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Hesse ci fosse di più?

Scritto da il 9 Agosto 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Noi non ci saremo – Francesco Guccini”

Siamo nati per odiarci e siamo solo esseri diversi, divisi dalle differenze? O c’è di più? Oppure siamo parte di un grande tutto?

Secondo Herman Hesse c’era, e c’è, di più. E nelle sue opere c’è la ricerca di comprendere questo tutto, di entrarci; o meglio, di capire di esserci sempre stato dentro, e che dunque non c’è nemmeno bisogno di entrarci.

Siddartha, ad esempio, è un libro in cui il protagonista compie un percorso di pura ricerca, di puro approfondimento della vita, per provare ad afferrarne il senso e a capire il modo “migliore” per viverla. E alla fine scoprirà che lui stesso lo aveva compreso in un certo modo, ma il suo vecchio amico Govinda in un altro; ognuno ha il proprio percorso ed il proprio punto di arrivo.

Il 9 agosto del 1962 lo scrittore moriva, proprio in un periodo in cui il suo esempio di riflessione e di ricerca su cosa sia il proprio sé e su cosa siamo noi cominciava a diventare un simbolo di pace.

Un simbolo del fatto che, sì, c’è di più. Del fatto che quel mondo difficile, ma non utopico, in cui ci rispettiamo nei nostri singoli e singolari percorsi di vita durante i quali cerchiamo di esistere nel miglior modo possibile è lontano e latente ma c’è, e può diventare manifesto e reale.

Un mondo difficile ma possibile. Comincia tutto dal capire che c’è di più? Probabilmente sì.

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