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I Bronzi in fondo al mare

Scritto da il 21 Agosto 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Age of Man” – Greta van Fleet

Le due statue in bronzo, risalenti al V secolo a.C., che sono state ritrovate 48 anni fa presso Riace, in provincia di Reggio Calabria, dove adesso sono esposti, hanno tre grandi misteri che vorticano loro intorno:

Chi rappresentano le statue?

I Bronzi di Riace

L’ipotesi per cui propendono gli studiosi è che facessero parte di un gruppo scultoreo di cinque statue e che rappresentino il momento precedente al duello fratricida fra Eteocle e Polinice, fratelli di Antigone, del mito dei Sette a Tebe, secondo l’ipotesi ideata da Daniele Castrizio, professore ordinario di Numismatica greca e romana all’Università di Messina e membro del comitato scientifico del MArRC, il Museo Archeologico di Reggio Calabria.

Perchè si trovavano in fondo al mare?

L’ipotesi è che le statue si trovassero a Roma quando l’Impero Romano fu diviso e le statue vennero caricate su una barca per essere portate a Costantinopoli, per volere di Costantino, ma il tempo avverso o impreviste complicazioni costrinsero i marinai a liberarsi di parte del carico o affondarono direttamente la nave su cui le statue si trovavano.

Chi le ha realizzate?

Le statue furono realizzate ad Argos (Grecia), la prova di questa teoria è l’argilla con cui erano fatti i modelli per creare gli stampi di cera in cui fu colato il bronzo, e per questo motivo il professore di archeologia dell’Università di Padova, Massimo Vidale, è sulle tracce delle cave da cui venne prelevata l’argilla.

La bottega non poteva che essere ad Argos dove era attivo Pythagoras di Reggio, il bronzista considerato da Plinio tra gli eccelsi, con Fidia, Mirone e Policleto, nella cui bottega lavorava il nipote Sostrato, che ne proseguì l’opera

Daniele Castrizio
Il Pugile a riposo, Palazzo Massimo – Roma

Inoltre le statue originali erano colorate, come dimostrano le differenti leghe le che compongono, poi furono dipinte di nero dal restauro romano quando la Grecia venne conquistata. Non è estraneo che nelle statue di bronzo venissero usate leghe differenti per cambiarne il colore, un esempio è la statua del pugile che ha un’alta concentrazione di rame nelle zone tumefatte per renderle più rossastre.

Assodato che labbra e capezzoli erano di rame per imitarne il colore naturale e i denti d’argento, alcune novità riguardano gli occhi di calcite, un quarzo trasparente e lucido, con dentro del vetro rimasto solo nella statua B. Il colore degli occhi dei Bronzi era ambrato. Perché? Perché questo era il colore degli occhi dei leoni. Si è inoltre scoperto che i Bronzi sono le uniche statue al mondo ad avere la caruncola lacrimale, realizzata con una pietra rosa posta fra occhi e naso

Daniele Castrizio

Il nero lucido è il colore che assumono dopo il restauro che subirono quando furono trasferite a Roma. I Bronzi in origine erano esposti probabilmente ad Argo, ma dopo la conquista della Grecia e le spoliazioni del 146 a.C. di Lucio Mummio, furono portati nella capitale e qui esposti almeno fino al IV d.C.. In questo periodo, B ricevette un nuovo braccio destro e un nuovo avambraccio sinistro realizzati su calco dei vecchi; ad A furono sostituiti invece elmo e scudo. Per uniformarli, essendo i materiali diversi dagli originali, furono colorati di nero, con una pittura allo zolfo le cui tracce sono state notate sulle natiche di A da Koichi Hada, professore dell’Università Cristiana di Tokio, e confermate dalle prove trovate da Giovanni Buccolieri, docente di Fisica applicata ai Beni Culturali dell’Università di Lecce

Daniele Castrizio

L’ipotesi di Castrizio sul gruppo scultoreo, i due bronzi ritrovati, Eteocle e Polinice, erano stati esposti ai lati ed al centro vi erano la madre Euryganeia, chiamata anche Giocasta, con le braccia allargate e disperata mentre cerca di dissuadere i figli dal duello, e Antigone e l’indovino Tiresia, poi scambiato per Creonte, zio dei due.

Le parole di Tiresia irritano Polinice, cioè A, che digrigna i denti, ecco perché sono d’argento e la sua bocca è aperta. Nel testo di Stazio, che vede le statue ma non conosce la storia di Stesicoro, e quindi scambia Tiresia per Creonte, si legge di un Polinice ‘hostile tuens’ che guarda cioè in modo ostile Eteocle, B, quando gli vede sulla testa la kynè, la cuffia del potere militare e politico. Mentre B tiene basso lo sguardo, A lo tiene davanti a sè con l’occhio sinistro lievemente strizzato, come ci siamo accorti di recente e le misurazioni confermano

Daniele Castrizio

Il mito racconta che Eteocle e Polinice nacquero dal rapporto incestuoso tra Edipo e la propria madre, Giocasta, e che una volta scoperto l’uomo fuggì, maledicendo la sua stirpe. Di fatto i due fratelli iniziarono a contendersi il trono, odiandosi e non prestando più attenzione alla vicenda del padre, finché non giunsero ad un accordo: avrebbero regnato un anno ciascuno. Il primo anno spettò ad Eteocle che, però, una volta finito il periodo di governo, si rifiutò di cedere il trono al fratello, così egli radunò sei principi greci, per prendere in assedio le sette porte della città di Tebe, a quel punto il sovrano scelse sei eroi per contrastare i sei principi e si contrappose al fratello, sapendo che così Tebe sarebbe stata libera dalla maledizione. Lo scontro tra i due fu cruento e portò alla morte di entrambi, e la sorella, Antigone, giurò che li avrebbe seppelliti entrambi con tutti gli onori.

Avete mai visto i Bronzi di Riace?
Conoscevate il mito?


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