali che invia su Whatsapp, portano la poesia alla portata di chiunque, ma senza profanarla. Mentre gli individui pensano a difendersi dal contagio, il poeta offre loro, attraverso la poesia, una forma di consolazione. Se il virus paralizza la vita, le parole soffiano via dal cuore lo spavento.

La cura dell’ascolto

Franco Arminio

Gli Studi sull’amore su Instagram si alternano al rimando di un invito di qualche mese fa. Il 14 marzo, pochi giorni dopo la prima chiusura della penisola, Franco Arminio scrive vi aspetto al telefono. Il cellulare squilla dalle nove alle dodici; risponde il poeta e parla l’uomo. Lo chiamano da Bologna, da Roma, da Barletta, ma non solo. Il giorno seguente, sulla stessa piattaforma, riferisce in poche righe il contenuto di quelle telefonate. All’inizio, il riferimento al virus e all’isolamento è quasi assente; la chiacchierata diventa uno dei tanti passatempi per occupare la giornata. Le persone gli raccontano una storia, quella di un lavoro, di una guarigione, di un cambiamento. Nei resoconti successivi però la voce si incrina e il tono diventa triste o preoccupato. La solitudine si insinua nei discorsi, confina i baci, asciuga le labbra e incatena la sensualità. Allora, il dialogo diventa un modo per tenere attiva la generosità. Bisogna dare agli altri la possibilità di essere buoni dice Arminio; praticare l’arte dell’ascolto e seminare la vita attraverso il racconto. Si tratta di portare l’orecchio e la parola al cospetto della clemenza; di cedere la strada all’altro fino al proprio balcone, per fare insieme piccole feste silenziose.

La gentilezza

Vogliamo tutti la stessa cosa

ma non la trova nessuno.

Alla fine della giornata

bisognerebbe chiedersi:

quanta luce ho preso oggi,

quante persone ho abbracciato?

Il desiderio bisogna tenerlo

vivo con le nostre braccia,

attaccare i respiri che vagano

nell’aria, dire ai morti di parlare

che noi ancora li ascoltiamo

e dire a chi è solo che avrà il nostro amore

anche se siamo già innamorati.

Sentire il dovere di abbracciare gli altri

non per quello che piace a noi

ma per quello che piace a loro.

Essere amorevoli con tutti

e poi infiammarsi per qualcuno:

alla fine della giornata

è bello aver creduto

a un’ebrezza sconfinata“.

La responsabilità della poesia è quella di fondare una comunità di mutuo soccorso, persino quando non ci si può incontrare di persona. Infatti, non occorre altro che praticare la gentilezza.

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