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Hermann Rorschach: storia dell’iconico test

Scritto da il 8 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Rorschach” – Typhoon

Nonostante la breve vita, l’importanza di Hermann Rorschach nel campo della psicologia e della psichiatria non è mai stata messa in dubbio. Nato a Zurigo l’8 novembre del 1884, egli è l’inventore del Test di Rorschach, l’iconico test che si basa sull’interpretazione di macchie simmetriche, nere o policrome, da parte di un paziente.

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Hermann Rorschach

Il test di Rorschach è quello che viene definito un test di personalità proiettivo, ovvero un test della personalità che si basa su stimoli esterni e che presenta un minor rigore nella libertà di risposta da parte del soggetto. Di umili origini, Rorschach era figlio di un pittore che si guadagnava da vivere dando lezioni d’arte private. La passione per il disegno passerà al figlio, tant’è che le dieci macchie che compongono il test sono state disegnate da Rorschach stesso.

Già da giovane era stato soprannominato klex, macchia, per la sua abitudine di coprire d’inchiostro un foglio e piegarlo in due, creando così delle immagini simmetriche. Indeciso su quale carriera universitaria intraprendere, decide di iscriversi a Medicina per poi specializzarsi in Psichiatria. Negli anni successivi comincia a sviluppare il test che lo avrebbe reso famoso. Composto da dieci tavole, in realtà Rorschach ne avrebbe disegnate molte di più, ma la copisteria in cui era andato per stamparle non poteva stamparne più di dieci.

Il Test

Il test funziona secondo le seguenti norme. Le tavole vengono mostrate ad un soggetto. Quest’ultimo, senza limiti di tempo, dice a cosa, secondo lui, la macchia somiglia. Da un test che prevede dei risultati così variegati ci si aspetterebbe un’attendibilità poco valida, ma non è così. Hermann Rorschach ha passato molti anni a studiare il test, soprattutto grazie al suo lavoro all’interno della clinica cantonale di Munsterlingen, dal 1909 al 1913. Per non parlare poi dell’influenza subita da maestri quali Jung e Bleurer, quest’ultimo mentore di Rorschach.

Nel Test di Rorschach sono molti i fattori che entrano in campo e non riguardano unicamente le risposte date dai pazienti. Per esempio un elemento importante è costituito dal tempo impiegato a dare la risposta. Un tempo prolungato può indicare uno stato di shock che coglie il soggetto nella visione di una particolare macchia. Un altro fattore è costituito dalla motivazione che il soggetto da alla sua risposta, durante o dopo il test. Anche il movimento delle mani gioca un ruolo fondamentale. Se il soggetto tende a coprire le immagini, questo è di solito considerato sintomo di una patologia.

Tutti questi fattori vengono tenuti da conto per delineare il profilo psicologico del paziente. Si parla per la precisione di psicodiagnostica, termine coniato dallo stesso Rorschach. Da questo momento in poi, il test diventerà famoso sia in America che in Europa. Verrà addirittura usato durante i processi di Norimberga, dove le famose macchie verranno mostrate ai maggiori esponenti del Terzo Reich per delinearne la personalità.

Il test nella cultura di massa

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Rorschach, dal fumetto Watchmen

Il Test di Rorschach ha trovato una forte risonanza anche nella cultura di massa. Lo troviamo in film come Il giardino delle vergini suicide (1999) e in Armageddon – Giudizio finale (1998). Non solo, il test è stato d’ispirazione per il personaggio di Rorschach, del fumetto di Alan Moore, Watchmen, tra gli altri autore anche del fumetto V per Vendetta. Il personaggio di Alan Moore è così chiamato per via della sua maschera, fatta con un materiale particolare che mima delle macchie nere e simmetriche in costante movimento, a seconda dell’emozione provata dal suo portatore.

Nonostante quindi una vita breve, Hermann Rorschach è stato in grado di rivoluzionare l’ambito della psicologia tramite l’invenzione di un test semplice quanto suggestivo, che egli sembrava destinato a creare sin dalla giovane età.


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