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Here comes the money

Scritto da il 17 Agosto 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Money” – Pink Floyd

Nell’agosto del 1893, in seguito allo scandalo e al fallimento della Banca Romana, venne istituita per legge la Banca d’Italia.

Quest’atto fu centrale nella storia economica italiana, poiché segnò un importante passo avanti nell’organizzazione e nella razionalizzazione del sistema bancario nazionale che, non diversamente da altri settori del neocostituito Regno d’Italia, soffriva di un’inevitabile quanto dannosa frammentazione.

Nel 1862 infatti, ad Unità appena raggiunta, con la legge Pepoli venne introdotta la nuova moneta nazionale, la Lira, ancorata ad un valore aureo secondo la teoria del Gold Standard allora in voga, che prevedeva la possibilità di convertire la moneta in oro e l’obbligo delle banche di garantire tale convertibilità.

Il tempismo fu particolarmente infelice, poiché nel 1863 una crisi monetaria mondiale causò una corsa agli sportelli che costrinse il Governo italiano, nel 1866, ad istituire il corso forzoso ed il corso legale della cartamoneta, ossia sospendendo la convertibilità aurea e sponsorizzando la Lira come mezzo di pagamento.

Questo comportò una lievitazione del circolante a fronte delle riserve auree e, nel 1873, portò alla legge Minghetti-Finali che diede vita ad un consorzio di istituti di emissione, restringendo a sei le banche con potere di stampare moneta: Banca Nazionale degli Stati Sardi, Banca Nazionale Toscana, Banca Toscana di Credito, Banca Romana, Banco di Napoli e Banco di Sicilia.

Palazzo Koch, attuale sede centrale della Banca d’Italia

L’obiettivo era quello di mantenere il controllo sull’offerta monetaria, ossia sulla massa di denaro circolante, operazione fondamentale per il controllo dell’inflazione e la conseguente appettibilità nei confronti degli investitori stranieri, i cui capitali erano necessari nel processo di industrializzazione italiano.

Il processo di accentramento della politica monetaria italiana, di cui la fondazione della Banca Centrale fu la conseguenza finale, raggiunse il suo completamento in seguito al primo grande scandalo dell’Italia postunitaria, che ebbe come evento centrale il fallimento della Banca Romana, causato dall’esplosione di una bolla che ebbe origine in seguito alle speculazioni immobiliari che erano seguite all’istituzione di Roma come capitale del Regno. La Banca Romana si trovò così ad affrontare una grave crisi di liquidità poiché aveva finanziato l’espansione edilizia e le richieste della classe politica.

Le implicazioni politiche dello scandalo portarono all’allontanamento dalla scena politica per un decennio di Giovanni Giolitti, all’epoca ministro del Tesoro, mentre quelle economiche furono risolte con la fondazione della Banca d’Italia, mediante la fusione di quattro banche: Banca Nazionale nel regno d’Italia, Banca Nazionale Toscana, Banca Toscana di Credito e la gestione liquidatoria proprio della Banca Romana.

Dalla sua fondazione fino al giorno d’oggi la Banca d’Italia ha rappresentato un attore necessario e fondamentale in ogni rivolgimento storico, politico ed economico italiano: dalla quota 90 mussoliniana, alle decisioni seguenti la crisi petrolifera del 1973, passando per il Boom economico e arrivando fino alla scelta di entrare nella moneta unica europea, l’Euro che tutti conosciamo.

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