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Hobbes: Paura e Potere

Scritto da il 4 Dicembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Welcome to the Jungle” – Guns ‘n’ Roses

Il 4 dicembre 1679 moriva Thomas Hobbes. Pensatore autorevole ed eclettico, tanto da essere eletto ad arbitro, insieme a Cartesio, in controversie relative al problema della quadratura del cerchio.

Il campo di studio in cui le sue intuizioni risultano tutt’ora attuali e soggette a revisioni e reinterpretazioni, è quello della politica.

Vita ai tempi della Glorious Revolution

Il pensiero politico di Hobbes non può essere scisso dagli eventi storici che scossero l’isola britannica nel corso nella sua vita.

La Glorious Revolution, che si concretizzerà in una rivoluzione liberale prodromo di ogni altra forma di modernità occidentale, giocò un ruolo dirimente nella vita del filosofo, costringendolo ad un esilio a Parigi lungo dieci anni.

Il contenuto del pensiero di Hobbes analizzato contestualmente agli eventi della sua vita, ha condotto a due differenti chiavi di lettura: da una parte Hobbes è indubitabilmente il primo teorizzatore dello Stato moderno, dall’altra egli è un pensatore del conflitto.

La copertina del Leviatano

Il Leviatano: la teoria dello Stato

Il Leviatano, pubblicato nel 1651 e caratterizzato da una forte impronta meccanicista, racchiude la visione di Hobbes sulla società e specularmente sull’uomo.

L’autorità statuale è prescritta da Hobbes come necessaria al vivere civile degli uomini, i quali altrimenti sarebbero naturalmente portati al conflitto. L’unica conseguenza razionale possibile è la sottomissione ad un potere assoluto superiore, incarnato nel monarca, che solo può garantire la sopravvivenza stessa del genere umano.

Il sovrano sarà interessato a perseguire le tendenze dei suoi sudditi perché la perdita del potere, nel suo caso, è sinonimo di morte.

De Cive: passione e conflitto

E’ proprio la paura della morte a giocare un ruolo determinante nell’accettazione di una società di stampo assolutistico per noi assolutamente anacronistica.

Nelle pagine del De Cive, circolato prima privatamente ed infine pubblicato nel 1641, Hobbes descrive la sua visione antropologica predittiva delle conclusioni che trarrà nel Leviatano.

Prima della formazione della società l’uomo vive in uno stato di natura in cui la spinta appropriativa che lo definisce spinge al conflitto fino alle estreme conseguenze.

Di fronte alla prospettiva della morte però, la capacità razionale umana giunge alla conclusione che la violenza deve essere delegata ad un terzo, lo Stato.

In questo modo la paura viene trasferita verso l’autorità e diventa uno strumento per esercitare il potere.

Hobbes è il perfezionatore di un nuovo paradigma interpretativo, il contrattualismo, che da allora fino ad oggi insieme al giusnaturalismo ha indirizzato le riflessioni dei cultori della scienza politica.

Per altri approfondimenti filosofici:

HegelSpinozaFreudNietzsche


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