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I soccorritori dei naufraghi

Scritto da il 6 Luglio 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: ” Sea And Sand – The Who”

I delfini! E subito vedi un veloce saettare e inarcarsi di dorsi lucidi, un fulgore sottomarino di ventri luminosi.
Si muovono leggeri nel mare e hanno qualcosa del volo innumerevole e felice delle rondini nel cielo di primavera.

Fabrizio Caramagna

Sono stati avvistati, a poca distanza dalla riva di Sabaudia, nei pressi del promontorio del Circeo, un branco di delfini.

Sebastiano Cudicio,  titolare di una scuola nautica di Latina, è stato il primo ad avvistare il gruppo composto da circa venti membri.

Siamo abituati a vederli ma mai così sotto costa ed è incredibile.

I delfini si sono avvicinati alla mia barca e hanno giocato a lungo davanti la prua. Il branco, una ventina in tutto, si muove abitualmente tra Sabaudia e il Circeo e le isole di Ponza e Palmarola.

Complici le acque cristalline che quest’anno sono ancora più belle e probabilmente anche il lockdown, i delfini ormai si sono stabiliti in questa zona e sono davvero socievoli

Sebastiano Cudicio

Il delfino, fin dall’antichità, venne considerato di buon auspicio, un ottimo compagno di viaggio e con un’eccellente intelletto; i miti più antichi che riguardano questo Re delle acque narrano di metamorfosi divine e salvataggi di marinai.

I Cretesi credevano che fossero i delfini a trasportare sul loro dorso gli spiriti dei defunti fino alle isole dei Beati, che si trovavano ai confini del mondo.

Anche nel culto egiziano sono legati all’oltretomba, poichè erano attribuiti alla dea Iside, protettrice dei defunti e fonte magica delle trasformazioni e della fecondità. Per i Sumeri erano, invece, legati al dio del mare Ea-Oannes.

Nella cultura greca simboleggiava anche la fertilità femminile, per via dell’assonanza tra delphi, delfino, e delphy, grembo. Ci sono numerosi miti che lo riguardano, ma i principali sono tre: Dioniso ed i pirati, la fondazione di Delfi, il mito di Arione, Poseidone e Anfitrite.

Il primo narra che Dioniso, ancora semidio, chiese ad una ciurma di pirati di portarlo ad Argo da Nasso, ma questi, una volta in mare, progettarono di legarlo e venderlo come schiavo. Il dio del vino venne legato all’albero maestro, ma scatenò la sua ira, trasformando i remi in serpi e rivestendo il vascello con viticci ed edera; davanti a questo spettacolo i marinai si tuffarono in mare, dove vennero trasformati in delfini. Da allora furono amichevoli nei confronti degli umani e spesso salvarono i marinai, sperando così di espiare le loro colpe.

Nell’inno ad Apollo viene narrato che il dio si trasformò in questo animale per poi saltare su una nave di mercanti cretesi diretti a Pilo. Li portò verso Crisa, dove sarebbe sorto l’oracolo di Delfi, e si dice che questi mercanti ne divennero i primi sacerdoti.

Sempre collegato ad Apollo c’è il mito di Arione: Arione era un cantastorie che ottenne il permesso dal suo padrone di viaggiare per la Magna Grecia ed guadagnare. Ma, durante il suo viaggio di ritorno, i marinai della nave progettarono di ucciderlo e di appropriarsi del suo denaro; fortunatamente Apollo apparve in sogno al giovane, per avvertirlo. Quando venne catturato, Arione espresse come suo ultimo desiderio quello di cantare un’ultima volta. La sua voce attirò i delfini e lui, credendo fossero stati mandati dagli dei, si tuffo in mare, aggrappandosi al dorso di uno di questi che lo trasportò a riva. La leggenda narra che il dio della musica e del sole, Apollo, trasformò la lira di Arione e il delfino che lo portò in salvo nelle due costellazioni.

Un altro mito legato alla costellazione del Delfino è la storia di Poseidone e Anfitrite: Dopo la guerra contro Crono i tre fratelli maschi – Zeus, Poseidone ed Ade – si divisero il mondo in tre regni, il cielo, il mare e l’oltretomba. Poseidone, Signore del mare, si sentiva solo nel suo enorme e bellissimo palazzo sul fondo del mediterraneo, e fu allora che incontrò le nereidi, bellissime ninfe del mare. Tra queste, l’unica che non era interessata a lui era Anfitrite e, ovviamente, di lei il dio si innamorò. Iniziò a corteggiarla, ma più ci provava più lei si allontanava finchè, un giorno, non si andò a nascondere nel punto più lontano del Mar Mediterraneo; Poseidone s’intristì, causando terremoti e mandando in confusione gli abitanti del suo regno. Alla fine, il Delfino trovò la ninfa e le parlò, convincendola che quella non era solo una cotta passeggera per il dio, contrariamente a ciò che lei temeva. Alla fine della vicenda Anfitrite sposò Poseidone e il dio, per ringraziare il Delfino, creò una costellazione in cielo.

Nel culto romano, oltre ai parallelismi con la cultura greca, ci sono numerosi scritti di Plinio il Vecchio su questo animale.

Il delfino è il più veloce di tutti gli animali, non solo di quelli marini; egli supera in velocità l’uccello e la saetta. I delfini, contro la natura degli altri animali d’acqua, hanno lingua mobile, corta e larga, poco differente da quella del maiale. Invece della voce producono un gemito simile a quello dell’uomo, hanno la schiena arcuata, il muso schiacciato, che in latino si dice simo e perciò tutti meravigliosamente li conoscono questo nome, Simone, ed hanno caro d’essere così chiamati. Sono i delfini non solo amici dell’uomo, ma anche della musica e soprattutto si dilettano del suono degli organi

Plinio il Vecchio

Gli antichi Celti attribuirono al delfino le virtù terapeutiche delle acque e l’immagine di persone a cavallo di delfini si trova su alcuni reperti.


I delfini compaiono nella indo-vedica, anche per questioni lessicali, poichè c’è una costante confusione tra il delfino e il riccio marino.

Una popolazione di aborigeni australiani, che si definisce popolo dei delfini, ha un mito delle origini, in cui i progenitori semidivini dell’umanità si sarebbero trasformati, attraverso varie vicissitudini, in delfini, tornando poi sulla terra, per insegnare agli uomini il linguaggio; anche altre tribù affermano di essere discendenti diretti di delfini, considerati come spiriti protettori.

I popoli nativi Inuit dell’Artico hanno ascritto a balene e delfini la creazione divina. Secondo la leggenda, una giovane fanciulla di nome Sedna rifiutò si sposarsi con ognuno dei suoi pretendenti, ma lo fece con un cane di cui si innamorò. Gli uomini respinti, infuriati, la misero su una barca e, poichè ella ne aveva afferrato i bordi per non cadere in acqua, le tagliarono le dita. Mentre moriva in mare da lei si generò tutta la fauna marine e divenne la dea del mare.

Nelle foreste pluviali del bacino amazzonico, gli indiani nativi possiedono migliaia di leggende sul misterioso delfino rosa del Rio delle Amazzoni, chiamato anche Boto, e altre storie di delfini di fiume che prendono forma umana e corteggiano le ragazze, che ignare sono attirate nel mondo sottomarino senza possibilità di fare ritorno a casa.

Nel mondo cristiano, l’immagine del delfino che soccorre i naufraghi è direttamente collegata a quella di Gesù che soccorre le anime degli uomini, e pertanto, al trionfo di Dio su Satana.

Nel delfino soltanto si trova, in relazione all’uomo, quella cosa che vanno cercando tutti i migliori filosofi, ovvero l’amore disinteressato. Questo animale, infatti, non ha bisogno di ricevere nulla dagli umani e, dal canto suo, nei confronti di tutti gli uomini mostra la sua benevolenza e amicizia, e molte persone ha soccorso in passato.

Plutarco


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