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Guarda in camera: l’incubo si fa incanto

today28 Dicembre 2022

Background
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Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “A Christmas Carol Main Title” – Alan Silvestri

Quando qualcuno non manifesta particolare entusiasmo nel festeggiare il Natale, si tende a paragonare quella persona a due personaggi, che ormai sono più famosi di Babbo Natale: il Grinch e ScroogeLeggilo di nuovo, dillo con calma. Scrooge. Il nome basta a procurare i brividi, ma se ci aggiungiamo la faccia austera e la totale mancanza di empatia, ecco che otteniamo un vero incubo natalizio… O almeno, questo è quello che il film Disney ci ha sempre fatto credere.

La CGI non è acqua

Ripassando la trama di “A Christmas Carol”: un uomo particolarmente avaro intraprende un viaggio spirituale nel passato, nel presente e nel futuro per imparare a cambiare i suoi modi così distaccati.

Scrooge alla vecchia maniera
La copertina del film Disney, 2009

Da questa favola senza tempo di Dickens, sono nati ben due film d’animazione: uno storico, della Disney, uscito ormai 13 anni fa e uno nuovo di zecca, firmato NetflixIl primo è del regista di “Ritorno al futuro” e “Forrest Gump”: una garanzia. Ma se Robert Zemeckis eccelle nelle pellicole girate con attori reali, bisogna anche citare i suoi problemi con la CGI, molto evidenti in un suo altro film d’animazione intitolato “Polar Express”.

Occhi vuoti

La tecnica di Polar Express è stata usata anche perA Christmas Carol” e ottiene lo stesso identico risultato: paura.

L’automatonofobia è la paura irrazionale delle figure umanoidisiano esse robot, statue o animazioni– non abbastanza realistiche da imitare quel senso vitale caratteristico delle persone. Esiste perché, in quanto esseri viventi, siamo in grado di riconoscere altri esseri viventi come meccanismo di difesa: se qualcosa si avvicina spaventosamente alla vita ma ha gli occhi vuoti, ci fa paura. Ovviamente, non tutti sudano freddo vedendo il film Disney, ma un certo senso di straniamento e inquietudine è molto comune. E così come è stato per Polar Express, A Christmas Carol risulta davvero inquietante. Citando alcuni spettatori che hanno commentato a caldo:

“quegli occhi senza vita sono davvero inguardabili”

…nel senso più spaventoso del termine.

Scrooge, un cattivo come tanti

Scrooge nel nuovo film Netflix
Scrooge nel nuovo film Netflix

La CGI del film Netflix è, d’altro canto, spettacolare: realistica al punto giusto, i colori sono brillanti e con quegli occhioni, persino Scrooge sembra carino, quando non è troppo imbronciato. L’occhio è decisamente accontentato, ma c’è di più: questo secondo film fornisce un background, finalmente. Alcuni aspetti della vita di Scrooge sono molto approfonditi rispetto al libro e per questo, Netflix da la possibilità di capire le ragioni per cui una persona possa diventare così notoriamente scorbutica.  

Scelta vincente: dal momento che siamo molto interessati ai motivi per cui i cattivi diventano tali, questa nuova storia è più coinvolgente, dinamica, soprattutto se intervallata da magiche canzoni natalizie. Lo so: i musical sono un tasto dolente, o si amano o si odiano. Ma vale davvero la pena godersi la musica con quelle luci quasi psichedeliche.

Cosa c’è di male

La storia, i personaggi e l’ambientazione rimangono più o meno gli stessi. Per aiutarvi a capire, in autonomia, quale dei due sia meglio, voglio porvi una domanda: che tipo di messaggio voleva trasmettere, in origine, Dickens?

Perché siamo d’accordo nel dire che il viaggio possa essere percepito come spaventoso, un incubo, ambientato in una tenebrosa Londra vittoriana, e allora la Disney avrebbe fatto centro. Eppure, alla fine dei conti, tutte le opere di Dickens hanno un lieto fine: cosa c’è di male se viene spoilerato e disseminato un po’ in giro per il film?

Qualche luce in più non fa male a nessuno…

Scritto da: Alice 5D

Written by: Aurora Vendittelli

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