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Gli astrofili e la Nasa scoprono due nuovi pianeti

Scritto da il 9 Gennaio 2019

Se da una parte l’occhio attento della Nasa riesce a scovare un nuovo pianeta, brillante quasi come il nostro sole, dall’altra la curiosità spasmodica degli astrofili si mostra ancora più vincente.

Presentato al congresso della Società astronomica americana in corso a Seattle, situato a 226 anni luce dalla costellazione del Toro, fuori dal Sistema Solare, il nuovo pianeta K2-288Bb è stato sapientemente scoperto da una serie di appassionati d’astronomia. Una delle sue peculiarità? Essere quasi il doppio della terra!
Da molte indiscrezioni, circola l’ipotesi che potrebbe contenere anche dell’acqua liquida in superficie.

Ma quale è stato il travagliato processo che ha portato alla nostra conoscenza del pianeta?
A quanto pare, alcuni scienziati nel 2017 si sono dimenticati di analizzare degli importanti dati forniti dal celeberrimo telescopio della Nasa, Kepler, mancando completamente la sorprendente scoperta, seppur ipotizzata.
Prese nuovamente in considerazione le informazioni a riguardo, alcuni volontari del progetto di citizen science “Exoplanet explorers”, hanno individuato una prova fondamentale (riguardante il terzo transito del pianeta davanti alla stella madre), che ha di fatto confermato la presenza del corpo celeste.

Ma non finisce qui: anche la Nasa ci ha messo del proprio ed ha presentato durante lo stesso congresso di Seattle un nuovo pianeta, scoperto grazie al Transiting Exoplanet Survey Satellite, che da inizio 2018 monitora oltre 200mila stelle in base all’analisi della variazione della loro luminosità quando il loro disco entra in contatto con un corpo estraneo.
Si tratta di ‘un mini-Nettuno’, chiamato HD 21749b, caratterizzato da un diametro triplo e una massa 23 volte quella della Terra. Purtroppo, a causa della sua composizione e delle elevatissime temperature, che arrivano fino a circa 150 gradi, non risulta possibile per l’uomo vivere nella sua superficie; e come altri pianeti di una elevata dimensione, ruota velocemente attorno alla sua stella, tanto da far si che un anno duri effettivamente 36 giorni.


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